Il testamento biologico, noto anche come Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), è uno strumento giuridico che consente a ogni cittadino di esprimere in anticipo la propria volontà sui trattamenti sanitari a cui intende (o non intende) essere sottoposto in caso di malattia grave o perdita della capacità di comunicare.
La legge 219/2017, che lo ha introdotto in Italia, ha rappresentato una svolta importante nel campo dei diritti civili, ponendo al centro l’autodeterminazione del paziente.
Sette anni dopo la sua approvazione, l’applicazione della norma tuttavia è ancora lacunosa e il diritto al testamento biologico resta poco conosciuto.
UN DIRITTO ANCORA POCO CONOSCIUTO
Nonostante il testamento biologico sia pienamente riconosciuto dalla legge italiana, rimane uno strumento poco utilizzato, principalmente a causa della scarsa informazione pubblica.
«Nonostante sia prevista per legge, non è mai stata promossa una campagna informativa istituzionale su questo tema, lasciando gran parte della popolazione inconsapevole di questo strumento di tutela», denuncia l’Associazione Luca Coscioni, che da anni si batte per la diffusione e l’applicazione effettiva della legge.
La mancanza di un’adeguata informazione ha contribuito a mantenere bassa la percentuale di cittadini che hanno redatto le proprie DAT, nonostante il progressivo aumento delle registrazioni.
Un recente studio dell’Osservatorio DAT dell’Associazione ha evidenziato che, al 31 dicembre 2023, erano state depositate 230.940 Disposizioni Anticipate di Trattamento in 6.097 Comuni italiani, pari a circa una ogni 191 maggiorenni.
Il numero effettivo potrebbe essere però molto più alto, considerando le DAT depositate presso notai, strutture sanitarie e uffici consolari, per le quali non esistono dati centralizzati.
L’ASSENZA DI UNA RELAZIONE UFFICIALE DAL MINISTERO DELLA SALUTE
Un altro elemento critico riguarda la mancata pubblicazione della relazione annuale sullo stato di applicazione della legge 219/2017, prevista dall’articolo 5 della norma e attesa dallo scorso 30 aprile.
Questa relazione è fondamentale per monitorare il funzionamento del sistema e per comprendere quali siano gli ostacoli alla sua piena applicazione.
Senza dati ufficiali aggiornati, risulta difficile valutare l’effettiva diffusione del testamento biologico e l’adeguatezza delle strutture preposte alla sua gestione.
L’Associazione Luca Coscioni ha quindi effettuato un accesso agli atti per ottenere direttamente dai Comuni italiani informazioni aggiornate sulla registrazione delle DAT.
I dati raccolti mostrano un aumento del 52,5% nel numero di testamenti biologici registrati tra il 2022 e il 2023 nei 4.533 Comuni che hanno fornito risposte.
Un segnale positivo, che evidenzia però come l’incremento sia legato più all’azione delle associazioni e all’informazione dal basso, piuttosto che a un intervento istituzionale strutturato.
UN VIDEO PER SPIEGARE IL TESTAMENTO BIOLOGICO
Per sensibilizzare la popolazione e colmare il vuoto informativo lasciato dalle istituzioni, l’Associazione Luca Coscioni ha rilanciato la campagna “Maramiao”, un video animato narrato dall’attore e comico Giobbe Covatta e diretto da Avy Candeli.
Il cartoon, con un linguaggio semplice e accessibile, mira a spiegare il funzionamento del testamento biologico e a rispondere alle domande più comuni su come redigere e depositare le proprie DAT.
«Chi lo conosce lo utilizza», sottolinea l’Associazione, evidenziando come la diffusione di informazioni chiare e affidabili sia determinante per aumentare la consapevolezza dei cittadini.
Il video è disponibile online (https://youtu.be/ePyxL_7xRaY?si=5jSXwV6u8Jtoh3uc) ed è accompagnato da una guida dettagliata che permette di scaricare un modello di testamento biologico, utile per chiunque voglia predisporre le proprie disposizioni (https://www.associazionelucacoscioni.it/landing/testamento-biologico).
IL NUMERO BIANCO E LE RICHIESTE DI SUPPORTO
Un altro strumento fondamentale per garantire il diritto all’autodeterminazione nelle scelte di fine vita è il Numero Bianco dell’Associazione Luca Coscioni (0699313409), che offre assistenza gratuita su eutanasia, suicidio assistito, interruzione delle terapie e sedazione palliativa.
Nel 2024, questo servizio ha ricevuto 16.035 richieste di informazioni, con una media di 44 chiamate al giorno.
Un dato che dimostra l’interesse crescente verso il tema e la necessità di un supporto concreto per orientarsi tra le procedure burocratiche e i diritti riconosciuti dalla legge.
L’assenza di una regia istituzionale continua tuttavia a pesare: non tutte le strutture sanitarie accettano il deposito delle DAT, nonostante la legge lo preveda espressamente, e in molte realtà locali manca un servizio dedicato per facilitare l’accesso a questa possibilità.
RIFLESSIONI FINALI: UN DIRITTO DA DIFENDERE
Sette anni dopo l’approvazione della legge 219/2017, il testamento biologico rimane un diritto poco conosciuto e non sufficientemente tutelato.
La mancanza di una campagna informativa istituzionale, l’assenza di una relazione ufficiale da parte del Ministero della Salute e le difficoltà burocratiche nel deposito delle DAT dimostrano che la strada per una piena applicazione della norma è ancora lunga.
L’incremento delle registrazioni nei Comuni che hanno fornito dati dimostra che, laddove c’è maggiore consapevolezza, cresce anche il numero di persone che scelgono di esercitare questo diritto.
Ciò dimostra come l’informazione e la volontà delle singole persone siano centrali, ma non basta: è necessario un impegno istituzionale più forte per garantire che ogni cittadino abbia le stesse opportunità di autodeterminazione in tutte le regioni.
Il testamento biologico è un pilastro fondamentale del diritto alla libertà di scelta nelle cure e nella fase finale della vita.
Garantire a ogni cittadino la possibilità di esprimere le proprie volontà in modo consapevole e senza ostacoli burocratici non è solo un obbligo giuridico, ma anche un dovere etico e sociale.
Fonte immagine di copertina: Pixels





