Dalla disabilità alla ricerca interiore: un percorso tra lavoro, relazioni, spiritualità e crescita personale
La storia di Moreno Sartori è un percorso nel quale la disabilità rappresenta una parte importante della biografia, ma non ne definisce l’intera identità.
Una vita attraversata da esperienze professionali, relazioni, cambiamenti e momenti di trasformazione, che lo hanno portato a interrogarsi sul modo in cui ciascuno affronta le proprie difficoltà e costruisce il proprio percorso.
Per quasi trent’anni Sartori ha lavorato nel settore cinofilo, maturando una lunga esperienza nel comportamento del cane.
Successivamente, anche attraverso gli incontri e le relazioni nate nel corso della sua attività, ha intrapreso una nuova direzione professionale, dedicandosi all’accompagnamento delle persone come coach e guida.
A questa evoluzione si è affiancato un lungo percorso di ricerca personale e spirituale, alimentato anche dallo studio della filosofia buddhista e dall’esperienza vissuta accanto al padre negli ultimi mesi della sua vita.
È proprio attraverso queste esperienze che Sartori ha sviluppato una riflessione sul rapporto con le emozioni, le relazioni, la sofferenza e le priorità dell’esistenza.
Nel dialogo con AboutPeople Magazine, racconta il valore del distacco nel rapporto con le persone che accompagna, il rifiuto di applicare agli altri schemi personali e il modo in cui la perdita del padre ha modificato la sua prospettiva sulla disabilità e sulla vita.
Una conversazione che mette al centro l’unicità della persona e la necessità di non trasformare un’esperienza individuale in una regola valida per tutti.
Nel suo percorso la disabilità ha contribuito a sviluppare capacità di problem solving che oggi utilizza anche nel lavoro con le persone.
Come distingue, però, ciò che nasce dalla sua esperienza personale da ciò che può essere realmente condiviso con altre persone con disabilità, evitando di trasformare la sua esperienza in un modello valido per tutti?
«Ho studiato per oltre 10 anni la filosofia buddista che ha una componente estremamente importante di psicologia humana.
Questo mi ha permesso di costruire in me una conoscenza piuttosto ampia delle modalità con cui le persone affrontano e gestiscono sentimenti, emozioni e azioni nella vita di tutti i giorni.
Ogni persona è un individuo a sé stante con caratteristiche e prerogative che la contraddistinguono.
Questo crea una condizione per la quale, cercare di applicare il proprio sistema agli altri, sperando che funzioni, è un processo privo di significato».
Il passaggio dal lavoro con i cani all’attività di coach e guida è nato anche dall’incontro con persone che desideravano continuare a confrontarsi con lei.
Quali sono oggi i confini e le responsabilità del suo ruolo quando accompagna una persona in un percorso di crescita personale?
«Tendenzialmente non entro nelle dinamiche della persona, ma cerco di limitarmi ad osservarle.
Questo mi permette di mantenere il distacco necessario per fare da guida e non da amico/confidente.
Il concetto di compassione nel buddhismo non è legato al patire insieme, bensì al desiderio che l’altro non soffra.
Questo è il mio obiettivo, quando lavoro con le persone e il distacco è assolutamente indispensabile, soprattutto per la mia salvaguardia personale».
Nel libro racconta che accompagnare suo padre negli ultimi sei mesi di vita ha rappresentato un momento di profonda trasformazione e l’inizio di un approccio più spirituale.
In che modo quell’esperienza ha modificato il suo modo di guardare alla disabilità, alla fragilità, alle relazioni e al significato della vita?
«È una domanda interessante, che non mi ero mai posto.
Credo sostanzialmente che abbia alleggerito di molto ciò che prima per me era importante e dato valore a ciò che invece prima non ne aveva.
Tutto sommato credo che la difficoltà di affrontare la disabilità stia nel peso che viene dato alla stessa.
Credo quindi che la morte di mio padre mi abbia fornito una prospettiva fortemente differente, costruita anche poi in anni di lavoro su me stesso».
La storia di Moreno Sartori restituisce una riflessione che va oltre la dimensione autobiografica.
Il suo percorso personale mostra come esperienze, relazioni e cambiamenti possano modificare nel tempo il modo di guardare a se stessi e agli altri.
La disabilità non viene cancellata né trasformata in una spiegazione universale, ma inserita all’interno di una storia più ampia, fatta di scelte, consapevolezze e trasformazioni.
È proprio questa complessità a restituire centralità alla persona, ricordando che nessuna condizione può esaurire ciò che un individuo è, pensa e può costruire nel corso della propria vita.
Per quanti volessero approfondire il percorso professionale di Moreno Sartori:
www.morenosartori.it





