Dopo una vita trascorsa come oncologo tra Europa e Stati Uniti, François Reboul ritrova durante il lockdown la passione per l’arte.
A Venezia, la mostra From Chaos to Freedom racconta una ricerca pittorica in cui le esperienze personali, il subconscio e il rapporto con il colore confluiscono in un linguaggio espressivo originale.
Per decenni ha lavorato come oncologo, confrontandosi ogni giorno con la fragilità della vita.
Poi, durante il lockdown, ha ripreso in mano i pennelli e ha dato ascolto a una passione che lo accompagnava dall’adolescenza.
Oggi François Reboul, artista francese che vive e lavora a Venezia, porta in mostra il risultato di una ricerca pittorica che affonda le radici nell’Espressionismo astratto americano.
Con From Chaos to Freedom, a Venezia, racconta il suo rapporto con il caos, il subconscio e la pittura come strumento di esplorazione interiore.
La storia di Reboul comincia molto prima del suo ritorno alla pittura.
Nel giugno del 1960, dopo aver visto con il padre il film América insólita, parte da solo per un viaggio di tre mesi negli Stati Uniti.
Da Chicago a New Orleans, da Los Angeles a Houston, fino a New York, visita musei, gallerie e spazi espositivi, entrando in contatto con il fermento artistico americano del secondo dopoguerra.
In quel periodo immagina per sé un futuro nell’arte o nell’insegnamento della filosofia.
Ma al rientro in Francia sceglie un’altra strada: segue le orme del padre, medico, e intraprende una carriera in oncologia che lo porterà a lavorare tra Europa e Stati Uniti.
UNA STORIA CHE CONTINUA
La medicina diventa una parte centrale della sua vita professionale, ma l’interesse per l’arte non scompare.
Rimane sullo sfondo, alimentato anche dalla frequentazione degli ambienti artistici parigini durante gli anni degli studi.
La sua storia familiare è profondamente legata alla cura.
Il padre, Georges Reboul, fu uno dei pionieri della radioterapia moderna in Francia e contribuì allo sviluppo dell’Institut Sainte-Catherine di Avignone, importante centro oncologico.
François cresce in un ambiente nel quale la ricerca scientifica, l’attenzione alla comunità e la responsabilità verso i pazienti fanno parte della quotidianità.
Parallelamente alla professione medica, coltiva la fotografia e viaggia a lungo in Giappone, India, Cina e Sud America.
Sono esperienze che ampliano il suo sguardo e il suo rapporto con le immagini, ma anche il modo di osservare il mondo.
Durante il primo lockdown, una domanda lo riporta alle aspirazioni della giovinezza: «Che cosa volevo diventare quando avevo 15 anni?»
La risposta è un artista.
In tre mesi realizza oltre duecento opere, i primi «gemiti pittorici», come li definisce, dando avvio a una produzione che da allora accompagna ogni sua giornata.
Da quel momento dipinge quotidianamente.
Non si tratta di un semplice passatempo, ma di una pratica diventata necessaria, attraverso la quale rielabora esperienze, intuizioni e sensazioni.
DAL CAOS ALLA PITTURA: UNA RICERCA INTERIORE
È proprio da questa ricerca che nasce From Chaos to Freedom, la mostra personale curata da Vittoria Brachi, seconda parte di un progetto espositivo iniziato con Beyond Chaos.
Per Reboul, l’arte è soprattutto uno strumento per entrare in contatto con il proprio subconscio.
Il caos rappresenta il punto di partenza della sua produzione: una condizione interiore che la pittura cerca di intercettare, esplorare e, in qualche modo, trattenere sulla tela.
Il suo metodo, pur lasciando ampio spazio all’istinto, segue una precisa sequenza.
Ogni dipinto nasce da un solo colore, al quale vengono progressivamente affiancate altre due o tre tonalità al massimo.
Attraverso il pigmento puro e le linee tracciate dal pennello, l’artista cerca un equilibrio capace di dare forma al disordine.
Il quadro prende vita attraverso un processo fisico e intuitivo.
Il colore si sovrappone, il gesto accelera o rallenta, le pennellate si interrompono e riprendono.
Ogni opera conserva le tracce di ciò che è accaduto durante la sua realizzazione.
Non tutto è deciso in anticipo.
Una parte essenziale del lavoro consiste proprio nel lasciare spazio all’imprevisto.
«Dipingo per scoprire qualcosa che ancora non conosco», racconta l’artista.
Il caos non è qualcosa da eliminare immediatamente, ma una condizione da attraversare.
Prima viene il gesto, poi l’osservazione, la selezione, l’intervento.
A volte anche la distruzione di ciò che è stato realizzato, per ricominciare da un’altra direzione.
«La cosa più essenziale della vita, se voglio liberarmi dal caos, è la libertà nelle opere. È una necessità per tendere verso la serenità», spiega Reboul.
L’astrazione diventa una scelta espressiva precisa: non riprodurre la realtà visibile, ma andare oltre la sua superficie.
Con l’avvento della fotografia, osserva Reboul, la pittura può liberarsi dalla necessità di rappresentare fedelmente il mondo esterno per esplorare quello interiore.
I suoi quadri diventano, in questo senso, paesaggi dell’anima, immagini di pensieri e sensazioni che non hanno bisogno di riconoscersi in forme reali.
Nella sua ricerca si riconoscono i riferimenti dell’Espressionismo astratto e della Scuola di New York, insieme alla lezione di artisti come Willem de Kooning e Joan Mitchell.
Tra le influenze più contemporanee figura anche la pittrice britannica Cecily Brown.
VENEZIA, UNA MOSTRA CHE RACCONTA ANCHE UNA STORIA DI VITA
La mostra si sviluppa sui due livelli di Spazio SV, nell’area di San Zaccaria, attraverso due grandi dittici di recente realizzazione e opere di differenti dimensioni.
Al piano terra dominano le tonalità dorate, attraversate da energiche pennellate di blu cobalto.
Al piano superiore il linguaggio cromatico diventa più intenso e drammatico: rossi profondi, blu e viola dialogano con segni neri e avorio.
Due paesaggi visivi differenti, che restituiscono altrettanti momenti di una ricerca in cui la materia pittorica diventa protagonista.
Come sottolinea la curatrice Vittoria Brachi, la libertà evocata dal titolo non è soltanto un risultato formale, ma una dichiarazione poetica capace di mettere in relazione arte e vita.
Il percorso prosegue idealmente anche nell’Atelier François Reboul, a Cannaregio, uno spazio recuperato da un cantiere nel quale è possibile avvicinarsi al processo creativo dell’artista, osservare le tele e i materiali e conoscere più da vicino il suo lavoro quotidiano.
L’atelier è visitabile su appuntamento.
IL CORAGGIO DI SEGUIRE UNA NUOVA DIREZIONE
C’è un aspetto della storia di François Reboul che va oltre la pittura e riguarda il rapporto con il tempo e con le possibilità che restano aperte anche quando sembra che le scelte fondamentali siano già state compiute.
Siamo spesso portati a pensare alla vita come a un percorso lineare, fatto di decisioni che definiscono una volta per tutte chi siamo.
La sua esperienza suggerisce invece che un’identità può continuare a evolversi e che una passione lasciata in secondo piano può tornare a occupare un posto centrale, senza che questo implichi il rinnegamento di ciò che è venuto prima.
Dopo una vita trascorsa nella medicina, Reboul porta nella pittura le esperienze, gli incontri e le domande maturate nel corso degli anni.
Oggi la tela è il luogo in cui può confrontarsi con l’incertezza attraverso un linguaggio aperto alla sperimentazione e alla scoperta.
From Chaos to Freedom diventa così qualcosa di più di una mostra di pittura astratta: è il racconto di un rapporto con l’esistenza che continua a trasformarsi.
Il caos, anziché rappresentare un ostacolo, diventa materia da esplorare; la pittura, uno spazio in cui pensieri e sensazioni possono trovare una forma senza essere costretti entro schemi prestabiliti.
E forse è proprio questo che François Reboul cerca sulla tela: non una risposta a ciò che è stato, ma uno spazio in cui continuare a scoprire ciò che ancora può essere.
Inmagine di copertina: Ufficio Stampa
Cristina Gatti Press &P.R.





