“La mia disabilità non deve prevadicare ciò che sono io come persona”

È un ragazzo di trent’un anni Gabriele e vive a Parma, dove si è trasferito circa dieci anni fa, per via dei suoi studi universitari.

Quando era ancora adolescente, ha avuto un incidente in moto, a seguito del quale é stato per un mese in terapia intensiva.

Per i nove mesi successivi, è stato necessario un periodo di riabilitazione, affinché potesse acquisire nuovamente le sue funzionalità primarie e ricominciare la propria vita “da seduto”.

A causa della sua tetraplegia completa, Gabriele ha poco margine di mobilità.

“Per questa ragione, ho dovuto reinventare tutti i miei movimenti con le esigue risorse che mi erano rimaste.

Ho dovuto imparare a mangiare, ad usare il computer, il telefono, con le mie nuove abilità”.

I suoi genitori si sono separati quando lui aveva tredici anni e questo lo ha reso indipendente molto presto.


Era già in grado di fare dei viaggi intercontinentali per andare a trovare sua madre che nel frattempo si era trasferita in Argentina.

“L’incidente mi ha cambiato profondamente anche come persona.
Prima ero un ragazzino ribelle, sentivo d’esser onnipotente, ma dopo quello che mi è successo ho iniziato ad apprezzare le persone, le cose.

Sono cresciuto velocemente, imparando ad essere più riflessivo”.
Prima del suo incidente non aveva mai incontrato da vicino la disabilità, che associava perciò ad una condizione di sofferenza e di dolore.

Ma la sua lungo degenza al centro riabilitativo, dove ha incontrato molti ragazzi con difficoltà simili alle sue, gli ha dato modo di scoprire che poteva esserci una vita fatta di viaggi, sport e divertimento, anche stando seduto su una carrozzina.

“Vedere che quelle persone, malgrado le loro fragilità, continuavano a condurre una vita assolutamente normale, mi ha fatto riflettere.

Essermi ritrovato improvvisamente in una situazione con la quale non avevo mai avuto a che fare sino ad allora, è stata per me un’avventura tutta da scoprire e da vivere.

Ho avvertito immediatamente la voglia di riprendermi ciò che era mio, con tutti i limiti del caso ovviamente, ma aver avuto la possibilità di condividere le esperienze anche di chi era già da tempo in carrozzina, mi ha fatto maturare in fretta, tant’è che al mio ritorno a casa, stentavo a riconoscere me stesso”.

Ad oggi “l’avventura” di Gabriele è un continuo divenire.

Da un anno convive con Chiara, la sua ragazza, con la quale condivide le sue passioni ed i suoi progetti, aiutato dal suo assistente personale che gli consente di essere autonomo negli spostamenti e nei viaggi di lavoro, che vive in una depandance accanto al loro appartamento.

Gabriele e Chiara, la sua ragazza

Il prossimo step che si prefigge di raggiungere è prendere la patente al Centro Cardinal Ferrari Fontanellato del gruppo Kos, dove fa riabilitazione.

Lo affascina scoprire ogni giorno potenzialità di sé che non pensava di avere.
È proprio questo il motore che alimenta sempre di più le sue giornate.

Fare nuove esperienze, viaggiare e mettersi continuamente alla prova, alla ricerca di risorse inaspettate del proprio corpo, che sta ancora “testando” .
Mi è sempre piaciuto far musica ed in generale partecipare ad eventi musicali insieme ai miei amici.

Inizialmente le persone che si avvicinavano a me, erano ammirate, quasi stupite di trovarmi in quei contesti insoliti rispetto a quelli nei quali si è abituati a pensare ad una persona con disabilità.

Rispondevo carinamente a quanti si complimentavano con me per non essermi arreso alla fatalità di ciò che mi era accaduto.

Poi però ho compreso che quella era pura curiosità.

Fu allora che ho deciso di “normalizzare” la presenza delle persone con disabilità all’interno degli eventi pubblici, ma anche nei diversi ambiti della vita sociale.

Frega Project è un’associazione di 5.5000 soci, che nasce appunto con questo obiettivo.

Organizziamo eventi di musica elettronica, in cui tra l’altro essendo Dj suono anch’io, nei quali invitiamo artisti internazionali.

Manifestazioni che si svolgono soprattutto al Tempio del Futuro Perduto di Milano ed in vari locali di Parma.
L’ultimo in ordine cronologico è stato quello al Labirinto della Masone di Fontanellato, il labirinto più grande del mondo, per il quale abbiamo totalizzato la presenza di 2.300 persone.

Le nostre sono performances attraverso cui cerchiamo di veicolare un messaggio di inclusione.

Abbiamo accompagnato tante persone che ci hanno chiesto espressamente di coinvolgerli in attività come ad esempio sport estremi quali paracadutismo, parapendio, aliante, piuttosto che fargli incontrare i loro vip preferiti, tipo lo staff delle iene, ma facciamo anche tanta sensibilizzazione sulla disabilità, facendo vedere in che maniera la vivo in prima persona e

cercando di far comprendere agli altri come ci si deve comportare e quali sono le espressioni da evitare quando si interagisce con una persona con difficoltà”.

Frega Project rivolge uno sguardo particolare anche all’accessibilità dei locali nei quali hanno luogo le esibizioni degli artisti che vi partecipano e che conta a breve di potersi espandere organizzando eventi di portata maggiore, sino ad arrivare a fare dei festival che possano coinvolgere un numero sempre più crescente di persone con disabilità.

Un ‘associazione che combatte inoltre la cosiddetta “zona sicura” che solitamente è presente in ogni manifestazione pubblica, uno spazio volto a garantire la sicurezza dei partecipanti, che però può essere vista anche come situazione “ghettizzante” rispetto a quest’ultimi.

Messaggi che corrono sui social, dove Gabriele e la sua Associazione sono molto attivi, oltre che sul suo sito ufficiale, incisivo e senza fronzoli, www.fregaproject.it.

Insieme a Chiara hanno un account su tic tok, sul quale postano video della loro quotidianità, dei loro viaggi e del loro amore.

“Non pensavo che avrei mai potuto avere una compagna, nel tempo ho acquisito più consapevolezza ed autostima ed ho iniziato ad avere varie relazioni.

Ho conosciuto Chiara in un pub e da quando ci siamo visti per la prima volta, non ci siamo più lasciati.

Ho una vita sentimentale molto appagante, ci amiamo, litighiamo come tutte le coppie ed abbiamo una vita sessuale come tutti.

Forse, ciò che è strano nel nostro rapporto è la curiosità delle altre persone che, soprattutto a Chiara fanno domande, a volte troppo personali, sulla nostra intimità ed è avvilente constatare come ci sia ancora tanta ignoranza sulla vita di coppia delle persone con disabilità.

Si è portati spesso a pensare che chi sta con una persona con difficoltà, viva una situazione di sofferenza e piena di rinunce, ma non è così.

Chiara ed io non viviamo l’uno in funzione dell’altra, facciamo tranquillamente ciascuno la nostra vita.

Lei studia, fa i suoi viaggi, io i miei, facciamo progetti insieme e la mia disabilità non le è da ostacolo”.

Lo infastidisce molto lo sguardo compassionevole della gente, di chi si rivolge a lui chiedendogli come faccia a vivere una situazione così dura o dove trovi la forza per andare avanti.

Allo stesso tempo, detesta chi lo tratta come fosse un eroe o comunque che, per il solo fatto di vivere normalmente la propria vita, debba essere considerato un esempio da seguire.

La mia disabilità è soltanto una caratteristica che non può e non deve prevaricare a ciò che sono io come persona.

Apprezzo i complimenti di chi mi conosce realmente e sa chi sono, ma non quelli che non hanno alcun fondamento concreto.

Non mi piace essere considerato come una persona fragile, quasi come fossi un cristallo da “preservare” o come chi ha bisogno che qualcun altro prenda le mie difese, so difendermi benissimo da solo”.

Mirella Madeo

Giornalista pubblicista ed Avvocato, disabile. Ho 50 anni e vivo a Ravenna.

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