Dalla GAM di Torino un progetto che unisce strumenti multisensoriali, audiodescrizione, sottotitoli e Lingua dei Segni per ampliare la partecipazione culturale delle persone con disabilità.
Rendere l’arte accessibile a tutte le persone significa intervenire sulle barriere che possono limitare la possibilità di conoscere, comprendere e vivere il patrimonio culturale.
Non si tratta soltanto di eliminare gli ostacoli fisici, ma di costruire condizioni di partecipazione capaci di includere differenti modalità di percezione, comunicazione e apprendimento.
È in questa prospettiva che nasce Autonomy for Art, il progetto sviluppato da Forword per la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e sostenuto da Stellantis Autonomy, il programma del Gruppo Stellantis dedicato alle soluzioni di mobilità accessibile.
L’iniziativa porta nel museo nuovi strumenti pensati per ampliare le possibilità di fruizione delle collezioni da parte di persone con disabilità sensoriali, cognitive e motorie, proponendo al tempo stesso un’esperienza più articolata per l’intero pubblico.
L’accessibilità culturale rappresenta una dimensione fondamentale del diritto alla partecipazione.
Un museo accessibile non è soltanto un luogo nel quale una persona può entrare fisicamente, ma uno spazio nel quale può orientarsi, comprendere i contenuti, utilizzare strumenti adeguati alle proprie esigenze e partecipare all’esperienza senza che la propria condizione determini un limite alla fruizione.
La prospettiva adottata da Autonomy for Art parte proprio da questo principio: ampliare gli strumenti disponibili significa rendere l’esperienza artistica più flessibile e consentire a persone diverse di avvicinarsi alle opere attraverso linguaggi e modalità differenti.
Il progetto si inserisce nel percorso che la GAM porta avanti da anni attraverso il proprio Dipartimento Educazione, con l’obiettivo di fare del museo uno spazio aperto, accogliente e partecipativo.
L’accessibilità viene quindi considerata come un processo che riguarda la relazione tra persone, opere e ambiente museale.
Le barriere possono infatti essere fisiche, ma anche sensoriali, cognitive, linguistiche e culturali.
Per superarle è necessario progettare strumenti capaci di offrire informazioni attraverso più canali e di accompagnare il visitatore prima, durante e dopo la visita.
In questo quadro, Forword, associazione specializzata nell’accessibilità museale e audiovisiva, ha curato la progettazione e la realizzazione dei contenuti insieme al Dipartimento Educazione GAM.
Uno degli interventi principali riguarda la realizzazione di sette nuove schede multisensoriali dedicate ad alcune opere del Deposito Vivente.
Le schede tattili consentono di avvicinarsi alle opere attraverso una modalità che non si limita alla percezione visiva, ma introduce un rapporto fisico e sensoriale con la rappresentazione dell’opera.
A completare questo sistema sono stati realizzati video audiodescritti, sottotitolati in italiano e in inglese e tradotti nella Lingua dei Segni Italiana e nella Lingua dei Segni Internazionale.
La pluralità dei linguaggi è uno degli elementi centrali dell’iniziativa.
Un contenuto culturale può infatti essere reso maggiormente accessibile quando le informazioni non vengono affidate a un unico canale comunicativo.
Audiodescrizione, sottotitolazione, lingua dei segni e supporti tattili permettono di costruire percorsi differenti, che possono essere utilizzati in relazione alle esigenze individuali.
Questa impostazione supera una concezione dell’accessibilità come intervento rivolto esclusivamente a una categoria di visitatori e la interpreta invece come una caratteristica della progettazione culturale.
Un secondo intervento riguarda le visual video story, realizzate con voice over in italiano e inglese, che accompagnano il pubblico nella preparazione della visita attraverso la descrizione degli spazi del museo.
Anche questi contenuti sono audiodescritti, sottotitolati in italiano e inglese e tradotti in LIS e IS.
La preparazione dell’esperienza assume così un ruolo importante: conoscere in anticipo gli ambienti, i percorsi e le caratteristiche del luogo può contribuire a rendere la visita più comprensibile e prevedibile, soprattutto per chi può incontrare difficoltà nell’orientamento o nell’elaborazione delle informazioni.
Tra gli strumenti adottati dal progetto assumono particolare rilievo le schede tattili.
Secondo uno studio citato nell’ambito dell’iniziativa e conservato nell’Oxford University Research Archive, questi strumenti vengono utilizzati dall’85% dei visitatori, un dato che evidenzia come una soluzione nata per rispondere a specifiche esigenze di accessibilità possa rivelarsi utile per una platea molto più ampia.
Il dato suggerisce inoltre un principio importante per la progettazione culturale: ciò che nasce per rimuovere una barriera può diventare un elemento capace di arricchire l’esperienza complessiva.
L’accessibilità, dunque, non coincide con la semplice predisposizione di strumenti aggiuntivi.
Richiede una progettazione capace di considerare fin dall’inizio la varietà dei pubblici e delle modalità attraverso cui le persone entrano in relazione con il patrimonio culturale.
È un approccio vicino ai principi dell’Universal Design, secondo cui ambienti, prodotti e servizi dovrebbero essere progettati, per quanto possibile, per essere utilizzabili dal maggior numero di persone senza necessità di adattamenti separati.
La collaborazione tra GAM, Forword e Stellantis Autonomy evidenzia inoltre il ruolo che possono assumere le partnership tra istituzioni culturali e imprese.
Il sostegno privato alla cultura, quando indirizzato verso obiettivi concreti di accessibilità, può contribuire alla sperimentazione e alla realizzazione di strumenti che richiedono competenze specialistiche e investimenti.
In questo caso il collegamento con Stellantis Autonomy nasce dall’intento di trasferire i valori dell’accessibilità e dell’autonomia anche nell’ambito culturale, ampliando il concetto di mobilità oltre il semplice spostamento fisico e collegandolo alla possibilità di partecipare pienamente alla vita sociale.
Come sottolinea Chiara Bertola, direttrice della GAM, garantire un accesso sempre più ampio al patrimonio culturale rappresenta una priorità per la GAM e per la Fondazione Torino Musei.
La collaborazione con realtà che condividono questa responsabilità, osserva, può produrre interventi capaci di generare valore sociale oltre che culturale, migliorando concretamente l’esperienza dei visitatori.
Sulla stessa linea si colloca la dichiarazione di Salvatore Cardile, Marketing LCV & Autonomy Director, secondo cui Autonomy for Art rappresenta un’evoluzione dell’impegno di Stellantis Autonomy verso un’inclusione sempre più concreta.
Il progetto mette così in relazione due ambiti apparentemente distinti, mobilità e cultura, attraverso un elemento comune: la possibilità per ogni persona di esercitare la propria autonomia e partecipare alla vita collettiva.
L’esperienza della GAM mostra quindi come l’accessibilità museale possa essere affrontata attraverso una combinazione di tecnologie, linguaggi e strumenti multisensoriali.
Il punto non è soltanto permettere a una persona con disabilità di visitarne un museo, ma creare le condizioni perché possa entrare in relazione con le opere secondo modalità réellement accessibili.
In questa prospettiva, l’accessibilità diventa parte integrante della qualità dell’offerta culturale.
Rendere il patrimonio culturale accessibile significa, in ultima analisi, riconoscere che non esiste un solo modo di guardare, ascoltare, comprendere e vivere l’arte.
Un museo contemporaneo può essere chiamato a progettare esperienze capaci di accogliere questa pluralità.
Autonomy for Art si inserisce in questo percorso, proponendo alla GAM strumenti che uniscono accessibilità, innovazione e partecipazione e mostrando come la cultura possa diventare uno spazio nel quale le differenze nelle modalità di fruizione non rappresentino un limite, ma una componente della ricchezza dell’esperienza.
Immagine di copertina: Uffici stampa GAM – Fondazione Torino Musei:





