Imparare una lingua significa imparare a riconoscere l’altro.
Ma quando quella lingua è la LIS, la Lingua dei Segni Italiana, il significato educativo diventa ancora più profondo: non si tratta soltanto di acquisire nuovi strumenti comunicativi, ma di crescere dentro una cultura dell’inclusione, dell’ascolto visivo e del rispetto delle differenze.
È in questa prospettiva che nasce il laboratorio didattico “Giochiamo e impariamo con la Lingua dei Segni Italiana”, promosso dall’ENS – Ente Nazionale Sordi, Sezione Provinciale di Catanzaro, in collaborazione con l’Ambito Territoriale Sociale di Catanzaro e con l’Istituto Comprensivo Catanzaro Mater Domini Nord Est Manzoni.
L’iniziativa si svolgerà giovedì 21 maggio 2026 in due momenti distinti: alle ore 8.30 presso il plesso A. Giglio e alle ore 10.30 presso il plesso Bambinello Gesù.
Un appuntamento pensato per i più piccoli, ma che coinvolge in modo directo anche il mondo della scuola, le famiglie e il territorio.
La scelta di utilizzare il gioco come strumento educativo non è casuale.
Attraverso attività ludiche, gesti, immagini e interazioni, i bambini possono avvicinarsi alla LIS in modo spontaneo, naturale e partecipativo.
È proprio nell’età dell’infanzia, infatti, che si costruiscono le prime rappresentazioni della diversità e della relazione con gli altri.
Introdurre la Lingua dei Segni all’interno dei percorsi scolastici significa offrire ai bambini la possibilità di comprendere che esistono modi differenti di comunicare, tutti ugualmente validi e degni di riconoscimento.
La LIS rappresenta il principale metodo di comunicazione utilizzato da molte persone con disabilità uditiva.
Non è una semplice traduzione mimica dell’italiano, ma una lingua vera e propria, con una propria grammatica, una sintassi autonoma e una struttura visivo-gestuale complessa.
Attraverso i segni, le espressioni del volto e il movimento del corpo, le persone sorde possono comunicare, esprimere emozioni, costruire relazioni e partecipare pienamente alla vita sociale.
Il riconoscimento ufficiale della LIS in Italia, avvenuto nel 2021, ha rappresentato un passaggio storico importante per i diritti delle persone sorde.
Tuttavia, il percorso verso una piena accessibilità comunicativa è ancora lungo e passa inevitabilmente anche dalla scuola.
Iniziative come questa assumono quindi un valore culturale oltre che educativo.
Portare la LIS nelle aule scolastiche significa abbattere stereotipi ancora radicati e favorire una società capace di considerare la comunicazione accessibile non come una concessione, ma come un diritto fondamentale.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di inclusione scolastica, ma non sempre alle parole corrispondono pratiche concrete.
Molto frequentemente l’inclusione viene ridotta a un insieme di misure tecniche o burocratiche, mentre il vero cambiamento nasce dalla costruzione di relazioni e dalla possibilità di condividere linguaggi comuni.
La Lingua dei Segni, in questo senso, può diventare uno straordinario ponte tra mondi che troppo spesso restano separati.
Per i bambini udenti, conoscere alcuni segni significa sviluppare attenzione, empatia e nuove modalità espressive.
Per i bambini sordi, invece, vedere riconosciuta e valorizzata la propria lingua all’interno della scuola rappresenta un messaggio potente di appartenenza e dignità.
È il segnale che la loro presenza non deve essere semplicemente “integrata”, ma realmente accolta.
Il coinvolgimento dell’ENS di Catanzaro conferma inoltre il ruolo fondamentale delle associazioni nel promuovere percorsi di sensibilizzazione sul territorio.
Da anni l’Ente Nazionale Sordi porta avanti attività di tutela dei diritti, formazione e diffusione della cultura sorda, contribuendo a rendere sempre più visibile una realtà che ancora oggi incontra ostacoli nell’accesso ai servizi, all’informazione e alla partecipazione sociale.
Anche la collaborazione con l’Ambito Territoriale Sociale evidenzia quanto il tema dell’accessibilità non possa essere relegato esclusivamente alla scuola o al mondo sanitario, ma debba diventare una responsabilità collettiva delle istituzioni e della comunità.
C’è poi un aspetto simbolico che merita attenzione.
In un tempo storico dominato dalla velocità della comunicazione digitale, la LIS ci ricorda il valore dello sguardo, del corpo e della presenza.
Comunicare attraverso i segni significa imparare ad osservare meglio, ad attendere il tempo dell’altro, a dare importanza all’espressione del volto e ai movimenti.
È una forma di comunicazione che educa anche all’ascolto, pur passando dal silenzio.
Per questo laboratori come “Giochiamo e impariamo con la Lingua dei Segni Italiana” non sono semplici attività scolastiche, ma piccoli esercizi di cittadinanza inclusiva.
Sono occasioni in cui i bambini imparano che la diversità non è qualcosa da correggere o compatire, ma una dimensione naturale dell’esperienza umana.
E forse è proprio da qui che può nascere una società più accessibile: da una classe che impara un segno, da un bambino che scopre un nuovo modo di dire “ciao”, da una scuola che sceglie di educare non solo alle competenze, ma anche al riconoscimento reciproco.
Immagine di copertina:: Ufficio stampa ENS Catanzaro





