DIS IS ME, il diritto di scegliere la propria vita

UILDM e Parent Project lanciano un progetto nazionale per promuovere autonomia, inclusione e partecipazione delle persone con disabilità, con un’attenzione particolare ai territori più fragili del Centro e del Sud Italia

Il progetto si chiama “DIS IS ME. Ogni persona, tutte le possibilità” e parte da una constatazione semplice quanto urgente: il diritto all’autodeterminazione delle persone con disabilità non può dipendere dal luogo in cui si vive.

Per questo motivo UILDM e Parent Project aps hanno deciso di unire competenze, esperienze e reti territoriali in un’iniziativa nazionale che punta a rafforzare l’autonomia, l’inclusione e la partecipazione sociale, con un’attenzione particolare alle aree più fragili del Centro e del Sud Italia.

Avviato il 1° maggio 2026 grazie al contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministro per le Disabilità, il progetto coinvolgerà 17 territori, corrispondenti a 16 regioni italiane e alla Provincia autonoma di Bolzano, attraverso un percorso che mette al centro le persone con disabilità, le loro famiglie, il sistema scolastico e le comunità locali.

L’obiettivo è costruire condizioni concrete affinché ciascuno possa sviluppare il proprio progetto di vita, esercitando pienamente i diritti civili e sociali.

Dietro il titolo del progetto c’è una precisa visione culturale.

Non si tratta soltanto di garantire servizi o sostegni, ma di promuovere una società in cui le persone con disabilità siano riconosciute come cittadini a pieno titolo, capaci di scegliere, partecipare e contribuire alla vita collettiva.

«Non deve più esistere un’Italia delle persone con disabilità, separata dal resto, né tantomeno un Centro Sud abbandonato e assente», afferma Stefania Pedroni, presidente nazionale UILDM.

Secondo Pedroni, l’indipendenza non è una conquista individuale ma un processo che coinvolge famiglie, scuola, istituzioni e territori.

È una responsabilità condivisa che richiede alle comunità di creare opportunità e abbattere ostacoli, affinché ogni persona possa esplorare tutte le possibilità disponibili e contribuire a costruirne di nuove.

Sulla stessa linea si colloca Daniela Argilli, presidente di Parent Project aps, che sottolinea come i desideri e i progetti delle persone con disabilità corrano spesso più velocemente della capacità della società di adeguarsi.

Le barriere da superare, osserva, non sono soltanto architettoniche ma anche culturali.

Da qui la scelta di investire in un cambiamento diffuso, capace di coinvolgere diversi attori e rendere effettivi i diritti alla partecipazione sociale e all’autorealizzazione.

Quattro direttrici per costruire l’inclusione

Il progetto si sviluppa lungo quattro direttrici principali.

La prima riguarda l’autonomia personale e i percorsi di via indipendente.

Sono previsti progetti individualizzati, tirocini inclusivi, attività di accompagnamento tra pari e supporti per la gestione del budget personale.

Un’attenzione specifica sarà rivolta anche alle famiglie, attraverso percorsi informativi, orientamento e iniziative di peer support.

L’idea è che l’autonomia non possa essere costruita senza un contesto familiare adeguatamente sostenuto e informato.

La seconda area di intervento riguarda la scuola. L’inclusione scolastica rappresenta infatti uno degli ambiti in cui si gioca concretamente la possibilità di costruire una società più equa.

Il progetto punta a rafforzare la continuità didattica, migliorare le competenze relazionali e specialistiche degli insegnanti attraverso percorsi di formazione strutturata e diffondere pratiche inclusive che coinvolgano l’intero gruppo classe.

Un terzo filone riguarda il rafforzamento dei servizi territoriali. In molte aree del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, l’accesso a servizi specializzati continua a essere disomogeneo.

Per rispondere a questa situazione, “DIS IS ME” prevede interventi che spaziano dal trasporto attrezzato alla fisioterapia specialistica, dal supporto psicologico alla consulenza sociale.

Strumenti indispensabili per garantire una presa in carico più completa e ridurre le disuguaglianze territoriali.

Il quarto asse è dedicato al cambiamento culturale. Attraverso eventi pubblici, attività di storytelling e strumenti di comunicazione progettati insieme ai destinatari, il progetto intende promuovere una narrazione della disabilità fondata sulle capacità, sulla partecipazione e sul valore delle differenze.

Una scelta che si inserisce nel più ampio percorso di superamento di stereotipi e rappresentazioni assistenzialistiche ancora radicate nell’immaginario collettivo.

Dalla teoria alla pratica

Le prime attività prenderanno il via già tra giugno e luglio con due laboratori dedicati alla vita indipendente dal titolo “La vita che scelgo”.

Il primo si svolgerà a Villabassa, in Alto Adige, e comprenderà anche un’esperienza di viaggio in treno fino a Lienz, in Austria, come occasione concreta per sperimentare autonomia e mobilità.

Il secondo appuntamento è previsto a Camigliatello Silano, in Calabria, dove si parlerà di empowerment, desideri e progettazione del proprio futuro insieme a professionisti e partecipanti.

In un contesto nazionale in cui il dibattito sulla disabilità è sempre più orientato ai concetti di autodeterminazione e progetto di vita, “DIS IS ME” prova a tradurre questi principi in azioni concrete.

La sfida è ambiziosa: ridurre le distanze territoriali, rafforzare le reti locali e trasformare diritti spesso riconosciuti solo sulla carta in opportunità reali.

Perché l’inclusione non si misura dalle dichiarazioni di principio, ma dalla possibilità concreta per ogni persona di scegliere chi essere e come vivere la propria vita.

Per avere maggiori informazioni, scrivere una mail auildmrisponde@uildm.it

Immagine di copertina: Ufficio stampa UILDM