La terapia che passa dalla relazione: pet therapy per i disturbi alimentari pediatrici al Fatebenefratelli di Milano

Purina e Frida’s Friends sostengono un progetto di Interventi Assistiti con Animali per bambini e adolescenti con Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

Si tratta di un percorso che affianca la cura clinica e lavora sulla fiducia, sulle emozioni e sulle relazioni.

C’è una stanza, all’interno della Casa Pediatrica dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, che rompe il ritmo sospeso della degenza.

La chiamano “stanza lilla”.

Qui, tra attività creative, musica e silenzi condivisi, entrano cani e gatti.

Non come presenza occasionale, ma come parte integrante di un percorso terapeutico strutturato.

È in questo spazio che prende forma il progetto di Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) sostenuto da Purina insieme alla Onlus Frida’s Friends, rivolto a bambini e adolescenti ricoverati per Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

In Italia i Disturbi del Comportamento Alimentare rappresentano un fenomeno in crescita costante.

Oltre 3 milioni di persone convivono con queste patologie.

Negli ultimi anni, si è registrato un incremento fino al 60% dei casi in età evolutiva, con un abbassamento significativo dell’età di esordio.

Non è più raro, oggi, che bambine di 8 o 9 anni vengano ricoverate per forme gravi di anoressia.

Numeri che restituiscono la complessità di disturbi in cui la dimensione fisica si intreccia profondamente con quella psicologica e relazionale.

All’interno della Casa Pediatrica del Fatebenefratelli, il reparto dedicato ai Disturbi del Comportamento Alimentare accoglie giovani pazienti per percorsi di cura che durano mediamente tre o quattro mesi.

Un tempo lungo, segnato da terapie farmacologiche, supporto psicologico e un inevitabile distacco dalla quotidianità.

È in questo contesto che si inserisce il lavoro di Frida’s Friends, in stretta collaborazione con l’équipe sanitaria, per costruire interventi che affianchino alla cura clinica uno spazio di relazione autentica.

Gli IAA, infatti, non si configurano come momenti ricreativi isolati, ma come un percorso continuativo con obiettivi educativi e terapeutici precisi.

I pazienti vengono coinvolti in piccoli gruppi che, per tutta la durata della degenza, partecipano con regolarità agli incontri insieme agli operatori e agli animali.

La continuità è un elemento chiave.

Permette di osservare le dinamiche relazionali, lavorare sull’autostima e favorire la costruzione di legami di fiducia, sia tra pari sia con gli adulti di riferimento.

Ogni mese, inoltre, il lavoro svolto viene condiviso con lo psicologo del reparto, per integrare gli Interventi Assistiti con gli Animali nel percorso terapeutico complessivo.

La “stanza lilla” diventa così un laboratorio flessibile, capace di adattarsi allo stato emotivo dei ragazzi.

In alcune giornate si propongono attività strutturate, come lavori manuali o momenti creativi.

In altre si lascia spazio all’ascolto, al dialogo o semplicemente alla presenza silenziosa.

In questo equilibrio, il pet assume un ruolo di mediatore.

Può essere protagonista o restare sullo sfondo, facilitando comunque l’emergere di emozioni e relazioni.

La scelta degli animali non è casuale.

Sebbene il progetto coinvolga sia cani sia gatti, l’esperienza sul campo ha evidenziato come questi ultimi, grazie alla loro indole più discreta, risultino spesso più adatti a contesti emotivamente delicati.

Non invadono, non forzano il contatto, ma si lasciano avvicinare.

In circa il 70% degli incontri è proprio il gatto a favorire la creazione di uno spazio protetto, in cui i pazienti possono avvicinarsi alla relazione con tempi e modalità personali.

Nel reparto dei Disturbi del Comportamento Alimentare, dove la fragilità si esprime spesso attraverso il controllo, il ritiro o la difficoltà a fidarsi, la relazione con l’animale diventa una soglia accessibile.

Non chiede performance, non giudica, non impone.

Permette invece di sperimentare una forma di contatto che può essere accolta senza difese.

È da qui che, progressivamente, si riaprono possibilità di relazione anche con gli altri.

Le testimonianze raccolte dagli operatori raccontano un cambiamento che non è immediato ma che, nel tempo, diventa visibile.

Ragazzi che iniziano a partecipare, a parlare, a cercare attivamente quel momento della settimana.

Alcuni, una volta dimessi, scelgono di tornare proprio nei giorni degli incontri, trasformando un’esperienza di cura in un legame significativo.

Il progetto si inserisce in un quadro più ampio in cui gli Interventi Assistiti con gli Animali sono sempre più riconosciuti anche sul piano scientifico.

In Italia sono regolamentati dalle Linee Guida Nazionali del 2015, che ne definiscono standard e professionalità coinvolte.

In questo contesto, il sostegno di Purina si colloca all’interno di un impegno più ampio verso le persone in condizioni di vulnerabilità.

L’obiettivo è promuovere una visione della cura che tenga insieme dimensione clinica e dimensione umana.

In un reparto ad alta complessità come quello dei disturbi alimentari, la cura non passa solo attraverso protocolli e terapie.

Passa anche attraverso la possibilità di tornare a fidarsi.

E, talvolta, questo percorso inizia proprio da uno sguardo silenzioso.

Inizia da una presenza discreta e da un animale che si avvicina senza chiedere nulla.

Immagine di copertina: Ufficio Stampa Havas PR