Con l’entrata in vigore del Decreto Disabilità 2024, l’Italia compie un importante passo avanti nel modo in cui si percepisce e si gestisce il tema della disabilità.
Al centro del provvedimento vi è una nuova definizione di disabilità, ispirata ai principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Un approccio che pone maggiore enfasi sull’autodeterminazione e sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione.
La normativa in questione ha, inoltre, introdotto un cambiamento linguistico significativo: il termine “handicap” viene ufficialmente sostituito con “condizione di disabilità”, segnando un’evoluzione nella terminologia che mira a riflettere maggiore inclusività e uguaglianza.
Come sottolineato da Andrea Torresan, Executive Director di Inclusyon, “la nuova definizione di disabilità, ispirata ai principi della Convenzione ONU, riconosce pienamente l’autodeterminazione delle persone, promuovendo un approccio non discriminatorio e più centrato sulla persona”.
PROCESSO VALUTATIVO IN DUE FASI: UN APPROCCIO MULTIDIMENSIONALE
Tra le principali novità introdotte dal Decreto vi è il nuovo processo di valutazione della disabilità, articolato in due fasi distinte.
La prima fase, gestita dall’INPS, riguarda la valutazione di base, mentre la seconda, definita multidimensionale, coinvolge un team di professionisti sanitari e sociali per una diagnosi più approfondita.
Questo modello è progettato per garantire un esame che tenga conto non solo degli aspetti medici, ma anche del contesto sociale e delle esigenze personali della persona con disabilità.
Come evidenziato da Torresan, “questo nuovo approccio permette una valutazione più approfondita e personalizzata, prendendo in considerazione sia gli aspetti sanitari che sociali delle condizioni di disabilità”.
Questo sistema sarà ulteriormente rafforzato a partire dal 2026, quando l’INPS diventerà l’unico ente accertatore, assicurando uniformità e coerenza a livello nazionale.
L’ADOZIONE DI STANDARD INTERNAZIONALI: ICF E ICD
Un altro elemento fondamentale del Decreto è l’introduzione di standard internazionali come la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) e la Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD).
Si tratta di strumenti che non solo migliorano la coerenza delle valutazioni, ma promuovono anche un approccio globale e comparabile alle politiche di inclusione.
L’adozione di queste classificazioni rappresenta un segnale di apertura verso un sistema più moderno e orientato al riconoscimento delle capacità, piuttosto che alle limitazioni.
Torresan sottolinea l’importanza di questo cambiamento, affermando che “l’adozione di standard internazionali come l’ICF e l’ICD garantisce un approccio uniforme e coerente alla valutazione, il che è fondamentale per l’equità”.
IL NUOVO CERTIFICATO POLIFUNZIONALE: SEMPLIFICAZIONE E ACCESSO
Uno degli aspetti più innovativi introdotti dal Decreto Disabilità 2024 è il certificato polifunzionale.
Si tratta di un documento unico che attesta la condizione di disabilità della persona, semplificando l’accesso ai servizi e alle prestazioni sociali e sanitarie.
Un passo avanti nel rendere più snelli e trasparenti i procedimenti burocratici, facilitando il percorso di inclusione sociale e lavorativa.
Come evidenziato dagli esperti del settore, il certificato unico può favorire anche una migliore gestione delle informazioni, agevolando il matching tra le esigenze delle persone con disabilità e i servizi o le opportunità disponibili sul mercato del lavoro.
L’IMPATTO SUL MONDO DEL LAVORO: INCLUSIONE E VALORIZZAZIONE
Un Decreto che avrà importanti ripercussioni anche nel mondo del lavoro, migliorando i processi di selezione e integrazione delle persone con disabilità.
Secondo Andrea Torresan, le modifiche normative consentiranno a professionisti come head hunter specializzati di operare con maggiore efficienza: “la standardizzazione del processo di valutazione e il nuovo certificato possono portare all’identificazione e comprensione più rapida delle specifiche esigenze e delle capacità dei candidati, facilitando così la loro corretta collocazione professionale”.
Sono strumenti che agevoleranno il lavoro di matching tra aziende e candidati, garantendo opportunità di impiego più eque e soddisfacenti.
Torresan conclude evidenziando che “le novità introdotte dalle nuove norme ci consentiranno di operare con maggiore efficienza e di concentrarci su ciò che è più importante: il potenziamento delle persone e il loro successo professionale”.
OSSERVAZIONI FINALI: TRA PROGRESSO E RISCHI DI INEFFICACIA
Le novità introdotte dal Decreto Disabilità 2024 rappresentano senza dubbio un passo significativo verso una maggiore inclusione e una visione più equa della condizione di disabilità.
Ridefinire i termini, introdurre processi valutativi multidimensionali e adottare standard internazionali costituiscono strumenti che, almeno sulla carta, potrebbero trasformare profondamente il modo in cui le persone con disabilità sono percepite e supportate nella società italiana.
L’impatto reale di queste misure dipenderà, tuttavia, in larga parte dalla loro effettiva implementazione e dalla capacità delle istituzioni di tradurre i principi in azioni concrete e durature.
Un rischio evidente è infatti che queste riforme restino solo “l’ennesima promessa che rimane un bel proposito sulla carta”, come accade spesso nel contesto delle normative sociali.
La complessità burocratica, la mancanza di risorse adeguate e la lentezza dei processi di attuazione possono ostacolare l’efficacia di queste disposizioni. In particolare, il progetto di vita personalizzato e partecipato, che dovrebbe rappresentare il cuore della riforma, rischia di trasformarsi in un processo standardizzato o poco attento alle reali esigenze delle persone con disabilità.
Il pericolo è sempre lo stesso: che le persone con disabilità continuino ad occupare un ruolo marginale, non solo nella società, ma anche nel percorso decisionale riguardante la loro vita.
Inoltre, l’ambizione di un approccio multidimensionale potrebbe scontrarsi con la frammentazione e le disuguaglianze territoriali che caratterizzano il sistema italiano.
Se il coinvolgimento di professionisti sanitari e sociali non sarà sostenuto da una formazione adeguata e da risorse sufficienti, il rischio a cui si va incontro è che la valutazione multidimensionale si riduca ad un mero formalismo, senza generare miglioramenti reali per le persone coinvolte.
A ciò si aggiunge la sfida culturale.
Come sottolineato da Andrea Torresan, la nuova terminologia e i principi di autodeterminazione rappresentano un progresso importante, ma il cambiamento linguistico deve essere accompagnato da un mutamento profondo nella percezione sociale delle persone con disabilità.
Finché la società continuerà a considerarle unicamente come soggetti da assistere, anziché risorse da valorizzare, le opportunità lavorative e personali rischieranno di rimanere limitate.
In conclusione, il Decreto Disabilità 2024 offre, dunque, strumenti e prospettive che potrebbero davvero migliorare la vita delle persone con disabilità, ma affinché questa normativa possa realizzare il suo pieno potenziale, sarà necessario uno sforzo congiunto di istituzioni, professionisti e società civile per superare le barriere culturali e burocratiche insite nel processo stesso.
È il solo modo per evitare che le promesse di inclusione rimangano un ideale irrealizzato, garantendo che ogni persona con disabilità possa essere protagonista attiva del proprio progetto di vita.
Fonte:
https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/disabilita-e-non-autosufficienza/focus-on/Convenzione-ONU/Documents/Convenzione%20ONU.pdf
Immagine di copertina: Ufficio stampa Inclusyon





