Blind tennis, a Frascati lo sport diventa laboratorio di inclusione, salute e ricerca

Due giornate per giocare a tennis, ma anche per comprendere cosa significhi affrontare lo sport e la quotidianità con una ridotta capacità visiva.

Sabato 19 e domenica 20 settembre il New Country Club Italia di Frascati ospiterà “Racchette Senza Barriere 2026”, manifestazione dedicata al Blind Tennis Fusion e promossa da APS CRAL ANAC con il patrocinio scientifico dell’IRCCS Fondazione G.B. Bietti ETS, ente senza fini di lucro specializzato nella ricerca, nella diagnosi, nella cura e nella riabilitazione delle patologie oftalmologiche.

La Fondazione è l’unico IRCCS oftalmologico italiano e rappresenta una realtà nella quale attività clinica e ricerca scientifica sono strettamente connesse.

Il torneo sarà il cuore dell’iniziativa, ma intorno al campo nascerà un vero e proprio spazio di incontro e divulgazione.

L’obiettivo è utilizzare il linguaggio immediato e universale dello sport per portare al centro dell’attenzione temi che riguardano la salute visiva, l’ipovisione, la prevenzione e la ricerca scientifica, creando allo stesso tempo occasioni concrete di confronto sull’inclusione.

Il Blind Tennis Fusion consente infatti di mettere in discussione una delle associazioni più immediate legate allo sport: quella secondo cui per giocare sia indispensabile vedere perfettamente.

In campo saranno presenti atleti ipovedenti, ma anche giocatori normovedenti.

Questi ultimi potranno sperimentare alcune delle limitazioni visive associate alle principali patologie oculari attraverso l’utilizzo di simulatori visivi.

Non si tratta soltanto di una dimostrazione.

L’esperienza permette ai partecipanti di confrontarsi, sia pure temporaneamente e in un contesto protetto, con una condizione percettiva differente da quella abituale.

Cambia il modo di orientarsi, di seguire la palla, di interpretare lo spazio e di reagire agli stimoli.

È proprio attraverso questa esperienza diretta che l’iniziativa punta a favorire una maggiore comprensione delle difficoltà che le persone con ridotta capacità visiva possono incontrare ogni giorno.

Quando lo sport diventa uno strumento di consapevolezza

La scelta di affiancare competizione, divulgazione scientifica ed esperienze immersive nasce dalla volontà di superare una concezione dell’inclusione limitata alla semplice presenza delle persone con disabilità negli spazi sportivi.

L’obiettivo è creare condizioni di partecipazione e, contemporaneamente, aumentare la consapevolezza di chi osserva e prende parte all’esperienza.

“Il blind tennis dimostra concretamente come lo sport possa diventare un ponte tra inclusione, ricerca e consapevolezza”, sottolinea Angela Maria Mastromatteo, direttrice sanitaria della Fondazione Bietti.

La partecipazione dell’IRCCS, realtà scientifica e sanitaria dedicata all’oftalmologia, collega così la dimensione sportiva ai temi della salute visiva e della ricerca.

L’iniziativa vuole avvicinare le persone a questi argomenti attraverso un linguaggio accessibile e coinvolgente, favorendo una comprensione più profonda delle sfide affrontate quotidianamente dalle persone ipovedenti.

È una prospettiva che sposta l’attenzione dalla disabilità come limite individuale alle condizioni che possono rendere più o meno possibile partecipare, muoversi e praticare uno sport.

Il campo da tennis diventa così anche un luogo nel quale interrogarsi sull’accessibilità e sulle modalità attraverso cui uno spazio, un’attività o una regola possono essere adattati per consentire a persone con differenti capacità visive di giocare insieme.

Il Villaggio dell’Inclusione, della Ricerca e del Benessere

Accanto al torneo sarà allestito il Villaggio dell’Inclusione, della Ricerca e del Benessere, aperto a cittadini, associazioni, istituzioni, aziende ed enti di ricerca.

La struttura sarà articolata in quattro aree tematiche: Inclusione e diritti; Ricerca scientifica e salute; Sport e prova campo; Benessere e lifestyle.

La presenza di realtà impegnate su questi diversi fronti permetterà di mettere in relazione ambiti che troppo spesso vengono affrontati separatamente.

L’inclusione riguarda infatti anche la possibilità di accedere alle informazioni, conoscere i propri diritti, partecipare alla vita sociale e praticare attività sportive.

La salute visiva, a sua volta, non riguarda soltanto la cura delle patologie, ma anche la prevenzione, la ricerca e la conoscenza delle conseguenze che una riduzione della capacità visiva può avere sulla vita quotidiana.

In questo contesto, il Villaggio sarà pensato come uno spazio partecipativo, nel quale il pubblico non sarà soltanto spettatore.

Le diverse attività consentiranno di entrare in contatto con strumenti, esperienze e informazioni legate al Blind Tennis Fusion e ai temi della manifestazione.

La “Sfida al Buio” e il campo da vivere con altri sensi

Tra le esperienze proposte ci sarà la “Sfida al Buio”, una prova nella quale i partecipanti, bendati, potranno sperimentare il gioco affidandosi esclusivamente all’udito.

Una modalità che mette in evidenza quanto la percezione di una partita possa cambiare quando la vista non rappresenta più il principale riferimento.

A questa esperienza si aggiungerà un percorso tattile dedicato agli strumenti utilizzati dagli atleti.

Il pubblico potrà conoscere attraverso il tatto le palline sonore e le linee di campo in rilievo, elementi che contribuiscono a rendere possibile la pratica del Blind Tennis Fusion.

La pallina sonora, in particolare, introduce una modalità diversa di relazione con il gioco: il suono diventa un’informazione essenziale per individuare la posizione della palla e reagire durante lo scambio.

Anche le caratteristiche del campo assumono un ruolo importante, perché gli elementi in rilievo possono fornire riferimenti utili all’orientamento.

Sono accorgimenti che mostrano come l’accessibilità non significhi necessariamente rinunciare alla complessità o alla competitività dello sport.

Significa piuttosto ripensare strumenti e modalità di gioco affinché possano essere utilizzati da persone con differenti capacità visive.

Dalla partita alla cultura dell’inclusione

“Racchette Senza Barriere 2026” punta quindi a tenere insieme due dimensioni: quella sportiva e quella culturale.

Da una parte ci sono gli atleti, la competizione e il campo; dall’altra la possibilità di parlare di prevenzione, ricerca, salute visiva, diritti e partecipazione.

Il valore dell’iniziativa sta proprio nella possibilità di utilizzare un’esperienza concreta per affrontare questioni più ampie.

Vedere un atleta giocare a Blind Tennis Fusion, provare personalmente a muoversi o giocare senza utilizzare la vista, conoscere gli strumenti adottati in campo: sono esperienze che possono contribuire a modificare la percezione della disabilità visiva e a renderne più comprensibili le implicazioni.

La manifestazione vuole inoltre rafforzare il dialogo tra mondo scientifico, istituzioni, associazioni, aziende e cittadini.

Un confronto che parte dallo sport, ma che può estendersi ai temi dell’autonomia, dell’accessibilità e della partecipazione sociale.

In questa prospettiva, il tennis diventa più di una disciplina sportiva.

Diventa un’occasione per dimostrare che le differenze nelle capacità visive non devono tradursi automaticamente in esclusione e che l’accessibilità può essere costruita attraverso strumenti, adattamenti e soprattutto attraverso una cultura capace di considerare le diverse esigenze delle persone.

Le due giornate di Frascati saranno dunque un appuntamento sportivo, ma anche un momento di divulgazione e sensibilizzazione.

Un modo per avvicinare il pubblico alla realtà dell’ipovisione senza pietismo e senza trasformare la disabilità in uno spettacolo, mettendo invece al centro competenze, partecipazione e possibilità.

La partecipazione al torneo e alle attività del Villaggio dell’Inclusione, della Ricerca e del Benessere sarà gratuita.

Immagine di copertina: Ufficio Stampa Otmand-partnership