Disabilità, in vela nel mare di Ravenna: l’autonomia si conquista in mare aperto

Il progetto Velando 2 su Ravenna ha portato ragazzi con disabilità a vivere un’esperienza immersiva in mare, tra navigazione, vita a bordo, responsabilità e relazioni.

Un percorso nel quale la vela diventa uno strumento concreto per sperimentare autonomia, fiducia e partecipazione.

IL MARE COME SPAZIO DI AUTONOMIA

Il vento, il mare aperto, la vita a bordo e la forza del gruppo.

Sono gli elementi che hanno caratterizzato la seconda edizione di “Velando 2 su Ravenna”, progetto nazionale promosso dal Ministero per le Disabilità e realizzato da Marinando Ravenna insieme ad Anffas Emilia-Romagna, con il coinvolgimento di realtà del mondo della vela e della nautica.

L’obiettivo non è stato semplicemente quello di offrire ai partecipanti alcune ore di navigazione, ma costruire un’esperienza in grado di coinvolgerli nella quotidianità della vita in mare.

Rispetto alla prima edizione, infatti, il progetto ha introdotto una formula più immersiva: vivere a bordo significa anche mangiare, dormire, condividere spazi e responsabilità, affrontare insieme gli imprevisti e imparare a fidarsi delle altre persone.

È proprio nella dimensione collettiva che, secondo gli organizzatori, si trova uno dei risultati più significativi dell’iniziativa.

“Il risultato più importante è quello della squadra”, sottolinea Sante Ghirardi, presidente di Marinando, realtà che da anni utilizza il mare e la vela come strumenti di relazione, autonomia e crescita.

UN METODO CHE PARTE DALL’ESPERIENZA

Marinando ha sviluppato nel tempo un metodo registrato e depositato che mette l’esperienza della navigazione al servizio della crescita personale e delle relazioni.

La barca diventa così un ambiente nel quale ciascuno può assumere un ruolo, confrontarsi con una situazione nuova e misurarsi con responsabilità concrete.

Durante le giornate in mare i partecipanti hanno potuto frequentare la scuola di vela, sperimentare la guida del gommone, occuparsi delle attività di comunicazione e contribuire alla gestione delle diverse responsabilità necessarie durante la navigazione.

Non si tratta quindi soltanto di imparare alcune tecniche nautiche, ma di comprendere che la vita a bordo richiede collaborazione, ascolto, organizzazione e capacità di prendere parte alle decisioni.

Anche Anffas Emilia-Romagna ha sottolineato il valore di un’esperienza costruita intorno alla possibilità di esercitare diritti e autodeterminazione.

La presidente Barbara Bentivogli ha evidenziato l’importanza di costruire “sostegni appropriati” affinché le persone con disabilità possano esercitare i propri diritti, compiere scelte e realizzare insieme il proprio progetto di vita.

DALLA NAVIGAZIONE ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO

Sono state tre le imbarcazioni utilizzate nel corso del progetto, impegnate in diverse uscite e destinazioni.

Tra queste Baiona, Cesenatico e l’Isola degli Spinaroni.

La navigazione è stata accompagnata dalla possibilità di conoscere anche il territorio, alternando il tempo trascorso in mare a momenti di scoperta e socialità.

A Cesenatico, per esempio, i partecipanti hanno visitato il museo accompagnati da una guida.

Ma l’esperienza non si è fermata agli aspetti culturali e formativi.

Le giornate sono state caratterizzate anche da musica, karaoke, balli e momenti di divertimento, elementi che hanno contribuito a rafforzare la dimensione del gruppo.

Il programma ha richiesto una partecipazione intensa.

Alcune uscite hanno raggiunto le otto ore di navigazione in mare aperto e il meteo ha imposto in alcuni casi modifiche al programma.

Le condizioni non hanno però impedito di vivere pienamente l’esperienza.

Tra i momenti ricordati dagli organizzatori c’è anche il tramonto osservato in mezzo al mare, in un contesto nel quale il tempo della navigazione si è trasformato in un’occasione di condivisione.

AFFRONTARE LE PAURE E SCOPRIRE NUOVE POSSIBILITÀ

La permanenza prolungata a bordo ha permesso ai partecipanti di acquisire progressivamente maggiore familiarità con il mare.

Anche dal punto di vista fisico, riferiscono gli organizzatori, i ragazzi hanno dimostrato una buona capacità di affrontare la navigazione e di vivere le lunghe giornate in mare, senza particolari problemi o malori.

Ma i risultati più significativi sono soprattutto quelli legati alla dimensione personale e relazionale.

Sara ed Elia hanno raccontato di essersi sentiti “parte di una vera famiglia”, una percezione che restituisce il valore attribuito alla dimensione comunitaria dell’esperienza.

Per Loris, invece, la navigazione ha rappresentato soprattutto una sfida personale: confrontarsi con alcune paure e riuscire progressivamente a superarle.

Sono esperienze differenti, che mostrano come l’autonomia non sia necessariamente un risultato identico per tutte le persone.

Può significare imparare una nuova attività, assumersi una responsabilità, affrontare una situazione che inizialmente genera timore, chiedere aiuto quando serve oppure contribuire alle attività del gruppo.

Il punto non è fare tutto da soli, ma poter sperimentare possibilità reali attraverso i sostegni adeguati.

LA BARCA COME COMUNITÀ

In questo senso, Velando 2 mette in evidenza una dimensione spesso centrale nei percorsi rivolti alle persone con disabilità: l’autonomia si costruisce anche attraverso contesti che permettono di scegliere, partecipare e assumere ruoli riconosciuti.

La barca è, sotto questo profilo, un ambiente particolarmente significativo.

Gli spazi sono condivisi, le attività sono interdipendenti e ogni persona può contribuire alla vita quotidiana.

La navigazione richiede attenzione alle altre persone e al contesto, ma allo stesso tempo offre l’opportunità di acquisire competenze e sperimentare responsabilità.

Anche i volontari hanno vissuto il progetto come un’esperienza in grado di lasciare un segno.

Le emozioni emerse durante le giornate hanno coinvolto l’intero gruppo, rafforzando una relazione che non si esaurisce nel rapporto tra chi offre sostegno e chi lo riceve.

OLTRE L’ESPERIENZA, UN MODELLO DI PARTECIPAZIONE

La seconda edizione di Velando 2 su Ravenna conferma così una concezione della vela come strumento educativo e sociale.

Il mare non viene considerato soltanto come una destinazione o un luogo nel quale trascorrere il tempo libero, ma come uno spazio nel quale sperimentare autonomia, responsabilità, relazione e fiducia.

L’esperienza richiama anche un principio più ampio: l’inclusione passa dalla possibilità concreta di accedere a esperienze, attività e contesti che spesso vengono considerati separatamente rispetto alla vita delle persone con disabilità.

Sport, turismo, cultura e socialità possono invece diventare parti di un unico percorso, quando vengono progettati mettendo al centro accessibilità, sostegni e partecipazione.

Velando 2 ha portato ragazzi a misurarsi con il mare, ma soprattutto con le proprie possibilità.

Tra una navigazione e l’altra, una visita culturale e una serata trascorsa insieme, la barca è diventata uno spazio nel quale sperimentare il valore della collaborazione e della fiducia.

E il traguardo, ancora una volta, non è stato raggiungere una destinazione, ma scoprire che l’autonomia può essere costruita insieme, anche in mare aperto.

Immagine di copertina: Comunicazione Come Srl