Un sito che esclude, una rampa bloccata, un servizio impossibile da utilizzare senza aiuto: le barriere cambiano forma, ma negano la stessa cosa, l’autonomia.
Accessiway e il campione paralimpico Daniele Cassioli uniscono le forze per promuovere una cultura dell’inclusione che vada oltre gli obblighi di legge.
Essere formalmente accessibili non significa esserlo davvero.
Lo dimostrano una rampa occupata da un’auto, un PDF illeggibile per uno screen reader o un sito web che impedisce a una persona con disabilità di completare un’operazione in autonomia.
Ostacoli spesso invisibili a chi non li incontra, ma capaci di limitare diritti e opportunità.
È da questa distanza tra regole ed esperienza quotidiana che nasce la collaborazione tra Accessiway, azienda torinese specializzata nell’accessibilità digitale e parte del gruppo team.blue, e Daniele Cassioli, campione del mondo di sci nautico paralimpico e fondatore di Real Eyes Sport.
Avviato a settembre 2026, il progetto affida a Cassioli il ruolo di ambassador per promuovere una cultura dell’inclusione che superi il semplice rispetto delle norme.
QUANDO LE BARRIERE ESCLUDONO
Cieco dalla nascita, Cassioli conosce direttamente le difficoltà che possono emergere quando spazi e strumenti non sono progettati per rispondere alle diverse esigenze.
Una rampa può essere realizzata correttamente, ma diventare inutilizzabile se qualcuno vi parcheggia davanti.
Allo stesso modo, un documento pubblicato online non è necessariamente fruibile da chi utilizza tecnologie assistive.
«La conformità è una cosa, l’accessibilità reale è tutt’altro», sottolinea Cassioli, richiamando la distanza tra il rispetto formale dei requisiti e la possibilità concreta di utilizzare un servizio.
Il problema riguarda sempre più da vicino la vita quotidiana.
Prenotare una prestazione, effettuare un pagamento, seguire un corso o accedere ai servizi pubblici sono attività spesso affidate alle piattaforme digitali.
Se queste non sono progettate per tutti, il rischio è limitare l’autonomia e le opportunità di una parte dei cittadini.
Un PDF composto da semplici immagini, per esempio, può risultare illeggibile per uno screen reader.
Un sito non compatibile con le tecnologie assistive può impedire di completare un’operazione senza aiuto.
La disponibilità di un servizio, quindi, non coincide necessariamente con la possibilità di utilizzarlo.
IL QUADRO NORMATIVO: DALLA LEGGE ALL’APPLICAZIONE
In Italia, il Decreto legislativo 82/2022 ha recepito l’European Accessibility Act, la direttiva europea che introduce requisiti di fruibilità per specifici prodotti e servizi.
Le disposizioni si applicano dal 28 giugno 2025 e interessano, tra gli altri ambiti, il commercio elettronico, alcuni servizi bancari destinati ai consumatori, gli e-book e determinati servizi di trasporto.
Non tutti i siti web rientrano automaticamente nel campo di applicazione: occorre verificare la tipologia di servizio e gli eventuali requisiti ed eccezioni previsti dalla normativa.
Nel marzo 2026 l’Agenzia per l’Italia Digitale ha inoltre pubblicato linee guida dedicate ai servizi interessati.
Il quadro legislativo rappresenta un passaggio importante, ma il rispetto dei requisiti non esaurisce la questione.
La sfida è tradurre le regole in esperienze realmente utilizzabili, coinvolgendo le persone con disabilità nella progettazione e nella verifica dei servizi.
LA RESPONSABILITÀ DELLE IMPRESE
Nata a Torino nel 2021, Accessiway affianca le organizzazioni nel miglioramento dei servizi digitali attraverso tecnologia, competenze specialistiche e verifiche attente all’esperienza degli utenti.
La collaborazione con Cassioli punta a rafforzare la consapevolezza delle aziende sulle conseguenze delle barriere e sull’importanza di prevenirle già in fase di progettazione.
Secondo Edoardo Arnello, Executive Vice President di Accessiway, l’esperienza del campione paralimpico mostra come siano spesso gli ostacoli presenti nell’ambiente, e non le persone, a creare un limite.
Una prospettiva che invita a ripensare prodotti, servizi e processi organizzativi.
La responsabilità, tuttavia, non riguarda soltanto le imprese tecnologiche.
Anche istituzioni e cittadini contribuiscono a determinare quanto gli spazi e i servizi siano realmente fruibili.
Le soluzioni tecniche sono indispensabili, ma devono accompagnarsi a comportamenti coerenti e a una progettazione che consideri fin dall’inizio le esigenze di persone diverse.
DAI PRINCIPI AI RISULTATI
«L’accessibilità non dovrebbe essere qualcosa che un’azienda fa perché deve, ma qualcosa che sceglie di fare perché riconosce il valore delle persone e della loro autonomia», afferma Cassioli.
Il messaggio della partnership è chiaro: l’inclusione non può restare una dichiarazione d’intenti né ridursi a un adempimento burocratico.
Deve tradursi in servizi utilizzabili, ambienti fruibili e opportunità concrete di partecipazione.
Il grado di inclusività di una società non si misura dal numero di regole che rispetta, ma dalla sua capacità di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di esercitare pienamente i propri diritti.
Nessuno dovrebbe essere costretto a chiedere un’eccezione per fare ciò che agli altri è consentito fare ogni giorno.
Immagine di copertina: Ufficio Stampa Disclosers





