Vaccini, verso il nuovo Calendario nazionale: priorità a RSV, HPV e accesso uniforme alle cure

La prevenzione delle infezioni passa da un’offerta vaccinale aggiornata, integrata e accessibile a tutti, indipendentemente dalla Regione di residenza.

È questo il messaggio emerso dal quarto appuntamento del 2026 de “La Sanità che Vorrei…”, organizzato da Aristea International e promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), insieme ad altre società scientifiche e associazioni, presso il Ministero della Salute.

Al centro del confronto, le strategie per rafforzare la protezione della popolazione, con particolare attenzione agli anziani, ai pazienti fragili e alle persone maggiormente esposte al rischio di complicanze.

La discussione si inserisce in una fase decisiva per la politica vaccinale italiana.

Nell’intesa Stato-Regioni del dicembre 2025, il Ministero della Salute si è impegnato a presentare una proposta di Piano nazionale di immunizzazione 2027-2031, la cui approvazione è attesa in questa fase.

Il nuovo calendario rappresenta quindi un’opportunità per aggiornare le strategie di prevenzione alla luce delle nuove possibilità di immunizzazione e garantire una maggiore uniformità sul territorio nazionale.

«La sfida non è soltanto disporre di nuovi strumenti, ma fare in modo che arrivino alla persona giusta nel momento giusto, senza differenze legate al territorio di residenza», ha sottolineato il professor Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità.  

La campagna antinfluenzale come occasione per rafforzare la prevenzione  

Con l’avvio della stagione influenzale, la vaccinazione antinfluenzale torna al centro delle strategie di tutela della salute.

Il Ministero della Salute la raccomanda alle categorie a rischio e alle persone dai 60 anni in su.

La campagna, avviata all’inizio di ottobre, offre anche l’opportunità di verificare quali altre vaccinazioni siano indicate per ciascun individuo, valutando la possibilità di somministrarle contestualmente.

«L’appuntamento con l’antinfluenzale deve diventare anche l’occasione per verificare quali altre protezioni siano indicate per quella persona», ha spiegato il professor Claudio Mastroianni, sottolineando l’importanza di un approccio integrato, soprattutto per gli anziani e i pazienti fragili.

Accanto alla protezione contro l’influenza, l’attenzione riguarda in particolare Herpes Zoster, pneumococco e virus respiratorio sinciziale (RSV).

Prevenire le infezioni significa infatti ridurre il rischio di ricoveri, complicanze, perdita di autonomia e peggioramento delle patologie croniche.

La vaccinazione dell’adulto diventa così uno strumento fondamentale anche per promuovere un invecchiamento attivo e proteggere le persone con più condizioni cliniche concomitanti.  

Virus respiratorio sinciziale, migliaia di ricoveri tra gli over 60  

Tra le priorità indicate dalla comunità scientifica per il nuovo assetto nazionale dell’immunizzazione figura il rafforzamento della protezione contro il virus respiratorio sinciziale.

Secondo i dati del Ministero della Salute riportati nel corso dell’incontro, in Italia, tra le persone con più di 60 anni, si stimano ogni anno circa 290mila casi, 26mila ricoveri e 1.800 decessi associati all’RSV.

Numeri rilevanti in un Paese caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, dove le infezioni respiratorie possono aggravare patologie preesistenti come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e lo scompenso cardiaco.

L’obiettivo è integrare sempre più organicamente le opportunità di protezione contro l’RSV con quelle disponibili per l’Herpes Zoster e lo pneumococco, riducendo al contempo le differenze regionali nell’offerta vaccinale.

Il confronto ha coinvolto specialisti di diverse discipline, dai pediatri ai geriatri, passando per i medici di medicina generale, gli igienisti e gli infettivologi, con l’obiettivo di costruire strategie di prevenzione capaci di accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita.  

HPV, coperture vaccinali ancora lontane dagli obiettivi  

Un secondo tema centrale riguarda il papillomavirus umano (HPV), per il quale le coperture vaccinali italiane restano inferiori agli obiettivi stabiliti.

I dati ufficiali aggiornati al 31 dicembre 2024 mostrano che, nella coorte del 2012, il ciclo vaccinale completo raggiunge il 51,18% tra le ragazze e il 44,65% tra i ragazzi.

Nessuna Regione o Provincia autonoma arriva al target del 95% nelle coorti considerate.

Il divario evidenzia la necessità di rafforzare le iniziative di informazione e prevenzione, ampliare le possibilità di accesso alla vaccinazione e promuovere programmi di recupero per chi non ha completato il ciclo previsto.

«L’HPV dimostra quanto la prevenzione infettivologica possa diventare prevenzione oncologica», ha osservato Andreoni.

Attraverso la vaccinazione e gli screening è possibile puntare all’eliminazione del carcinoma della cervice uterina, rendendo essenziale una maggiore omogeneità dell’offerta nazionale e il superamento delle disuguaglianze territoriali.  

Prepararsi alle future emergenze: diagnostica, vaccini e antivirali  

Il confronto ha affrontato anche la preparazione alle future emergenze respiratorie.

Il Piano pandemico 2025-2029 prevede un approccio che affianca alla diagnostica e ai vaccini la disponibilità di farmaci antivirali e di altre contromisure mediche, da rendere accessibili tempestivamente in caso di necessità.

In determinate circostanze, gli antivirali possono svolgere un ruolo anche preventivo, attraverso la profilassi post-esposizione.

Le nuove opzioni sviluppate contro i coronavirus, compresi gli antivirali orali, ampliano gli strumenti a disposizione per intervenire dopo un’esposizione e prevenire la malattia.

La sfida consiste nel tradurre le indicazioni del Piano in una strategia concreta di preparazione, programmando per tempo disponibilità, approvvigionamento e accesso rapido a diagnostica, vaccini e farmaci efficaci.

L’obiettivo è intervenire fin dalle prime fasi di una nuova emergenza, limitandone la diffusione e riducendo l’impatto sulla popolazione.  

HIV, nuove strategie per una prevenzione integrata  

La prevenzione si evolve anche nell’ambito dell’HIV, grazie all’integrazione tra diagnosi precoce, comportamenti protettivi e strumenti farmacologici.

Durante l’incontro è stato approfondito il ruolo della profilassi pre-esposizione (PrEP), destinata alle persone HIV-negative con un rischio di esposizione, e del trattamento antiretrovirale per le persone che convivono con il virus.

Un passaggio fondamentale riguarda il principio U=U, acronimo di Undetectable = Untransmittable: una persona con HIV che segue una terapia efficace e mantiene una carica virale non rilevabile non trasmette il virus per via sessuale.

Un risultato che contribuisce a trasformare l’approccio alla prevenzione, affiancando agli interventi tradizionali nuove opportunità basate sulle evidenze scientifiche.

Dal confronto promosso al Ministero della Salute emerge dunque una priorità comune: costruire una rete capace di collegare ricerca, istituzioni e servizi territoriali, affinché le innovazioni nella prevenzione si traducano in opportunità concrete per i cittadini.

Il nuovo Calendario nazionale di immunizzazione potrà rappresentare un passaggio decisivo per rafforzare la protezione nelle diverse fasce d’età, contrastare le disuguaglianze regionali e rendere la prevenzione una componente sempre più accessibile e continuativa del sistema sanitario.

Immagine di copertina: Ufficio Stampa Diessecom