Il nuovo rapporto FRA denuncia oltre 1,4 milioni di persone ancora istituzionalizzate nell’UE e l’urgenza di politiche reali di deistituzionalizzazione
Il documento dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali conferma la normalizzazione della violenza negli istituti, l’assenza di canali di denuncia sicuri e il fallimento degli Stati membri nel garantire i diritti sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità
UN’EUROPA CHE FALLISCE I SUOI OBBLIGHI
Secondo il nuovo rapporto dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) sono oltre 1,4 milioni di persone con disabilità nell’UE che vivono ancora in istituti, un dato che rivela il mancato rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi previsti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
La deistituzionalizzazione resta un impegno disatteso, mentre migliaia di persone continuano a essere escluse dalla vita sociale, privata della propria autodeterminazione e dell’accesso a percorsi di emancipazione individuale.
Il quadro che emerge è quello di un’Europa all’apparenza avanzata sui diritti, ma ancora immersa in prassi segreganti.
VIOLENZA NORMALIZZATA E DIRITTI FRAGILI
Il rapporto FRA, pubblicato a seguito del Consultation Meeting on Violence against Persons with Disabilities in Institutions tenutosi il 21 e 22 ottobre a Vienna, mette in luce come la normalizzazione della violenza, gli ostacoli alle denunce e l’assenza di monitoraggi indipendenti continuino a compromettere gravemente i diritti fondamentali delle persone con disabilità.
La mancanza di controlli strutturati e di strumenti efficaci per segnalare abusi permette che violenze fisiche, psicologiche e istituzionali rimangano sommerse e impunite, rendendo invisibili le vittime e contribuendo al perpetuarsi di un sistema opaco.
IL RUOLO DELL’ITALIA E LA PRESENZA DI FONDAZIONE TIME2
Alla riunione consultiva dello scorso ottobre, che ha visto la partecipazione di 30 esperti provenienti da 25 Paesi europei, l’Italia era rappresentata – come unica realtà non istituzionale – da Fondazione Time2, impegnata da anni nell’affiancamento di giovani e adulti con disabilità nei percorsi verso l’autonomia.
La presenza dell’organizzazione ha permesso di portare un contributo centrato sull’autodeterminazione e sulla partecipazione diretta delle persone con disabilità, temi ancora troppo marginali nelle politiche europee sul contrasto alla violenza.
LA VOCE DI SAMUELE PIGONI E LA CENTRALITÀ DELLA SELF ADVOCACY
“La pubblicazione del nuovo rapporto della FRA conferma quanto era emerso durante il Consultation Meeting on Violence against Persons with Disabilities in Institutions, al quale abbiamo avuto l’onore di partecipare lo scorso ottobre.” ha dichiarato Samuele Pigoni, Segretario Generale di Fondazione Time2.
Le sue parole riportano al centro il ruolo della rappresentanza diretta: “i dati e le analisi dell’Agenzia mostrano con chiarezza che serve adottare misure urgenti per prevenire la violenza attraverso, anche, l’intervento istituzionale.”
“In quel contesto abbiamo portato la voce e l’esperienza di Fondazione Time2, che da sempre lavora affinché le persone con disabilità possano rappresentare se stesse e partecipare attivamente alla vita pubblica.
Il riconoscimento del ruolo della self advocacy come strumento di prevenzione e di autoprotezione è un passaggio essenziale, così come lo è rafforzare la loro partecipazione diretta nei processi decisionali che le riguardano.”
Un richiamo che evidenzia quanto la voce delle persone con disabilità sia oggi ancora poco ascoltata, e quanto questa mancanza contribuisca alla perpetuazione della vulnerabilità.
SUPERARE GLI ISTITUTI: UNA PRIORITÀ NON PIÙ RIMANDABILE
Pigoni ha sottolineato un’altra delle urgenze evidenziate dal rapporto: “Oltre a questo dal report emerge la necessità di superare l’istituzionalizzazione.
Questo significa ricondurre le persone con disabilità nello spazio pieno della vita sociale, rafforzando al contempo una protezione effettiva dalla violenza fondata su norme coerenti, dati attendibili e monitoraggi indipendenti.”
“Servono canali di segnalazione sicuri, formazione trasformativa per chiunque operi a fianco delle persone con disabilità e strutture capaci di vigilare senza complicità.
La partecipazione diretta delle persone interessate non è accessoria, ma il presupposto stesso di politiche giuste: perché senza voce non c’è tutela, e senza riconoscimento non c’è diritto.”
Parole che fotografano una distanza evidente tra principi e realtà, tra direttive europee e condizioni quotidiane di milioni di persone.
UN’EUROPA CHE DEVE SCELIERE DA CHE PARTE STARE
Pigoni ha poi concluso: “il rapporto diffuso oggi rende ancora più evidente l’urgenza di proseguire in questa direzione: promuovere l’autodeterminazione come diritto e come leva di libertà significa contribuire a costruire un’Europa più giusta e inclusiva, in linea con le raccomandazioni emerse dal meeting e con il percorso che l’Italia sta portando avanti con la recente riforma centrata sul progetto di vita personalizzato e partecipato e l’istituzione del Garante dei diritti delle persone con disabilità, chiamato non solo a vigilare, ma a rendere esigibile quel diritto ad avere diritti che fonda ogni autentica cittadinanza.”
L’Agenzia Europea conclude il suo rapporto invitando tutti i Paesi membri ad adottare misure urgenti per prevenire la violenza, proteggere le vittime e responsabilizzare le istituzioni.
La scelta ora è politica, strutturale e culturale: passare da un sistema che isola a un modello che libera. L’Europa non può più attendere.
Fonte:
https://fra.europa.eu/en/publication/2025/institutions-places-care-and-places-safety





