Una rete associativa più strutturata, in grado di accompagnare le persone con disabilità e le loro famiglie non soltanto nella tutela burocratica dei diritti, ma anche nella costruzione di percorsi di vita autonoma, inclusione sociale e partecipazione attiva.
È questa la direzione indicata dalla due giorni assembleare della Rete Associativa Anmic che si è svolta il 7 e 8 maggio all’Hotel Capannelle, alla presenza di 104 presidenti provinciali e 18 presidenti regionali.
Al centro dell’assemblea il progetto di riorganizzazione dell’associazione illustrato dal presidente nazionale Nazaro Pagano, che ha delineato una trasformazione profonda dell’Anmic, destinata a diventare sempre più un soggetto di rappresentanza sociale e politica oltre che di erogazione di servizi.
“Dobbiamo creare le condizioni per un welfare non più protettivo ma inclusivo e partecipato”, ha spiegato Pagano.
“Le persone devono diventare attori attivi della propria vita”.
La nuova definizione scelta dall’associazione sintetizza questo cambio di paradigma: “Ente di tutela e rappresentanza delle persone con disabilità e non autosufficienti – Famiglie – Caregiver”.
Non si tratta soltanto di un aggiornamento formale, ma dell’avvio di una riorganizzazione interna che punta a trasformare le sedi territoriali in veri e propri “hub inclusivi”.
Per raggiungere questo obiettivo nasceranno sette dipartimenti tematici: medico-legale e inclusione sociale; lavoro; scuola, ricerca e università; mobilità, accessibilità e universal design; economico-fiscale; progettazione; antidiscriminazione.
Ogni dipartimento sarà guidato da figure specializzate con competenze specifiche nei rispettivi ambiti.
Secondo Pagano, la sfida principale consiste nel rafforzare la capacità dell’associazione di rispondere ai bisogni emergenti delle persone con disabilità, in una fase storica segnata dall’attuazione della riforma prevista dal Decreto Legislativo 62/2024 e dalle nuove procedure di accertamento della disabilità.
“Abbiamo riflettuto sul passato, sul presente e sul futuro dell’Anmic – ha spiegato il presidente – consapevoli della necessità di vivere pienamente il presente e guardare con lucidità alle sfide del futuro”.
Tra i temi centrali affrontati durante l’assemblea anche il ruolo delle famiglie e dei caregiver.
L’associazione intende ampliare il proprio raggio d’azione, riconoscendo che dietro ogni persona con disabilità esiste un nucleo familiare che necessita di sostegno, ascolto e strumenti adeguati.
“Non possiamo più pensare solo ed esclusivamente alle persone con disabilità – ha sottolineato Pagano – dobbiamo pensare anche alle famiglie. Oggi vogliono partecipare attivamente alla vita dei loro cari e sviluppare politiche che prevedano un ‘durante noi’ e soprattutto un ‘dopo di noi’ significativi”.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al riconoscimento del ruolo del caregiver familiare, mentre il relativo disegno di legge prosegue il proprio iter parlamentare.
La linea tracciata dal presidente nazionale è stata condivisa anche da Luca Pancalli, vicepresidente nazionale vicario della Rete Associativa Anmic, che ha parlato della necessità per le associazioni di evolversi insieme ai cambiamenti sociali e culturali.
“Occorre saper parlare sia agli associati sia agli utenti – ha osservato Pancalli – rafforzando al tempo stesso la funzione di erogazione dei servizi e quella di rappresentanza politico-sindacale”.
Nel 2026 Anmic celebrerà i suoi settant’anni di attività, un anniversario che per i dirigenti dell’associazione rappresenta anche una responsabilità politica e sociale.
“La civiltà di una nazione si misura nella capacità di creare inclusione partecipativa”, ha affermato Pagano.
“E la partecipazione è democrazia”.
Accanto alla riorganizzazione interna, grande spazio è stato dedicato alla riforma della disabilità e alle criticità emerse nella fase di sperimentazione del nuovo sistema di accertamento.
Diverse le problematiche evidenziate dai rappresentanti territoriali: il costo dei certificati medici introduttivi, la carenza di medici disponibili, la centralizzazione delle procedure Inps e il rischio che le nuove domande per il riconoscimento della Legge 104 possano rimettere in discussione diritti già acquisiti.
Angelo Achilli, presidente regionale lombardo della Rete Associativa Anmic, ha definito la riforma “impegnativa sotto il profilo associativo, medico-legale e burocratico”, sottolineando la necessità di creare sedi Inps più vicine ai cittadini.
Anche Walter Antonini, presidente regionale dell’Emilia-Romagna, ha parlato di un “bilancio in chiaroscuro”, evidenziando le difficoltà operative legate al coinvolgimento dei medici di medicina generale e alla complessità delle nuove procedure.
Tra i nodi affrontati durante l’assemblea anche quello dei medici di categoria, figure considerate fondamentali all’interno delle commissioni di accertamento della disabilità ma sempre più difficili da reperire.
L’assemblea ha infine ribadito la volontà dell’associazione di rafforzare il proprio ruolo di monitoraggio e interlocuzione istituzionale durante l’attuazione della riforma.
“La riforma della disabilità rappresenta un grande cambio culturale”, ha spiegato Annalisa Cecchetti, vicepresidente nazionale della Rete associativa Anmic.
“Il progetto di vita è un diritto della persona: al centro c’è sempre la persona che manifesta aspettative, desideri e preferenze”.
Per Anmic, dunque, il futuro passa attraverso una trasformazione culturale oltre che organizzativa: una rete associativa chiamata non solo a tutelare diritti, ma a costruire inclusione, autodeterminazione e partecipazione sociale.
Immagine di copertina: Comunicazione Come





