INTELLIGENZA ARTIFICIALE: ITALIA IN RITARDO RISPETTO ALL’EUROPA

Solo il 5% delle aziende italiane utilizza l’AI, ben al di sotto della media europea dell’8%.

Ecco i settori di maggiore impiego.L’Unione Europea sta tracciando una strada precisa per quanto riguarda le regole e gli investimenti in intelligenza artificiale, con l’obiettivo di diventare leader globale in questo settore strategico.

Attraverso l’adozione di regolamenti rigorosi e un aumento degli investimenti, l’UE mira a garantire un uso etico e sicuro dell’AI, proteggendo al contempo i diritti fondamentali dei cittadini.

L’implementazione di queste tecnologie, tuttavia, varia significativamente tra i diversi Stati membri, evidenziando disparità che possono influenzare la competitività economica e tecnologica all’interno del continente. In questo contesto, l’Italia si trova in una posizione di svantaggio, con una bassa percentuale di aziende che adottano l’AI rispetto alla media europea, un dato che solleva preoccupazioni sul futuro della sua competitività e innovazione.

Secondo i dati riportati da Eurostat, nel 2023 solo il 5% delle aziende italiane con 10 o più dipendenti ha utilizzato tecnologie di intelligenza artificiale u svolgere la propria attività.

Questa percentuale è in calo rispetto al 2021, quando era del 6,2%, e posiziona l’Italia al ventesimo posto tra i paesi membri dell’Unione Europea.

Il dato è particolarmente significativo se confrontato con la media europea dell’8%, trainata dai paesi del Nord Europa come la Danimarca, che raggiunge il 15,2%.

Questo divario preoccupa gli esperti e solleva importanti interrogativi sul futuro della competitività delle aziende italiane in un contesto economico sempre più dominato dalle tecnologie emergenti.

LA CLASSIFICA EUROPEA

La classifica di Eurostat mette in evidenza un’ampia disparità tra i paesi membri dell’UE in termini di adozione dell’intelligenza artificiale.

In cima alla classifica troviamo la Danimarca con il 15,2%, seguita da vicino dalla Finlandia (15,1%) e dal Lussemburgo (14,4%).

Questi paesi mostrano un forte impegno nell’integrazione delle tecnologie AI nei loro processi aziendali.

Al contrario, l’Italia si trova tra le ultime posizioni, superando solo paesi come Lituania (4,9%), Cipro (4,7%), Lettonia (4,5%), Grecia (4%), Ungheria e Polonia (3,7%), Bulgaria (3,6%) e Romania (1,5%).Un trend negativo in controtendenza rispetto alla media europea, che ha visto una leggera crescita nell’adozione dell’AI dal 2021 al 2023, passando dal 7,6% all’8%.

“Le aziende italiane non possono farsi trovare impreparate se vogliono rimanere competitive” –afferma Claudio Honegger, amministratore unico di Richmond Italia -.

Questi sottolinea l’importanza di sfruttare le nuove opportunità offerte dall’AI e prepararsi per il futuro del lavoro.

SETTORI DI MAGGIORE IMPIEGO

Le aziende italiane che utilizzano maggiormente l’intelligenza artificiale operano principalmente nel campo dell’informazione e della comunicazione, con una percentuale del 29,4%.

Un settore seguito dalle attività di servizi professionali, scientifici e tecnici (18,5%).

Le imprese di costruzioni sono invece quelle che fanno il minor uso di AI, con una percentuale ferma al 3,2%.Le grandi imprese, con oltre 250 dipendenti, sono quelle che adottano maggiormente le tecnologie AI, con una percentuale del 30,4%, rispetto al 13% delle medie imprese (50-249 dipendenti) e al 6,4% delle piccole imprese (10-49 dipendenti).

Questo divario può essere spiegato dalla complessità e dai costi elevati necessari per l’implementazione delle tecnologie AI, che risultano più accessibili alle grandi realtà aziendali.

TECNOLOGIE E UTILIZZI PRINCIPALI

Eurostat identifica sette principali tecnologie di intelligenza artificiale utilizzate dalle aziende dell’Unione Europea.

Tra queste, l’automazione dei processi robotici è la più diffusa.

Questa tecnologia permette di automatizzare diversi flussi di lavoro e fornire assistenza nelle decisioni aziendali, come ad esempio nei servizi clienti capaci di rispondere in modo automatico a domande frequenti.

Un’altra tecnologia chiave è l’anialisi del linguaggio scritto, nota anche come text mining, che consente di estrarre informazioni da grandi volumi di dati testuali non strutturati.

Il machine learning, che permette sistemi informatici di imparare dai dati senza essere esplicitamente programmati, è anch’esso largamente impiegato, migliorando le prestazioni con l’esperienza. Tecnologie come il riconoscimento vocale e il riconoscimento ed elaborazione delle immagini stanno anch’esse trovando ampia applicazione, così come la generazione di linguaggio naturale e l’abilitazione del movimento fisico.

CONCLUSIONI E PROSPETTIVE

Le prospettive per l’intelligenza artificiale in Italia sembrano ancora incerte, nonostante le sue potenzialità siano riconosciute in vari settori.

Il divario con il resto d’Europa mette in luce una necessità urgente di interventi per promuovere e facilitare l’adozione delle tecnologie AI nelle aziende italiane. “I campi in cui l’intelligenza artificiale può aiutare le aziende sono già tanti e destinati ad aumentare ancora di più” – conclude Honegger – ribadendo l’importanza di una corretta informazione per prendere le decisioni più vantaggiose all’interno del proprio business.Eventi come il Richmond AI business forum, tenutosi a Gubbio dal 3 al 5 luglio, rappresentano un’importante occasione per esplorare le opportunità e i rischi legati all’AI.

La partecipazione di esperti come Federico Faggin, inventore della tecnologia MOS Silicon Gate e dei primi microprocessori al mondo, sottolinea l’importanza di una maggiore consapevolezza e preparazione in questo settore.

Solo con un approccio informato e strategico l’Italia potrà recuperare terreno e competere efficacemente nello scenario europeo dell’intelligenza artificiale.

Fonte:

Italia solo 20ᵃ in Europa per utilizzo dell’intelligenza artificiale

immagine di copertina: Pixels