Fascicolo sanitario elettronico, la sfida è rendere i dati utilizzabili

Standardizzazione dei risultati di laboratorio, codifica LOINC e referti più chiari: dal Congresso SIBioC le indicazioni per un Fascicolo Sanitario Elettronico in grado di rendere i dati diagnostici più accessibili e utili a medici e cittadini.

Un esame fatto oggi deve poter essere utilizzato anche domani, in un altro ospedale, in un’altra Regione e da un altro medico.

Per il cittadino questo può tradursi in un vantaggio molto concreto: se cambia struttura o si rivolge a un nuovo professionista, i risultati già eseguiti dovrebbero essere facilmente reperibili e interpretabili, senza dipendere dalla capacità di recuperare documenti prodotti altrove.

È questa una delle sfide al centro del 58° Congresso Nazionale SIBioC – Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica – Medicina di Laboratorio – in corso a Rimini.

Digitalizzare un referto, infatti, non basta.

Se il risultato viene registrato con codici o modalità differenti, il nuovo sistema potrebbe non riconoscerlo correttamente.

Per il paziente ciò significa che un esame già effettuato rischia di essere meno facilmente confrontabile con quelli successivi.

Rendere i dati strutturati e uniformi serve quindi anche a evitare che informazioni già disponibili vadano perse, restino difficili da interpretare o debbano essere ricostruite manualmente.

IL DATO DEVE SEGUIRE LA PERSONA

Un esame di laboratorio acquista valore anche attraverso il confronto con i risultati precedenti.

Pensiamo, per esempio, a una persona sottoposta a controlli periodici: poter ritrovare i diversi valori e consentire al medico di confrontarli può fornire una visione più completa dell’evoluzione clinica.

Questa esigenza si inserisce nel processo di costruzione dell’European Health Data Space, orientato alla definizione di regole, standard e infrastrutture comuni per favorire l’utilizzo sicuro dei dati sanitari elettronici in Europa.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 accompagna il passaggio da una logica fondata sul documento statico a una basata sul dato strutturato.

Il referto diventa così parte di un patrimonio informativo che può essere utilizzato nei diversi momenti dell’assistenza.

LO STANDARD LOINC PER IDENTIFICARE GLI ESAMI

Uno dei nodi principali riguarda l’uniformità con cui vengono identificati gli esami.

Laboratori e sistemi informativi differenti possono utilizzare codici diversi per descrivere la stessa prestazione, rendendo più difficile riconoscere e confrontare informazioni equivalenti.

Gli standard internazionali, come LOINC, consentono di identificare in maniera univoca gli esami di laboratorio, associando lo stesso significato a un determinato dato indipendentemente dal luogo in cui è stato prodotto.

Per il cittadino, l’effetto atteso è semplice: un risultato dovrebbe poter essere riconosciuto anche quando viene consultato in una struttura diversa da quella che lo ha prodotto.

Questo facilita il confronto con gli esami precedenti e mette a disposizione del medico informazioni più coerenti.

Su questo tema il Gruppo Operativo SIBioC “Refertazione strutturata, contenuti informativi e codifica LOINC per l’interoperabilità del FSE 2.0”, coordinato dalla dottoressa Flavia Lillo, ha promosso un progetto dedicato alla situazione italiana.

Il primo passaggio è stato analizzare la diffusione della standardizzazione, l’utilizzo della codifica LOINC e le modalità di governo dello scambio dei dati nelle diverse realtà regionali attraverso una survey nazionale.

Hanno partecipato 254 professionisti della Medicina di Laboratorio provenienti da tutte le Regioni, in prevalenza dirigenti e direttori di laboratorio.

UN’ITALIA ANCORA DISOMOGENEA

I risultati mostrano differenze significative tra le diverse realtà.

Il 40% dei partecipanti riferisce un’adozione almeno parziale dello standard internazionale utilizzato per identificare gli esami.

Tuttavia, anche dove è stato introdotto, non sempre è conosciuta la sua effettiva estensione.

Il 60% dei professionisti dichiara di non disporre di informazioni sufficienti sulla copertura dello standard, mentre soltanto il 20% indica un’applicazione superiore all’80%.

Anche la governance presenta differenze: appena il 45% segnala progetti strutturati, referenti o iniziative regionali coordinate per l’armonizzazione e lo scambio delle informazioni.

Tra le criticità emergono la scarsa conoscenza del tema, la presenza di sistemi informativi differenti, le difficoltà di comunicazione tra piattaforme, una formazione ancora limitata e il coinvolgimento insufficiente dei professionisti del laboratorio.

Per i cittadini, queste differenze possono tradursi in un accesso non uniforme alle proprie informazioni diagnostiche e in maggiori difficoltà quando il percorso sanitario coinvolge strutture diverse.

QUALITÀ E SICUREZZA DELLE CURE

La possibilità di utilizzare correttamente un risultato diagnostico prodotto altrove riguarda anche la qualità delle decisioni cliniche.

La presidente SIBioC, dottoressa Sabrina Buoro, sottolinea che il risultato deve poter seguire la persona, essere riconosciuto nei diversi sistemi e conservare lo stesso significato clinico.

Per il cittadino, la ricaduta riguarda situazioni molto concrete: una visita presso un nuovo ospedale, un consulto con uno specialista, un accesso al Pronto Soccorso o la gestione di controlli ripetuti.

In questi casi, disporre di informazioni diagnostiche precedenti correttamente identificate può aiutare il medico a ricostruire più rapidamente la storia clinica e a utilizzare i risultati già disponibili.

Per questo SIBioC considera centrale la formazione dei professionisti della Medicina di Laboratorio, chiamati a partecipare alla trasformazione digitale, a governare i processi di codifica e a contribuire alla qualità del dato.

IL CITTADINO DI FRONTE AI PROPRI DATI

Il Fascicolo Sanitario Elettronico rende i dati clinici sempre più direttamente accessibili ai cittadini.

Ma vedere un risultato sullo schermo non significa necessariamente comprenderlo.

Un valore di laboratorio, infatti, deve essere letto nel suo contesto clinico e confrontato, quando necessario, con altri elementi della storia sanitaria.

La dottoressa Serena Battilomo, direttore dell’Ufficio 3 – Sistema informativo sanitario nazionale e innovazione digitale in sanità del Ministero della Salute, evidenzia proprio questa seconda sfida: rendere il dato non soltanto accessibile, ma anche comprensibile e utilizzabile.

Per il cittadino questo significa poter consultare un referto nel Fascicolo senza trovarsi davanti a informazioni frammentarie o difficili da interpretare.

La chiarezza del documento può facilitare la comprensione dei risultati, mentre la mediazione del medico resta fondamentale quando è necessario collegare quei valori alla situazione clinica individuale.

SIBioC richiama quindi l’importanza di referti più chiari e facilmente interpretabili.

L’obiettivo è fare in modo che il cittadino possa accedere alle proprie informazioni e che il professionista possa utilizzarle correttamente nelle decisioni di cura.

IL VALORE DEL DATO NEL TEMPO

La possibilità di recuperare e confrontare i risultati è particolarmente rilevante per chi deve sottoporsi a controlli periodici o segue percorsi assistenziali complessi.

In questi casi, la disponibilità dei risultati precedenti può aiutare a leggere l’andamento dei valori invece di considerare ogni esame come un dato isolato.

Nel rispetto delle regole previste per l’utilizzo dei dati, le informazioni possono inoltre contribuire alla prevenzione, alla ricerca epidemiologica e alla programmazione sanitaria.

La trasformazione digitale della Medicina di Laboratorio coinvolge quindi tecnologia, organizzazione e competenze professionali.

Per i cittadini, il beneficio atteso è avere informazioni diagnostiche più facilmente reperibili, correttamente identificate e utilizzabili quando servono, soprattutto nei casi in cui il percorso assistenziale coinvolga più professionisti o strutture.

IL CONGRESSO SIBioC A RIMINI

Il 58° Congresso Nazionale SIBioC – Medicina di Laboratorio, in programma a Rimini fino al 2 ottobre, riunisce circa 2mila professionisti.

“Consapevolezza, innovazione e sostenibilità: costruire il futuro della Medicina di Laboratorio” è il filo conduttore dell’appuntamento, che affronta digitalizzazione, intelligenza artificiale, genomica e biopsia liquida, nuovi biomarcatori, Point of Care Testing, medicina personalizzata, appropriatezza, sostenibilità e organizzazione dei laboratori.

Centrale è il rapporto tra Medicina di Laboratorio e decisione clinica, dal Pronto Soccorso al territorio e alla gestione delle cronicità.

In questo quadro, il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 rappresenta un’infrastruttura attraverso cui il dato diagnostico può essere valorizzato nella storia clinica del paziente.

Inmagine di copertina: Ufficio Stampa Diessecom