ENS, 84 anni di conquiste: “Ora i diritti delle persone sorde diventino realtà quotidiana”

Dalla piena capacità giuridica al riconoscimento della LIS, la storia dell’Ente Nazionale Sordi attraversa il Novecento italiano.

Ma oggi la Comunità Sorda chiede accessibilità strutturale, servizi adeguati e diritti esigibili.

Ottantaquattro anni di storia non bastano, se i diritti continuano a dipendere dalla sensibilità dei singoli.

È il messaggio che l’Ente Nazionale Sordi rilancia oggi, 12 maggio 2026, nel giorno dell’anniversario del proprio riconoscimento giuridico, sancito dalla Legge n. 889 del 1942.

Una ricorrenza che per la Comunità Sorda italiana non rappresenta soltanto memoria istituzionale, ma anche un’occasione per interrogare il presente.

L’ENS nasce in un’Italia in cui le persone sorde erano escluse dalla partecipazione sociale e civile.

Nel corso dei decenni, il percorso dell’Ente si è intrecciato con alcune delle principali conquiste sul piano dei diritti: dalla piena capacità giuridica ottenuta nel 1938 all’abolizione del termine “sordomuto” nel 2006, fino al riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana (LIS) nel 2021.

Passaggi che hanno segnato un cambiamento culturale prima ancora che normativo.

Ma la distanza tra leggi e vita quotidiana resta ampia.

“Celebriamo ottantaquattro anni di storia con la consapevolezza del cammino percorso ma ricordando alle Istituzioni quanto hanno ancora da fare: il diritto alla piena partecipazione politica e sociale delle persone sorde non può restare un vessillo sulla carta”, dichiara il presidente nazionale ENS, Angelo Raffaele Cagnazzo.

Parole che riportano al centro un nodo spesso rimosso nel dibattito pubblico: l’accessibilità continua a essere percepita come concessione o sperimentazione, più che come diritto strutturale.

In molti contesti – dalla sanità agli uffici pubblici, dalla scuola all’università – la presenza di interpreti LIS, strumenti di comunicazione accessibile o servizi realmente inclusivi resta episodica, disomogenea e legata ai territori.

“L’accessibilità reale, quella strutturata come diritto e non come eccezione, è ancora un obiettivo incompiuto”, sottolinea ancora Cagnazzo.

La questione non riguarda soltanto la comunicazione.

Per la Comunità Sorda significa poter esercitare pienamente la cittadinanza: comprendere informazioni sanitarie, accedere ai servizi pubblici senza barriere, partecipare alla vita politica, lavorare senza discriminazioni, studiare in condizioni di pari opportunità.

Diritti che, formalmente riconosciuti, incontrano ancora ostacoli concreti nell’applicazione quotidiana.

Negli ultimi anni il riconoscimento della LIS ha rappresentato un passaggio storico e simbolico importante.

Per decenni, infatti, la lingua dei segni è stata marginalizzata o considerata un semplice supporto comunicativo, mentre per la Comunità Sorda costituisce un elemento identitario, culturale e linguistico fondamentale.

Il riconoscimento normativo del 2021 ha aperto nuove prospettive, ma non ha automaticamente prodotto servizi diffusi e uniformi.

Molte famiglie continuano a denunciare difficoltà nell’accesso scolastico dei bambini sordi, carenza di interpreti qualificati, percorsi educativi non adeguati e una generale impreparazione del sistema pubblico.

Anche sul piano lavorativo persistono criticità: collocamento fragile, poche tutele specifiche e ostacoli nella comunicazione professionale incidono ancora sull’autonomia delle persone sorde.

L’anniversario dell’ENS arriva inoltre in un anno particolarmente significativo per la Comunità Sorda internazionale.

A settembre Roma ospiterà infatti il 75° anniversario della World Federation of the Deaf, fondata proprio nella Capitale il 23 settembre 1951.

Un appuntamento che porterà in Italia rappresentanti e attivisti da tutto il mondo e che l’ENS intende utilizzare anche come occasione politica.

Tra le priorità indicate dall’Ente ci sono la piena applicazione della LIS nei servizi pubblici, una riforma della disabilità realmente aderente ai bisogni delle persone e tutele più efficaci per i lavoratori sordi.

Temi che si inseriscono in un quadro più ampio: quello del passaggio da un approccio assistenziale a una prospettiva fondata sui diritti umani e sull’autodeterminazione.

In questo senso, la storia dell’ENS racconta anche l’evoluzione dello sguardo del Paese sulla sordità.

Non più una condizione da correggere o normalizzare, ma una realtà complessa, attraversata da identità linguistiche, culturali e sociali specifiche.

Un cambiamento ancora incompleto, che richiede politiche pubbliche coerenti e continuità istituzionale.

Ottantaquattro anni dopo il riconoscimento giuridico dell’Ente Nazionale Sordi, la richiesta che arriva dalla Comunità Sorda è chiara: non bastano celebrazioni o dichiarazioni simboliche. I diritti, per essere tali, devono diventare esperienza concreta e quotidiana.

Immagine di copertina: Ufficio Stampa ENS nazionale