Villa Adalgisa a Borgo Montone è il primo hospice di Ravenna: ce ne parla Sara Ori, Direttrice Sanitaria

L’hospice è una struttura d’accoglienza e di ricovero che nasce con la finalità di offrire le migliori cure palliative ai pazienti oncologici (e non solo), laddove non sia più possibile essere assistiti dal programma di assistenza domiciliare integrata e specialistica.

Gli hospice, generalmente, sono strutture socio-sanitarie di piccole dimensioni, spesso strutturati come residence con spazi dedicati anche ai familiari del paziente, accorgimenti che raramente si trovano all’interno degli ospedali.

Il supporto per un paziente e i suoi familiari, nella fase più avanzata della malattia, deve necessariamente prevedere che vi sia l’attivazione di un team di specialisti, medici e infermieri, appositamente formati, in grado di “accompagnare” il paziente e i suoi familiari in una delle fasi più dure della malattia.

A fine 2016 nel Journal of Clinical Oncology, la rivista ufficiale della Società Americana di Oncologia Medica, ha pubblicato una ricerca che ha dimostrato come i pazienti, ricoverati presso un hospice, ricevano, più degli altri, “la giusta dose di farmaci per il controllo del dolore e dell’affanno”, insieme ad un’eccellente qualità di fine vita.

Dalla stessa ricerca è altresì emerso che in queste strutture i desideri dei pazienti vengono rispettati in maggior misura.In Italia ci sono numerose strutture che ospitano persone lungo degenti. 

Villa Adalgisa a Borgo Montone è il primo hospice del distretto di Ravenna, un progetto reso possibile grazie a un protocollo d’intesa tra il Comune e l’Azienda USL di Ravenna, l’Opera di Santa Teresa del Bambin Gesù, in un primo tempo proprietaria dell’immobile, la Cooperativa sociale Società Dolce (che gestisce la struttura e ne ha rilevato la proprietà) e l’Istituto Oncologico Romagnolo.

L’hospice accoglie i pazienti affetti da gravi patologie oncologiche in stato terminale che, trovandosi in particolari situazioni familiari, non possono ricevere assistenza a domicilio, e cerca di migliorare la qualità della vita della persona ammalata, anche quando la medicina non può più guarire.

La struttura ha quindi l’obiettivo di dare sollievo al dolore fisico, alla sofferenza psicologica e spirituale; migliorare la qualità della vita del malato e dei suoi familiari, impegnandosi costantemente in tal direzione.

La gestione è affidata a Società Dolce che assicura un servizio 24 ore su 24.L’équipe assistenziale si avvale di medici e infermieri, di psicologi, di operatori tecnici e socio-sanitari addetti all’assistenza, di assistenti sociali.

Collaborano ad assistere e ad accudire la persona ammalata le organizzazioni di volontariato e, quando possibile, anche la famiglia.L’Hospice Villa Adalgisa, dice la dottoressa Sara Ori, Direttrice Sanitaria della struttura, “non accoglie pazienti in stato vegetativo, ma esclusivamente pazienti oncologici e non in fase terminale di malattia, la cui necessità nella maggior parte dei casi è quella di essere accompagnati verso il fine vita in maniera dignitosa.

La sedazione palliativa è la terapia più utile per garantire ciò”.Come è organizzata la struttura?“

L’Hospice è una struttura privata, convenzionata e accreditata col SSN, che esiste grazie alla collaborazione di 3 attori: Cooperativa Sociale Società Dolce di Bologna, Istituto Oncologico Romagnolo e AUSL Romagna ambito di Ravenna. Dispone di 19 posti letto: 17 stanze singole e una stanza doppia, dotate di comfort: TV, minibar, poltrona letto per un famigliare e bagno privato. Dispone di un ampio salone tisaneria dove il paziente e il famigliare possono recarsi ogni qualvolta lo desiderano sia per consumare i pasti sia per passare qualche ora di svago al di fuori della camera di degenza.

Nella tisaneria, a disposizione di tutti, ci sono distributori di bevande calde e snack, tv, giochi di società, il quotidiano del giorno, una libreria con prestito libri e una piccola raccolta di giochi per bambini.

A disposizione anche ampi spazi esterni, immersi in un rigoglioso giardino con piante ornamentali e da frutta.”.

Ci parli dell’assistenza ai degenti.

“L’Hospice garantisce un’assistenza medica dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì e dalle 8 alle 13 il sabato; i medici del reparto garantiscono lo svolgimento di tutte le attività cliniche di diagnosi e cura, mentre la notte è garantita tramite la guardia medica, così come il sabato e i festivi. Direzione Sanitaria, medici, psico-oncologa e fisioterapista sono garantiti dal supporto economico e morale dell’Istituto oncologico romagnolo. Infermieri ed OSS sono presenti h24 tutti i giorni e sono dipendenti di Cooperativa Sociale Società Dolce, con orario su turni e minutaggio regolato dai LEA Regionali.

La struttura è stata di recente acquistata dalla Cooperativa Sociale Società Dolce”.

Quali sono le attività che svolgete al suo interno?

“L’Hospice accoglie pazienti prevalentemente oncologici, che necessitano di un ricovero che possa gestire sintomi fisici e psicologici legati alla malattia, in un ambiente altamente specializzato. Per quanto riguarda le terapie di supporto, di controllo del dolore e di tutti gli altri sintomi, vengono seguite le più recenti linee guida sulle cure palliative, senza tralasciare mai la giusta attenzione verso la sfera psicologica ed emozionale sia del paziente che della famiglia di cui ci facciamo carico.

Garantiamo la costante presenza di una psico-oncologa che lavora come supporto ai pazienti ed ai loro famigliari e la presenza di una fisioterapista.

Sono presenti volontari dell’Istituto Oncologico Romagnolo, una risorsa per quanto riguarda la compagnia e l’ascolto offerta agli utenti, ma anche per il servizio delle parrucchiere, anch’esse volontarie IOR.

Di recente è partito anche un progetto di Pet Therapy. I volontari sono il motore trainante di tutte le iniziative interne”.

Quali sono le maggiori difficoltà che affrontate quotidianamente?

“La parte più complicata di questo lavoro è quella di creare una “relazione assistenziale” di fiducia sia con il paziente che con i suoi famigliari, fondamentale per garantire un clima favorevole all’espressione di ogni bisogno sia esso clinico o psicologico.

È indispensabile raggiungere quella “intimità” che possa far sentire ciascuno veramente libero di essere e libero di raccontarsi.

Solo così è possibile dare delle risposte, basate su quelle che sono le priorità sentite dall’utenza e non su nostre interpretazioni, per quanto ragionate”.

Cosa significa, a livello emozionale, lavorare in una realtà così particolare come la vostra?

“Vivere quotidianamente l’Hospice aiuta a ricalibrare le proprie aspettative ed a rivedere le proprie necessità di vita, ti permette di “rallentare” e guardare con occhi diversi ciò che ci circonda.

In Hospice c’è così tanta vita raccontata nelle più svariate declinazioni dei sentimenti, che quando esci dalla porta se pur stanco sei sicuramente più ricco. In quest’ottica, è fondamentale il mutuo aiuto tra i membri dell’équipe, che rappresenta un grande punto di forza: la condivisione delle emozioni, la continua ricerca del “bene” e l’abitudine all’accoglienza dell’altro, fanno del rapporto tra i colleghi una ricchezza inestimabile”.

Mirella Madeo

Giornalista pubblicista ed Avvocato, disabile. Ho 50 anni e vivo a Ravenna.

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