Il tema delle liste d’attesa nella sanità pubblica torna al centro del dibattito con uno scontro diretto sui numeri che rischia di minare la fiducia dei cittadini.
Da un lato le dichiarazioni del Ministro della Salute Orazio Schillaci, dall’altro l’analisi del professor Marcello Crivellini, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni. In mezzo, numeri profondamente divergenti.
Secondo quanto affermato dal Ministro in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, il rispetto dei tempi per gli esami diagnostici raggiungerebbe l’87,2%, mentre per le visite si attesterebbe all’80,9%.
Percentuali che, se confermate, descriverebbero un sistema sanitario sostanzialmente in equilibrio, in cui il problema delle attese sarebbe ormai marginale.
Una lettura radicalmente contestata dal professor Crivellini, che mette in discussione non solo l’interpretazione dei dati, ma la loro stessa trasparenza. “Il Ministro – afferma – si basa su dati in suo esclusivo possesso e non accessibili agli altri”.
Un’accusa che apre un tema cruciale: la verificabilità delle informazioni utilizzate nel dibattito pubblico su un diritto fondamentale come quello alla salute.
I dati ufficiali più recenti disponibili, pubblicati sul sito del Ministero della Salute e riferiti al monitoraggio dell’Agenas al 31 dicembre, raccontano infatti una realtà molto diversa.
Solo il 40% dei cittadini accetta i tempi proposti per gli esami diagnostici, mentre per le visite la percentuale scende al 34,9%.
Numeri che indicano una difficoltà sistemica e diffusa nell’accesso alle prestazioni nei tempi previsti.
La distanza tra le due versioni non è marginale.
Non si tratta di scostamenti tecnici o di differenze metodologiche contenute: le percentuali fornite dal Ministro risultano più che doppie rispetto a quelle ufficialmente pubblicate.
Una divergenza che trasforma il confronto in uno scontro politico e istituzionale.
“Tra Ministro e Ministero-Agenas chi mente?” si chiede provocatoriamente Crivellini, evocando una frattura che rischia di avere conseguenze rilevanti sulla percezione pubblica del sistema sanitario. L’osservazione empirica, aggiunge, sembrerebbe confermare la versione più critica: quella di cittadini costretti ad attendere mesi per una visita o un esame, o a ricorrere al privato per ottenere tempi compatibili con le proprie esigenze di salute.
Il nodo, dunque, non è soltanto statistico ma profondamente politico.
La gestione delle liste d’attesa rappresenta uno degli indicatori più sensibili della tenuta del Servizio sanitario nazionale. Comunicare dati non verificabili o in contrasto con quelli ufficiali rischia di alimentare sfiducia, disorientamento e senso di abbandono tra i cittadini.
In questo contesto si inserisce l’azione dell’Associazione Luca Coscioni, che prova a spostare il focus dalla polemica alla tutela concreta. Sul proprio sito l’organizzazione mette a disposizione un modulo scaricabile per attivare il cosiddetto “percorso di tutela”, uno strumento previsto dalla normativa che consente al cittadino di ottenere la prestazione entro i tempi massimi stabiliti.
Il modulo può essere compilato dal paziente o da un suo delegato e va presentato alla struttura sanitaria competente allegando la prescrizione medica e la documentazione relativa alla prenotazione.
In caso di superamento dei tempi massimi, l’azienda sanitaria è tenuta a garantire l’erogazione della prestazione in regime di intramoenia oppure presso una struttura privata convenzionata, senza costi aggiuntivi oltre al ticket previsto.
Si tratta di un diritto ancora poco conosciuto, ma potenzialmente decisivo per contrastare le inefficienze del sistema.
Per questo l’Associazione Luca Coscioni invita inoltre tutti i cittadini a segnalare eventuali difficoltà o inadempienze scrivendo all’indirizzo info@associazionelucacoscioni.it, così da poter valutare eventuali azioni legali o iniziative di tutela collettiva. Le segnalazioni rappresentano uno strumento fondamentale non solo per la difesa individuale, ma anche per costruire un quadro sistemico delle criticità.
Per maggiori informazioni e per scaricare il modulo è possibile consultare la pagina dedicata sul sito dell’associazione: www.associazionelucacoscioni.it/liste-attesa
Il caso sollevato dal confronto tra Ministero e dati ufficiali riporta al centro una questione strutturale: la necessità di trasparenza, accessibilità e coerenza nella comunicazione dei dati sanitari.
Senza questi elementi, il rischio è che il dibattito pubblico si trasformi in una contrapposizione sterile, mentre le liste d’attesa continuano a rappresentare uno degli ostacoli più concreti all’esercizio del diritto alla salute.
Per i cittadini, nel frattempo, resta una certezza: conoscere i propri diritti e gli strumenti disponibili può fare la differenza tra attendere passivamente e rivendicare un accesso equo e tempestivo alle cure.





