Tra norme datate, burocrazia e profonde differenze regionali, UILDM e Confindustria Dispositivi Medici chiedono una riforma del sistema per garantire un accesso equo agli ausili e all’assistenza protesica.
Gli ausili non rappresentano semplici dispositivi sanitari, ma strumenti indispensabili per garantire autonomia, partecipazione sociale e qualità della vita alle persone con disabilità. Una carrozzina adeguata, un comunicatore, una protesi o un sistema di postura possono determinare la possibilità di studiare, lavorare, costruire relazioni e vivere in modo indipendente. Eppure, in Italia, l’accesso a questi strumenti continua a essere caratterizzato da procedure complesse, tempi lunghi e profonde differenze territoriali.
È il tema rilanciato da UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, che, insieme all’associazione Ausili di Confindustria Dispositivi Medici, ha riportato al centro del dibattito pubblico la necessità di superare l’attuale situazione di stallo dell’assistenza protesica. Secondo quanto emerso dall’incontro promosso dopo le Manifestazioni Nazionali UILDM 2026, il sistema normativo vigente non riesce più a rispondere in maniera adeguata ai bisogni delle persone con disabilità, con il rischio di comprometterne l’effettiva esigibilità di un diritto fondamentale.
Un sistema che non tiene il passo con i bisogni
Negli ultimi anni l’innovazione tecnologica nel settore degli ausili ha compiuto progressi straordinari. Dispositivi sempre più personalizzati, sistemi elettronici avanzati, tecnologie digitali e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale consentono oggi livelli di autonomia impensabili fino a pochi anni fa.
Il problema, tuttavia, è che la macchina amministrativa procede con tempi molto più lenti rispetto all’evoluzione delle tecnologie. Procedure autorizzative complesse, nomenclatori che faticano ad aggiornarsi e interpretazioni differenti tra le Regioni producono un sistema frammentato, nel quale il diritto all’ausilio rischia di trasformarsi in un percorso a ostacoli.
Chi vive con una disabilità si trova spesso costretto ad affrontare lunghi iter burocratici, richieste di documentazione ripetute, tempi di attesa incompatibili con l’urgenza dei bisogni e, in alcuni casi, la necessità di integrare economicamente il costo dei dispositivi per ottenere una soluzione realmente adeguata.
I divari territoriali compromettono l’uguaglianza
Uno degli aspetti più critici riguarda le profonde differenze esistenti tra i diversi territori italiani. La possibilità di ottenere un ausilio appropriato può variare sensibilmente in funzione della Regione di residenza, delle procedure adottate dalle aziende sanitarie e dell’organizzazione dei servizi.
Questa situazione contrasta con il principio costituzionale di uguaglianza nell’accesso alle cure e con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che riconosce il diritto all’autonomia personale e alla piena partecipazione alla vita della comunità.
Per UILDM il diritto all’ausilio non può dipendere né dal luogo in cui si vive né dalla capacità individuale di orientarsi all’interno della burocrazia o di sostenere eventuali costi aggiuntivi. Quando il sistema non garantisce uniformità e tempestività delle risposte, sono soprattutto le persone più fragili e le famiglie con minori risorse a subire le conseguenze.
Dal costo al valore sociale degli ausili
Nel dibattito emerge anche un cambio di prospettiva che appare ormai indispensabile. Gli ausili vengono ancora troppo spesso valutati esclusivamente sulla base del loro costo economico immediato, mentre raramente viene considerato il valore complessivo che generano.
Un ausilio adeguato può infatti ridurre il carico assistenziale delle famiglie, favorire l’inclusione scolastica e lavorativa, prevenire complicanze sanitarie, diminuire ricoveri e interventi assistenziali e consentire una partecipazione più piena alla vita sociale.
Si tratta quindi di un investimento che produce benefici non soltanto per la persona interessata, ma per l’intero sistema sanitario e sociale. Una valutazione basata esclusivamente sulla spesa iniziale rischia di trascurare il risparmio complessivo derivante da una maggiore autonomia e da una minore dipendenza dai servizi assistenziali.
La richiesta: meno burocrazia e più partecipazione
UILDM individua alcune priorità per uscire dall’attuale impasse: ridurre la frammentazione territoriale, semplificare le procedure amministrative, garantire tempi certi per l’erogazione degli ausili e coinvolgere stabilmente le associazioni rappresentative delle persone con disabilità nei processi decisionali.
La richiesta riguarda anche la necessità di costruire un confronto permanente tra istituzioni, professionisti sanitari, imprese produttrici e organizzazioni del Terzo settore, affinché l’evoluzione normativa proceda di pari passo con quella tecnologica e con i bisogni reali delle persone.
In questa prospettiva, il tema degli ausili supera la dimensiona strettamente sanitaria e diventa parte integrante del progetto di vita individuale.
Garantire un dispositivo appropriato significa infatti rendere concretamente esercitabili diritti fondamentali quali lo studio, il lavoro, la mobilità, la comunicazione e la partecipazione alla vita della comunità.
UILDM chiede quindi una nuova fase di collaborazione istituzionale capace di coniugare sostenibilità economica, innovazione tecnologica e tutela effettiva dei diritti, affinché l’accesso agli ausili non rappresenti più una lotteria legata al territorio di residenza, ma una garanzia uniforme per tutti i cittadini.





