A sette anni si è vista portare via tutto ciò che aveva costruito.
Gli allenamenti, le gare, il sogno di diventare una nuotatrice professionista.
Ma soprattutto l’acqua, il luogo in cui si sentiva libera.
Oggi, a tredici anni, Grazia è tornata in piscina accanto al suo idolo, il campione olimpico Nicolò Martinenghi, grazie a Make-A-Wish Italia ETS.
Un desiderio realizzato che assume il valore di una rinascita personale e simbolica.
La storia di Grazia inizia con una diagnosi devastante: un disgerminoma maligno al cervello.
Una malattia che ha interrotto improvvisamente la sua quotidianità e un percorso sportivo che rappresentava molto più di una semplice passione.
Il nuoto era il centro della sua vita, una disciplina coltivata con costanza all’interno di una squadra agonistica, un progetto costruito giorno dopo giorno tra sacrifici e ambizioni.
Poi la malattia, le cure, l’isolamento forzato e la necessità di abbandonare la piscina.
«Nessuno può capire realmente cosa ho dovuto affrontare, cosa significa essere privata di ciò che ami di più al mondo.
Ho sofferto, ho pianto. Ma se c’è una cosa che questo sport mi ha insegnato, è stata quella di non arrendermi mai», racconta Grazia.
Parole che restituiscono il peso emotivo di una frattura improvvisa, ma anche la determinazione di una ragazza che ha continuato a immaginare il proprio ritorno in acqua nonostante tutto.
Nel lungo percorso di cura, infatti, il desiderio è rimasto sempre lo stesso: tornare a nuotare.
Farlo accanto a Nicolò Martinenghi, campione olimpico e mondiale che Grazia segue da anni con ammirazione, ha trasformato quel sogno in qualcosa di ancora più potente.
Non semplicemente l’incontro con un atleta famoso, ma la possibilità di riconnettersi con la parte di sé che la malattia sembrava aver sospeso.
A rendere possibile questo incontro è stata Make-A-Wish Italia ETS, associazione che dal 2004 realizza desideri di bambini e ragazzi affetti da gravi patologie.
L’obiettivo non è soltanto regalare un momento di felicità, ma offrire un’esperienza capace di incidere profondamente sul benessere emotivo di chi affronta cure lunghe e complesse.
La giornata trascorsa insieme a Martinenghi è stata per Grazia un ritorno concreto alla propria identità.
«È stata davvero una giornata fantastica e mi sono divertita molto.
Per me è stata una soddisfazione immensa: mi sono sentita orgogliosa e felice», ha raccontato dopo l’incontro.
Anche Nicolò Martinenghi ha sottolineato il valore umano dell’esperienza condivisa.
«La condivisione è la cosa più bella: quando capisci che anche in momenti non semplici puoi aiutare qualcuno, è sicuramente ciò che mi rende più orgoglioso», ha spiegato il campione olimpico.
La storia di Grazia apre una riflessione più ampia sul ruolo del desiderio nei percorsi di malattia pediatrici.
Nelle narrazioni pubbliche, spesso dominate dagli aspetti clinici e sanitari, resta ai margini tutto ciò che riguarda la dimensione emotiva, relazionale e identitaria dei bambini e degli adolescenti malati.
Eppure proprio questi elementi incidono profondamente sulla qualità della vita e sulla capacità di affrontare le terapie.
Il desiderio, in questo senso, non rappresenta evasione o semplice intrattenimento. Diventa uno strumento per recuperare progettualità, fiducia e motivazione.
Tornare in piscina per Grazia ha significato riappropriarsi di una parte di sé che la malattia aveva interrotto.
Un gesto che assume un valore terapeutico anche sul piano simbolico: il corpo che torna a muoversi nell’acqua, la paura che lascia spazio alla possibilità, il futuro che ricomincia a essere immaginabile.
Non è un caso che Make-A-Wish Italia parli apertamente di “cura straordinaria”.
«Realizzare un desiderio significa offrire ai bambini e ragazzi gravemente malati un’esperienza capace di restituire energia, fiducia e forza.
L’impatto è fortissimo, contagioso, soprattutto sul benessere emotivo: aiuta ad affrontare il percorso di cura con maggiore resilienza», ha dichiarato la presidente e cofondatrice Sune Frontani.
Dal 2004 l’associazione ha realizzato oltre 3.200 desideri in Italia, collaborando con i principali ospedali pediatrici e una rete di circa 250 volontari distribuiti sul territorio nazionale.
Secondo i dati citati dall’organizzazione, sarebbero quasi 6.000 ogni anno i bambini che ricevono una diagnosi di malattia grave o cronica e che potrebbero beneficiare di questo tipo di sostegno emotivo.
Nella lettera scritta da Grazia a Make-A-Wish emerge forse il significato più profondo dell’intera esperienza: «La vita mi ha insegnato che tutto è possibile».
Una frase semplice, ma capace di condensare il senso di una battaglia vissuta troppo presto e la forza di chi, nonostante il dolore, continua a scegliere il futuro.
Immagine di copertina: UFFICIO STAMPA MAKE-A-WISH ITALIA ETS





