Alla vigilia del 25 aprile, mentre il Paese si preparava a celebrare la Festa della Liberazione, usciva un libro destinato a spostare il significato stesso di quella parola: libertà.
Disabilità e discriminazione. Conoscere, riconoscere e agire, di Alberto Fontana e Laura Abet, con prefazione di Giuseppe Guzzetti, non è soltanto un saggio, ma un dispositivo critico che interroga il presente.
La scelta simbolica della vigilia non è un dettaglio editoriale, ma una presa di posizione.
Se il 25 aprile rappresenta la liberazione da un’oppressione storica, oggi resta aperta una questione più sottile e persistente: chi è davvero libero nella quotidianità dei diritti?
Libertà formale e libertà reale
Il cuore del libro è una frattura che attraversa il sistema giuridico e sociale, quella tra diritto riconosciuto e diritto esercitato.
Norme come la Legge 104/1992 e la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità hanno segnato avanzamenti fondamentali, ma non garantiscono automaticamente l’effettività.
Senza strumenti applicativi, responsabilità istituzionali e una cultura della piena inclusione, il diritto resta incompiuto. Ed è proprio in questo scarto che si produce discriminazione.
La discriminazione invisibile
Non sempre la discriminazione è esplicita. Spesso è incorporata nei processi, nelle prassi amministrative, nei contesti educativi e lavorativi.
Attraverso casi concreti ed esperienze dirette, il libro mostra come le barriere siano anche sociali e sistemiche. Centrale è il tema dell’“accomodamento ragionevole”, ovvero quegli adattamenti che possono determinare la differenza tra esclusione e partecipazione.
Il loro rifiuto non è neutro, ma costituisce una violazione dei diritti.
Quando il diritto diventa azione
Un ruolo chiave emerge dall’esperienza del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi, che in nove anni ha seguito quasi 9.000 casi.
Qui il diritto si traduce in pratica, attraverso tutela, intervento e accompagnamento.
Questo dimostra che la questione non è solo normativa, ma strutturale.
Oltre il simbolo, la realtà
Collocare l’uscita del libro alla vigilia della Liberazione significa sottrarre la libertà alla retorica e riportarla alla sua dimensione concreta.
Le parole degli autori sono nette: la libertà non è acquisita una volta per tutte, ma va esercitata, resa accessibile e difesa. Per molte persone con disabilità resta ancora una promessa incompiuta.
Nella prefazione, Guzzetti amplia la riflessione, sottolineando che la lotta alla discriminazione non riguarda una minoranza, ma la qualità stessa della democrazia.
Conoscere, riconoscere, agire
Il sottotitolo del libro diventa una traiettoria operativa. Conoscere significa comprendere, riconoscere vuol dire non normalizzare l’ingiustizia, agire implica trasformare i diritti in realtà.
Alla vigilia della Liberazione, anche a distanza di giorni, resta una domanda essenziale: i diritti che celebriamo sono davvero diritti vissuti? Perché, se non diventano esperienza quotidiana, restano soltanto dichiarazioni.
Immagine di copertina: Ufficio Comunicazione a cura di Grazia Micarelli





