Mobilità come diritto: AISM e ANGLAT unite per un’Italia più accessibile

La libertà di muoversi non è un privilegio, ma una condizione essenziale per vivere pienamente, scegliere, partecipare.


Un nuovo protocollo nazionale rafforza questa visione e prova a tradurla in diritti concreti esigibili.
Il riconoscimento formale di un diritto non coincide automaticamente con la sua reale fruizione.

È qui che entra in gioco il concetto di esigibilità dei diritti: la possibilità concreta per una persona di far valere ciò che le norme affermano, senza ostacoli sproporzionati, discrezionalità arbitrarie o procedure che, di fatto, ne svuotano il significato.

Per le persone con disabilità, la distanza tra diritti proclamati e diritti attuati non è solo un problema giuridico, ma una forma ulteriore e spesso invisibile di discriminazione.
Quando una prerogativa resta sulla carta, quando l’accesso a un servizio, a una prestazione o a un’opportunità dipende dalla resistenza individuale, dalla capacità di orientarsi in sistemi complessi o dalla disponibilità di risorse personali, il diritto smette di essere universale e diventa selettivo.
In questo modo, chi è già in una condizione di maggiore vulnerabilità viene nuovamente penalizzato.
La mancata esigibilità produce un paradosso profondo: il diritto esiste, ma non è realmente esercitabile.

E questa frattura non è neutra. Genera esclusione, scoraggiamento, rinuncia.
Costringe le persone con disabilità a un continuo percorso a ostacoli, fatto di certificazioni ridondanti, valutazioni incoerenti, tempi incompatibili con la vita quotidiana.
È una discriminazione che non si manifesta con un divieto esplicito, ma attraverso l’inerzia, la complessità e l’assenza di responsabilità chiare. Rendere i diritti esigibili significa, al contrario, spostare il peso dall’individuo al sistema.
Vuol dire costruire procedure accessibili, trasparenti e personalizzate, capaci di tenere conto delle condizioni di vita reali delle persone.

Significa riconoscere che l’uguaglianza non si realizza trattando tutti allo stesso modo, ma garantendo a ciascuno gli strumenti necessari per esercitare effettivamente i propri diritti.
In questo senso, l’esigibilità non è un dettaglio tecnico, ma il cuore stesso della giustizia sociale.

Un diritto che non può essere agito non è solo inefficace: è ingiusto.
Perché alimenta aspettative che vengono disattese e rafforza la sensazione, già diffusa tra le persone con disabilità, di essere titolari di diritti teorici ma non di cittadinanza piena.
Rendere i diritti concreti, misurabili e verificabili è dunque una responsabilità collettiva e istituzionale, senza la quale ogni proclamazione di inclusione rischia di restare un esercizio retorico.  

Il Protocollo d’Intesa AISM-ANGLAT

C’è un filo rosso che lega autonomia, dignità e qualità della vita: la possibilità di spostarsi, guidare, accedere ai servizi senza ostacoli né discriminazioni.
È da qui che prende forma il Protocollo d’Intesa appena sottoscritto da AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla – e ANGLAT, – Associazione Nazionale Guida Legislazioni Autonomie Trasporti – una collaborazione triennale che punta a incidere in modo strutturale sulla vita delle persone con Sclerosi Multipla, patologie correlate e, più in generale, delle persone con disabilità.

L’accordo nasce dall’incontro di due storie associative che da decenni operano sul territorio nazionale per affermare pari opportunità e inclusione. AISM firma anche nell’interesse della FISM – Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e di AINMO – Associazione italiana Neuromielite ottica, estendendo l’impatto del Protocollo alle persone con Neuromielite Ottica, MOGAD, malattia rara del sistema immunitario e altre patologie correlate.
Una scelta che rafforza la portata dell’intesa e ne chiarisce l’orizzonte: nessuno escluso.
Al centro del Protocollo c’è una visione chiara e coerente con i principali riferimenti normativi: la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la Legge 227/2021 e il Decreto legislativo 62/2024, che ha introdotto un nuovo approccio basato su un modello biopsicosociale.

La mobilità personale e la libertà di spostamento vengono riconosciute come diritti umani fondamentali e come elementi imprescindibili del Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato.
Non si tratta solo di trasporti o di mezzi, ma di possibilità di lavorare, studiare, coltivare relazioni, partecipare alla vita sociale e comunitaria.  

Azioni concrete e obiettivi futuri

In questa prospettiva, AISM e ANGLAT si impegnano a promuovere politiche e normative più inclusive, costruendo un dialogo costante con le istituzioni.
Un capitolo centrale riguarda la guida e il rinnovo delle patenti speciali, tema particolarmente delicato anche alla luce delle deleghe per la revisione del Codice della Strada.

L’obiettivo condiviso è superare procedure complesse e spesso discriminatorie, garantendo valutazioni eque, personalizzate e attente alle condizioni individuali.
«La mobilità personale non è un aspetto marginale, ma un elemento centrale del Progetto di Vita», sottolinea Francesco Vacca, Presidente Nazionale AISM.

Poter guidare, accedere ai servizi e alle informazioni significa scegliere e vivere con autonomia e dignità.
Un punto di forza dell’accordo è l’attenzione all’informazione e all’orientamento su strumenti come il Contrassegno Unificato Disabili Europeo (CUDE) e agevolazioni fiscali.
In questo quadro si inserisce anche il ruolo del Centro Superiore Integrato per la Mobilità Accessibile (CSIMA) per valutazioni tecniche e simulazioni di guida.
Il Protocollo prevede inoltre un raccordo operativo tra il Numero Verde AISM e gli sportelli territoriali delle due associazioni per orientare persone con disabilità e caregiver.
Accanto agli interventi pratici, l’accordo investe sulla cultura attraverso la sensibilizzazione di operatori dei trasporti, enti locali e Commissioni Mediche Locali.
Lo sguardo è rivolto anche al futuro con la collaborazione sulla nuova Agenda della SM e patologie correlate 2030 e sul turismo accessibile.
Questo Protocollo non è solo un accordo formale, ma un’alleanza che prova a trasformare principi e norme in esperienze di vita migliori.

Perché senza mobilità non c’è autonomia, e senza autonomia i diritti restano come spesso accade, solo sulla carta.  

Immagine di copertina: Ufficio Stampa ANGLAT