L’accessibilità digitale entra nell’agenda istituzionale: Paolo Berro nominato Ufficiale della Repubblica

Per anni l’accessibilità digitale è rimasta confinata ai margini del dibattito pubblico: una questione tecnica, spesso delegata agli specialisti, raramente affrontata come tema di cittadinanza e diritti.

Oggi qualcosa sembra cambiare.

La nomina di Paolo Berro a Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana segna infatti un passaggio simbolico e politico importante: il riconoscimento pubblico di una battaglia lunga oltre vent’anni per rendere il digitale accessibile a tutti.

Il decreto del Presidente della Repubblica arriva in un momento particolarmente significativo.

Manca infatti quasi un mese al primo anniversario dall’entrata in vigore dell’European Accessibility Act, la direttiva europea che ha imposto standard più stringenti in materia di accessibilità per siti web, e-commerce, piattaforme digitali, servizi bancari e tecnologie di uso quotidiano.

Un cambiamento che sta incidendo profondamente sulla vita di milioni di persone con disabilità, ma anche sul modo in cui istituzioni e aziende concepiscono il rapporto tra innovazione e inclusione.

Un riconoscimento che racconta un cambiamento culturale

La nomina a Ufficiale OMRI arriva vent’anni dopo quella a Cavaliere della Repubblica ottenuta da Berro nel 2006.

Non si tratta soltanto di un avanzamento onorifico.

È il segnale di un mutamento nella percezione dell’accessibilità: da tema considerato settoriale a questione strategica per la democrazia digitale.

In Italia, infatti, milioni di persone continuano ancora oggi a incontrare ostacoli nell’accesso ai servizi online: siti istituzionali non compatibili con tecnologie assistive, procedure digitali impossibili da completare autonomamente, contenuti non leggibili da screen reader, piattaforme progettate senza criteri inclusivi.

In questo scenario, parlare di accessibilità non significa soltanto garantire comfort tecnologico, ma assicurare diritti fondamentali: accesso all’informazione, autonomia, partecipazione sociale, lavoro, istruzione e servizi pubblici.

La figura di Paolo Berro incarna proprio questa trasformazione culturale.

La sua esperienza personale e professionale si intreccia infatti con l’evoluzione stessa dell’accessibilità digitale in Italia.

Dalla disabilità alla progettazione di soluzioni inclusive

La vita di Berro cambia radicalmente a ventun anni, in seguito a un incidente stradale che gli provoca una grave tetraplegia.

Ma quella che avrebbe potuto rappresentare una frattura definitiva diventa invece l’inizio di un percorso orientato alla ricerca di strumenti di autonomia e partecipazione.

In anni in cui il tema dell’accessibilità era quasi assente dal dibattito pubblico, Berro inizia a lavorare sull’uso della tecnologia come leva di emancipazione.

Laurato in Ingegneria meccanica e logistica, prende parte a progetti di ricerca del Politecnico di Torino dedicati alla formazione a distanza e all’inserimento lavorativo delle persone con gravi disabilità.

Nel corso della sua carriera sviluppa e brevetta diversi ausili tecnologici, contribuendo a costruire un approccio all’innovazione centrato sull’accessibilità fin dalle fasi di progettazione.

Un lavoro pionieristico, svolto quando il digitale era ancora considerato un territorio neutro e universale, senza che venissero realmente presi in considerazione i bisogni delle persone con disabilità.

Il contributo alla Legge Stanca e agli standard europei

Uno dei passaggi più significativi del suo percorso riguarda la partecipazione, nei primi anni Duemila, alla commissione interministeriale per l’innovazione e le nuove tecnologie.

Berro contribuisce infatti ai lavori tecnici legati alla cosiddetta Legge Stanca, la normativa che per la prima volta in Italia introduce criteri obbligatori di accessibilità per i siti della Pubblica Amministrazione.

Quella legge rappresentò un punto di svolta, anticipando in parte molte delle discussioni che oggi attraversano l’Europa.

Ma soprattutto sancì un principio ancora attualissimo: il digitale può creare nuove opportunità di inclusione oppure nuove forme di esclusione, a seconda di come viene progettato.

Oggi, a distanza di oltre vent’anni, il tema è tornato con forza al centro delle politiche europee.

L’European Accessibility Act punta infatti a uniformare gli standard di accessibilità nei Paesi membri, superando l’idea che l’inclusione sia una semplice scelta etica o reputazionale delle aziende.

Accessibilità come responsabilità collettiva

Attualmente Paolo Berro ricopre il ruolo di Vice President of Accessibility in Accessiway, realtà nata a Torino nel 2021 con l’obiettivo di promuovere l’accessibilità digitale e supportare imprese e organizzazioni nell’adeguamento dei propri strumenti online.

Secondo quanto riportato nel comunicato, l’azienda avrebbe già accompagnato oltre duemila realtà verso soluzioni più accessibili.

Un dato che evidenzia quanto il tema stia diventando centrale anche nel settore privato, soprattutto alla luce delle normative europee e delle crescenti richieste in ambito ESG e responsabilità sociale.

Ma la questione va oltre gli obblighi normativi.

L’accessibilità digitale riguarda il modello stesso di società che si intende costruire.

Se sempre più servizi essenziali – dalla sanità ai trasporti, dalla scuola alle banche – passano attraverso piattaforme digitali, escludere una parte della popolazione da questi strumenti significa ampliare disuguaglianze già esistenti.

Non a caso Berro, commentando il riconoscimento ricevuto, ha parlato di “responsabilità” più che di traguardo.

“L’accessibilità non può restare una conversazione tra addetti ai lavori: deve essere un diritto esercitabile”, ha dichiarato.

Un tema che riguarda tutti

Spesso l’accessibilità viene raccontata come una questione che riguarda esclusivamente le persone con disabilità.

In realtà coinvolge un pubblico molto più ampio: anziani, persone con difficoltà temporanee, utenti con scarse competenze digitali, cittadini che utilizzano tecnologie differenti o connessioni limitate.

Progettare servizi accessibili significa costruire ambienti digitali più chiari, intuitivi e inclusivi per tutti.

È il principio del “design universale”: creare strumenti utilizzabili dal maggior numero possibile di persone senza necessità di adattamenti successivi.

La nomina di Paolo Berro assume dunque anche un valore simbolico in questo senso.

Non premia soltanto una carriera individuale, ma riconosce il peso crescente dell’accessibilità come infrastruttura democratica.

La cerimonia ufficiale di consegna dell’onorificenza si terrà il 2 giugno presso la Prefettura di Treviso, alla presenza del sindaco Mario Conte.

In un Paese che ancora fatica a rendre pienamente accessibili spazi fisici, servizi pubblici e piattaforme digitali, questo riconoscimento istituzionale potrebbe rappresentare qualcosa di più di una celebrazione personale: il segnale che il diritto all’accessibilità sta finalmente uscendo dalla marginalità per entrare nel cuore del dibattito pubblico.

Immagine di copertina: ufficio stampa di Accessiway