Obesità: se supportati nella giusta maniera, è possibile uscirne

Un’urgenza sanitaria e sociale latente nel nostro Paese, solo di recente riconosciuta dal Parlamento italiano come una vera e propria patologia.

Nell’odierna ricorrenza della Giornata mondiale dell’Obesità, istituita nel 2015 dalla World Obesity Federation per la sensibilizzazione sul tema, vogliamo accendere i riflettori su un disagio molto più diffuso di quanto non si pensi, attraverso la testimonianza di una giovane donna, che ha combattuto per anni la sua battaglia contro quelle emozioni che la facevano sentire inadeguata a far fronte alle responsabilità che la vita le ha riserbato e che le hanno fatto perdere il controllo del suo peso, ma che grazie ad un intervento bariatrico è riuscita a vincere la sua obesità.

Ilaria è una donna di quarantuno anni che ad oggi pesa 62 chili.

Da bambina è sempre stata cicciottella e da adolescente una ragazza sovrappeso che faceva di tutto per camuffare quelle curve che la facevano sentire a disagio con i suoi coetanei, sotto indumenti di due taglie più larghe della sua.

Era ancora quindicenne, quando ha iniziato a fare la sua prima dieta, divenuta poi nel corso degli anni il suo sano stile di vita, raggiungendo il tanto agoniato normopeso.

Ma il suo vero primo incontro con l’obesità è stato per lei a trentun anni, dopo la nascita del suo primo figlio.

Quando suo marito si ammalò di cancro, era incinta.

La terrorizzava l’idea di poterlo perdere e di dover crescere il loro bambino senza di lui.

Era totalmente in balia degli eventi, la terapia di suo marito, le notti in pronto soccorso, le esigenze di suo figlio.

C’era sempre qualcosa a cui dare priorità e lei era passata in secondo piano, rispetto a tutto.

Un po’ per adeguarsi alle esigenze di suo marito, un po’ per pigrizia, le abitudini alimentari di Ilaria erano improvvisamente cambiate in quel periodo.

Una vita troppo dura da affrontare la sua, con tante responsabilità da assumersi ed era sola a doverlo fare.

Se ci fosse stata ancora sua madre accanto a lei, forse sarebbe stato diverso, ma lei non c’era più.

Una quotidianità carica di impegni e questo faceva aumentare il suo peso in maniera proporzionale allo stress a cui era sottoposta, portandola a reprimere le sue emozioni, quelle che non sapeva più come gestire.

Le sembrava di essere finita in un vortice senza uscita e quando, dopo tre anni da quell’inferno, suo marito riuscì a sconfiggere la malattia, la situazione si stabilizzò, ma a quel punto il suo peso aveva ormai raggiunto i 106 chili.

Per amore dei suoi figli decise allora di affrontare le sue paure, facendo diverse diete, che però non riusciva mai a portare a termine.

Con il suo peso faceva fatica a far tutto, dal salire le scale, al tagliarsi le unghie dei piedi.

È stata la paura di poter lasciare i suoi bambini senza una mamma, a spingerla, più di ogni altra cosa, nel settembre 2021, a contattare un chirurgo bariatrico, sperando che un intervento di bypass gastrico potesse essere la soluzione ai suoi problemi.

L’incontro con lo specialista le trasmise da subito fiducia e serenità, a differenza degli altri medici che l’avevano avuta in cura e per i quali era semplicemente una paziente come tante, quasi come fosse un numero, questi invece fin dal primo colloquio, l’aveva fatta sentire accolta.

Per lui Ilaria era una persona con la sua storia e non l’ennesima ragazza obesa.

È stato un percorso terapeutico impegnativo e complesso quello che l’ha condotta alla fine del tunnel dell’obesità, ma è valsa la pena fare tutti i sacrifici che ha dovuto affrontare per raggiungere il suo traguardo.

Capiamo la paura: è un sentimento che spesso è presente nella scelta… ma viene poi superato con la consapevolezza di poter uscire dalla malattia e con il supporto di tutta l’equipe! Perché non si è soli ma si viene accompagnati passo dopo passo!”

Questo è il primo messaggio mandatole dalla psicoterapeuta che a tutt’oggi continua a seguirla e che conserva ancora gelosamente sul suo telefonino.

Un gesto semplice, che le ha fatto comprendere di non esser sola.

L’intervento era fissato per il 20 dicembre 2021 e lei si sentiva pronta per quel passo.

Entrò in sala operatoria con il timore e l’incertezza di non rivedere più i suoi figli, ma al tempo stesso con la sensazione che tutto sarebbe andato per il meglio.

E così è stato.

A tutte quelle persone che soffrono di obesità, Ilaria vuol consigliare di affidarsi solo a centri accreditati per la cura di chi è in sovrappeso e di iniziare questo percorso affrontando, a muso duro anche le proprie paure, senza lasciarsi sopraffare da esse.

Quello chirurgico è un percorso impegnativo, che richiede una adeguata preparazione psicofisica all’intervento, spesso l’unica strada possibile per ritornare ad essere se stessi, un po’ come se si rinascesse una seconda volta.

L’esperienza di Ilaria fa emergere l’importanza, per chi ha un disagio alimentare, di chiedere aiuto, ma soprattutto della rilevanza che può avere, durante un percorso terapeutico, l’essere ascoltati e non sentirsi soli, ma accolti e presi per mano da chi ha le giuste competenze per poterlo fare, perché sentirsi accolti dai professionisti a cui si fa riferimento, fa la differenza.

Mirella Madeo

Giornalista pubblicista ed Avvocato, disabile. Ho 50 anni e vivo a Ravenna.

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