L’AUTISMO CHE CHIEDE STRUTTURE, NON GESTI STRAORDINARI

Una nuova realtà prende forma ad Agrate Brianza: dalla visione di una famiglia nasce una fondazione che mette al centro bambini, famiglie e comunità, con l’obiettivo di rendere l’autismo una responsabilità condivisa e sostenibile.

C’è un momento in cui l’impegno smette di essere solo una scelta privata e diventa un atto pubblico.

È ciò che accade con la nascita di Fondazione Bluemers, evoluzione naturale di un progetto che, in poco più di un anno, ha già inciso concretamente nella vita di decine di famiglie.
Un passaggio che parla di cura, ma anche di visione, di numeri che crescono e di bisogni che non possono più restare ai margini.

UN DATO CHE INTERROGA TUTTI

In Italia un bambino su 77, tra i 7 e i 9 anni, ha una diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico.
Un dato che smentisce definitivamente l’idea dell’autismo come condizione rara e che chiama in causa l’intero sistema di welfare.

A partire da questa consapevolezza, a poco più di un anno dall’apertura del Centro Bluemers di Agrate Brianza, nasce oggi la Fondazione Bluemers: uno strumento pensato per sostenere le famiglie non solo sul piano clinico, ma anche su quello economico e sociale.

QUANDO LA CURA HA UN COSTO

“L’autismo è una condizione pervasiva che accompagna il bambino lungo tutto il percorso di crescita e che incide anche dal punto di vista economico sulla quotidianità delle famiglie”, afferma Beppe Fumagalli, presidente della Fondazione Bluemers.
Le parole restituiscono una realtà spesso taciuta: i trattamenti intensivi, soprattutto in rapporto 1:1, hanno costi elevati e continui nel tempo.

In soli 15 mesi, il Centro ha accolto 35 nuclei familiari su 80 posti disponibili, attivando percorsi personalizzati, laboratori inclusivi e momenti di formazione gratuiti per i genitori. Segnali concreti di un bisogno strutturale.

UN MODELLO CHE GUARDA LONTANO

Formazione, sensibilizzazione e inclusione sono solo una parte del progetto.

Al centro dell’esperienza Bluemers ci sono anche concretezza, sostenibilità e replicabilità.
“Il tema centrale è che l’autismo viene ancora talvolta descritto come una condizione rara, ma questi dati rendono evidente come non lo sia e quindi dobbiamo essere pronti a gestire in maniera eccellente, efficace e parsimoniosanumeri in costante aumento”, sottolinea ancora Beppe Fumagalli.
Da qui l’obiettivo strategico dell’accreditamento presso il Servizio Sanitario Nazionale, per rendere i trattamenti accessibili e alleggerire il carico economico sulle famiglie.

RICERCA, RIABILITAZIONE, ABILITAZIONE

Il Centro Bluemers è pensato come un hub di eccellenzache integra tre linee di attività in costante dialogo: riabilitazione, ricerca e abilitazione.
La prima si fonda su percorsi “sartoriali”, costruiti intorno al singolo bambino e al suo contesto di vita.
La ricerca si sviluppa tra base, clinica e applicata, con l’obiettivo di fornire strumenti utili al presente e al futuro.

L’abilitazione, infine, punta alla cosiddetta “contaminazione dei contesti”, per trasferire quanto appreso nei setting terapeutici anche nello sport, nel gioco e nelle esperienze sociali.

UN LUOGO APERTO, NON ESCLUSIVO

“Oggi, come un anno fa, il nostro focus non è solo affrontare le sfide poste dall’autismo a livello sociale ma anche realizzare un modello combinato, efficace e replicabile per il futuro”, dichiara Lucia Fumagalli, fondatrice di Bluemers e vicepresidente della Fondazione.

E aggiunge: “Con la Fondazione vogliamo fare un ulteriore passo in avanti verso coloro che vivono quotidianamente questa condizione: il nostro centro non vuole essere un luogo esclusivo, ma uno spazio in cui trovare supporto, unito all’eccellenza dal punto di vista scientifico”.
Una visione che tiene insieme competenza e prossimità.

DAL TERRITORIO, PER IL TERRITORIO

In poco più di un anno, il progetto Bluemers ha coinvolto migliaia di persone: dal Villaggio Bluemers al Fuori Gran Premio di Monza allo Sport City Day, fino alle collaborazioni con realtà sportive e associative del territorio.
Oggi la Fondazione avvia la sua prima campagna di raccolta fondi, con l’obiettivo di sostenere famiglie e progetti sociosanitari ed educativi, anche attraverso il 5×1000 a partire dal 2026.

Un impegno che non chiede solo risorse, ma partecipazione. Perché l’autismo non è una questione privata: è una responsabilità collettiva.

Immagine di copertina: Ufficio Stampa Espresso