Settant’anni di storia alle spalle, sette anni di impegno davanti.
Nel giorno dell’anniversario dell’Anmic, Nazaro Pagano mette sul tavolo una roadmap in cinque punti e sposta il confronto dal riconoscimento dei problemi alla capacità di affrontarli: progetti di vita, caregiver, tecnologie assistive, lavoro, mobilità e servizi.
ROMA – «Non arretreremo di un solo millimetro».
È con queste parole che Nazaro Pagano, presidente della rete associativa nazionale Anmic, sintetizza la linea per i prossimi anni.
Nel 70° anniversario della fondazione dell’ente, celebrato nella Sala della Regina della Camera dei deputati, Pagano ha indicato cinque priorità per l’azione dell’associazione.
Più che un semplice elenco di rivendicazioni, la roadmap individua alcuni dei punti in cui il sistema di sostegno alle persone con disabilità dovrà dimostrare la propria capacità di passare dalle dichiarazioni ai risultati.
«È questo l’indirizzo politico che intendo presentare al prossimo congresso e che, se riconfermato, guiderà l’azione dell’Anmic per i prossimi sette anni», ha dichiarato Pagano.
PROGETTI DI VITA, LA PROVA DELLA RIFORMA
La prima priorità riguarda la riforma della disabilità e i progetti di vita.
È probabilmente il punto nel quale si misura più direttamente la distanza tra l’impianto della riforma e la sua ricaduta concreta.
Una progettazione individualizzata richiede infatti non soltanto procedure più semplici, ma risorse stabili e il coordinamento di servizi che oggi fanno capo a sistemi diversi.
«Esigiamo che i decreti attuativi della legge delega sulla disabilità si traducano in risorse reali e stabili», ha affermato Pagano.
E aggiunge: «Ogni cittadino ha diritto a un progetto individualizzato che rispetti la sua autodeterminazione e la sua dignità, uscendo finalmente dalla logica dei silos burocratici».
Il nodo, dunque, non è soltanto definire il progetto, ma renderlo praticabile e continuativo.
Senza finanziamenti adeguati e integrazione tra servizi sanitari, sociali, assistenziali, formativi e lavorativi, il rischio è che la personalizzazione rimanga sulla carta.
CAREGIVER, IL PESO CHE RESTA SULLE FAMIGLIE
La seconda priorità riguarda i caregiver familiari.
La richiesta di una legge organica segnala una delle principali fragilità dell’attuale sistema: una parte consistente del lavoro di cura continua a essere assorbita dalle famiglie, con ricadute sull’occupazione, sui redditi e sull’organizzazione della vita quotidiana.
«È tempo che l’Italia approvi una legge organica che riconosca, tuteli e valorizzi i diritti di chi si prende cura dei propri cari», sostiene Pagano.
Il punto critico è capire se il futuro intervento legislativo riuscirà a trasformare il riconoscimento del ruolo del caregiver in misure effettive di sostegno, evitando che una nuova qualificazione normativa si traduca in ulteriori adempimenti senza un rafforzamento dei servizi.
DIGITALE, L’INNOVAZIONE NON DEVE CREARE NUOVI DIVARI
Il terzo capitolo riguarda la transizione digitale.
Intelligenza artificiale, domotica e tecnologie assistive possono modificare profondamente le possibilità di comunicazione, mobilità e gestione della vita quotidiana.
Ma il beneficio dell’innovazione dipende dall’accesso agli strumenti e dalla loro progettazione.
«Le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale e la domotica devono essere strumenti di autonomia, non nuove barriere», sottolinea Pagano.
Qui la questione economica diventa decisiva.
Chiedere accessibilità digitale universale e tecnologia assistiva gratuita significa affrontare il rischio che l’innovazione proceda più rapidamente della capacità del sistema pubblico di garantirne la fruizione.
Senza un intervento sulle disuguaglianze economiche e sulle competenze digitali, la trasformazione tecnologica potrebbe ampliare, anziché ridurre, le differenze esistenti.
LAVORO, DAL COLLOCAMENTO ALLA PERMANENZA NEL MERCATO
La quarta priorità riguarda il lavoro.
Il riferimento al collocamento mirato e alla formazione continua evidenzia un altro limite strutturale: l’ingresso nel mercato occupazionale non basta se non è accompagnato dalla possibilità di acquisire nuove competenze e restare al passo con l’evoluzione delle professioni.
Pagano chiede di rafforzare formazione e competenze digitali, ma collega il tema occupazionale anche alla condizione economica di chi non può contare su un reddito da lavoro.
«L’invalidità civile non deve mai più essere sinonimo di povertà», afferma, chiedendo l’adeguamento delle provvidenze al costo della vita.
Il punto critico è quindi duplice: aumentare le opportunità di lavoro e, contemporaneamente, evitare che chi resta fuori dal mercato venga lasciato con prestazioni insufficienti rispetto alle esigenze quotidiane.
MOBILITÀ E SERVIZI, LA CARTINA DI TORNASOLE
L’ultimo pilastro riguarda mobilità, barriere architettoniche, trasporto pubblico e servizi territoriali.
È forse il terreno sul quale gli effetti delle politiche risultano più immediatamente verificabili: un mezzo pubblico inutilizzabile, un edificio inaccessibile o un servizio sanitario difficile da raggiungere trasformano un diritto teorico in un ostacolo concreto.
«Vigileremo affinché le reti di trasporto pubblico locale, l’abbattimento delle barriere architettoniche e le Case della Comunità funzionino davvero», dichiara Pagano.
La sfida riguarda anche il Pnrr e ciò che accadrà dopo la conclusione dei progetti.
Il rischio, in assenza di una programmazione strutturale, è che gli interventi restino episodi isolati anziché diventare parte stabile dell’organizzazione dei territori.
A questo si aggiunge l’invecchiamento della popolazione.
Secondo Pagano, il rafforzamento della medicina territoriale e dei servizi di prossimità deve contribuire a evitare che la mancanza di assistenza trasformi la necessità di cura in istituzionalizzazione.
CINQUE PRIORITÀ, UN UNICO BANCO DI PROVA
Letti nel loro insieme, i cinque punti proposti dall’Anmic non riguardano settori separati.
Progetto di vita, sostegno familiare, tecnologia, occupazione, trasporti e sanità territoriale sono elementi di uno stesso sistema.
Una debolezza in uno di questi ambiti può compromettere i risultati ottenuti negli altri.
È questa la principale questione posta dalla roadmap: non soltanto quali obiettivi fissare, ma con quali risorse, strumenti e responsabilità renderli verificabili.
La qualità delle politiche sulla disabilità si misurerà quindi sulla continuità dei servizi, sulla capacità di coordinare competenze diverse e sulla possibilità di intervenire sulle disuguaglianze economiche e territoriali.
«La disabilità non è un problema privato, è una questione pubblica di diritti umani», ha concluso Pagano.
«Una società è davvero democratica solo se permette a tutti, nessuno escluso, di muoversi liberamente e partecipare attivamente alla vita del Paese».
A settant’anni dalla fondazione dell’Anmic, la nuova fase indicata da Pagano mette dunque alla prova non solo l’associazione, ma l’intero sistema pubblico: il passaggio decisivo sarà verificare se le cinque priorità riusciranno a tradursi in servizi funzionanti, sostegni adeguati e risultati misurabili nella vita delle persone.
Immagine di copertina: Comunicazione Come srl





