IL CORPO E LE COORDINATE DELL’AMORE
Cos’è l’amore quando il corpo non lo segnala con le stesse coordinate di chi ci sta accanto?
E che forma assume l’affetto se viene vissuto più come esperienza mentale che sensoriale?
Sono domande che attraversano la vita di molte persone adulte nello spettro autistico e che raramente trovano uno spazio di elaborazione non giudicante.
A queste domande prova a rispondere “Esplorare il proprio autismo – Manuale di formazione al benessere per adulti nello spettro autistico” (Edizioni Lswr), firmato da Chiara Mangione e Francesca Mela, conosciuta come Ty Lancieri: un volume di self help che sceglie di partire dall’esperienza concreta, senza stereotipi né semplificazioni.
Il testo affronta un nodo spesso trascurato nel dibattito pubblico: la dimensione affettiva delle persone nello spettro.
Non per patologizzarla, ma per restituirne la complessità.
LA PERCEZIONE SOGGETTIVA E IL SOVRACCARICO
Per chi è nello spettro, spiegano le autrici, può essere utile esplorare alcune specificità che riguardano il modo di percepire l’affetto e l’amore, di dimostrarli e perfino di orientare il proprio legame.
Come per chiunque altro, anche nello spettro si naviga questo territorio in modo personale: talvolta tipico, talvolta atipico, spesso caratterizzato da elementi critici o da combinazioni inattese.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la percezione corporea.
Se nel senso comune l’amore è associato a sensazioni fisiche riconoscibili – calore, leggerezza, piacere – molte persone autistiche raccontano di non rilevare segnali corporei specifici o di vivere l’amore come esperienza prevalentemente mentale.
Non è assenza di sentimento, ma differente modalità di registrazione.
In altri casi, al contrario, l’intensità delle sensazioni può risultare così forte da generare sovraccarico, confusione o bisogno di ritirarsi. Anche un’emozione positiva, se troppo stimolante, può diventare destabilizzante in presenza di ipersensibilità sensoriale.
AFFETTO OLTRE L’UMANO: OGGETTI, IDEE E ANIMALI
Il libro descrive inoltre forme di affetto che si orientano verso oggetti, libri, piante, animali o progetti ideali.
È frequente riferire un amore intenso per i propri animali, talvolta percepito come più immediato e comprensibile rispetto alle relazioni umane, pur in presenza di legami familiari profondi. Analogamente, molte persone raccontano una dedizione forte verso idee, cause, attività di aiuto: un investimento affettivo che può diventare motore di impegno sociale, ma anche fonte di vulnerabilità.
La dimensione del contatto fisico rappresenta un altro snodo cruciale.
Alcuni adulti nello spettro provano piacere per le espressioni fisiche di affetto solo con persone molto vicine; con altri il contatto può risultare spiacevole, generare diffidenza o reazioni di soprassalto.
In altri casi, invece, l’affetto si manifesta proprio attraverso una fisicità intensa e diretta.
L’AMORE COME AZIONE E SUPPORTO PRATICO
La coesistenza di polarità opposte non è un’eccezione: è parte della grande eterogeneità che caratterizza lo spettro e che rende improponibile qualsiasi generalizzazione.
Quando le sensazioni corporee sono meno centrali, l’amore può tradursi in gesti concreti: prendersi cura dei bisogni dell’altro, offrire supporto pratico, condividere i propri interessi come forma di connessione.
Non sempre il codice affettivo dominante è quello verbale o fisico; talvolta passa attraverso l’azione, la competenza, la presenza affidabile. Un ulteriore elemento riguarda la fruizione di narrazioni: film, serie tv, fumetti o romanzi possono costituire un canale privilegiato per sperimentare emozioni in modo più chiaro e decodificabile.
In questi contesti, le dinamiche relazionali risultano strutturate, leggibili, meno ambigue rispetto alla complessità della vita reale.
NAVIGARE L’INTIMITÀ E LA DECODIFICA DELLE RELAZIONI
Questo non significa rifugiarsi nell’immaginario, ma utilizzare uno spazio simbolico per comprendere e riconoscere stati emotivi che, nelle interazioni quotidiane, possono apparire opachi. Attribuire significato a ciò che si prova resta però un passaggio delicato.
L’intimità può aprire a una conoscenza più profonda di sé e dell’altro, oppure generare smarrimento.
Capire quando avvicinarsi, quanto esporsi, se il senso di confidenza è condiviso o unilaterale, se una relazione è sicura o rischiosa: sono interrogativi che, nello spettro, possono risultare particolarmente complessi da decodificare.
La sensazione di “navigare a vista” è comune e può essere tanto stimolante quanto faticosa.
Il merito del volume sta nel non proporre modelli normativi di amore “corretto”, ma nel legittimare la pluralità delle esperienze.
COMUNICAZIONE E DIRITTI NELL’ADULTITÀ AUTISTICA
Non esiste un modo unico per esprimere affetto, dentro o fuori lo spettro.
Ciò che diventa essenziale, sottolineano le autrici, è l’impegno a comunicare i propri perché: spiegare come si percepisce, cosa si sente, quali bisogni emergono.
In un contesto culturale che ancora fatica a riconoscere pienamente l’adultità delle persone autistiche, parlare di amore significa anche rivendicare diritto all’intimità, alla scelta, alla reciprocità.
Per chi lavora sul racconto delle fragilità come luoghi di forza, questo testo offre una chiave coerente con una prospettiva orientata ai diritti: non l’idea di “insegnare ad amare” alle persone nello spettro, ma di creare condizioni perché possano essere comprese, senza dover continuamente tradurre se stesse in un linguaggio che non appartiene loro.





