Sedici anni di vita con malattia e disabilità: la prevenzione cardiovascolare sfida decisiva per un invecchiamento in salute

In Italia si vive sempre più a lungo, ma non sempre al meglio.

Oggi l’aspettativa di vita supera gli 83 anni, ma gli anni vissuti in buona salute si fermano mediamente a 67.

Significa che una persona trascorre circa 16 anni della propria esistenza convivendo con malattie croniche o condizioni di disabilità.

Un dato che racconta con forza il paradosso della longevità contemporanea: vivere di più non equivale automaticamente a vivere bene.

È questo il tema affrontato dalla VI Giornata Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare promossa dalla SIPREC, che si è svolta il 13 maggio presso l’Auditorium Cosimo Piccinno del Ministero della Salute a Roma.

Al centro dell’incontro, la necessità di ripensare le politiche sanitarie non soltanto in termini di sopravvivenza, ma di qualità della vita.

La prevenzione cardiovascolare emerge così come uno degli strumenti più efficaci per ridurre gli anni vissuti con fragilità, limitazioni funzionali e perdita di autonomia.

Il grande divario tra longevità e salute

I dati presentati durante la Giornata mostrano un fenomeno ormai globale.

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open, condotto su 183 Paesi membri dell’OMS tra il 2000 e il 2019, evidenzia come il divario tra aspettativa di vita e anni vissuti in salute sia aumentato del 13%, passando da 8,5 a 9,6 anni.

In Italia il gap appare ancora più marcato.

Quasi un quarto dell’esistenza viene trascorso con una o più patologie croniche, spesso accompagnate da disabilità e necessità assistenziali.

Le conseguenze non riguardano solo le persone direttamente coinvolte, ma investono famiglie, caregiver e sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

Il peso delle disuguaglianze sociali resta determinante.

Le donne, le persone con minore livello di istruzione e le fasce economicamente più fragili risultano maggiormente esposte al rischio di vivere più anni in condizioni di cattiva salute.

Una realtà che rende evidente come la prevenzione non possa essere considerata esclusivamente una questione individuale, ma anche culturale e sociale.

Le malattie cardiovascolari alimentano la cronicità

Tra le principali cause di questo divario ci sono le malattie cardiovascolari.

Nel nostro Paese, tra gli over 65, la prevalenza delle patologie cardiovascolari raggiunge il 27%, arrivando al 30-35% tra gli over 75.

In pratica, un anziano su tre convive con problemi cardiaci o circolatori.

Si tratta inoltre della prima causa di ricovero e di consumo di risorse sanitarie nella popolazione anziana.

Le malattie cardiovascolari sono responsabili del 50-60% della mortalità in questa fascia d’età e incidono profondamente sulla qualità della vita, aumentando il rischio di perdita dell’autonomia, isolamento e fragilità.

Per questo la prevenzione cardiovascolare viene oggi considerata una priorità strategica di salute pubblica.

Non riguarda soltanto il cuore, ma il modo stesso in cui si invecchia.

Prevenire significa guadagnare anni di vita in salute

Secondo i dati illustrati dalla SIPREC, a 50 anni la presenza dei principali fattori di rischio cardiovascolare – ipertensione arteriosa, diabete, dislipidemia, obesità e fumo – aumenta significativamente la probabilità di sviluppare una malattia cardiovascolare: il rischio raggiunge il 24% nelle donne e il 38% negli uomini.

Tuttavia, quando questi fattori vengono individuati precocemente e controllati attraverso percorsi di prevenzione, i benefici possono essere enormi.

Le donne possono guadagnare fino a 14,5 anni liberi da malattie cardiovascolari, mentre gli uomini fino a 11,8 anni.

“Non possiamo fermare l’invecchiamento, ma possiamo mitigarne in modo efficace le conseguenze a livello cardiovascolare”, ha spiegato il professor Massimo Volpe, presidente SIPREC.

“La prevenzione deve diventare il centro delle politiche sanitarie, sia attraverso strategie rivolte alla popolazione sia tramite interventi individuali multidisciplinari”.

Il concetto chiave richiamato dagli esperti è quello di healthspan: non soltanto quanti anni si vive, ma quanti anni si vivono in buona salute.

Una prevenzione che accompagna tutta la vita

La VI Giornata Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare ha voluto lanciare un messaggio chiaro: la prevenzione non può essere episodica né tardiva.

Deve accompagnare l’intero arco della vita.

Nei giovani significa educazione alimentare, attività fisica e contrasto alle dipendenze.

Negli adulti vuol dire monitoraggio costante dei fattori di rischio e diagnosi precoce.

Negli anziani significa promuovere l’invecchiamento attivo e preservare il più possibile autonomia e qualità della vita.

Durante l’iniziativa è stato inoltre presentato il “Decalogo della Prevenzione Cardiovascolare”, pensato come strumento divulgativo per aiutare i cittadini ad adottare comportamenti quotidiani più salutari.

Il cuore come scelta quotidiana

A rafforzare il messaggio della campagna sono intervenute anche due testimonial d’eccezione: l’attrice Isabella Ferrari e la schermitrice Rossella Fiamingo.

Anche la prevenzione è una scelta quotidiana: silenziosa, fatta di piccoli gesti”, ha affermato Isabella Ferrari, sottolineando l’importance di ascoltare il proprio corpo e prestare attenzione ai segnali spesso ignorati.

Rossella Fiamingo ha invece ricordato come la salute cardiovascolare non riguardi soltanto gli sportivi professionisti: “Prendersi cura del cuore è un diritto e una responsabilità di tutti”.

Parole che riportano la prevenzione alla dimensione concreta della quotidianità.

Perché le grandi strategie sanitarie passano anche da gesti semplici: camminare, alimentarsi in modo equilibrato, smettere di fumare, controllare pressione e colesterolo, fare attività fisica regolare.

Una questione sanitaria, sociale e culturale

La conferenza, patrocinata dal Ministero della Salute, dall’Università Sapienza di Roma e dall’IRCCS San Raffaele di Roma, ha coinvolto istituzioni, clinici, rappresentanti delle associazioni civiche e del mondo farmaceutico.

Il messaggio emerso è netto: la prevenzione cardiovascolare non è più soltanto un tema medico-specialistico, ma una questione che riguarda il futuro sociale ed economico del Paese.

In un’Italia sempre più longeva, la vera sfida non è soltanto aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni.

Immagine di copertina: Ufficio Stampa Press Francesco Picazio