Capita sui social di conoscere artisti che più di altri colpiscono e fanno innamorare della loro arte. Lisa Fiorillo, in arte Blumye o più recentemente Blumiù, è una disegnatrice incallita che ha poco più di trent’anni e tanta voglia di fare della propria passione, il disegno, una fonte di soddisfazioni professionali. Ha iniziato da piccolissima, tracciando con ostinazione i personaggi dei suoi cartoni animati preferiti e, soprattutto, i cavalli. Poi gli studi classici, la vita che scorre, e quel talento che resta lì, come un respiro che non smette di premere da dentro, anche nei momenti più difficili.
C’è un momento, sfogliando un fumetto, in cui il lettore capisce di avere tra le mani qualcosa di più di una semplice storia illustrata. Un momento in cui le tavole smettono di essere solo inchiostro su carta e diventano uno specchio, un ponte, una testimonianza viva.
Questo accade con Pagina Bianca, l’albo d’esordio di Lisa Fiorillo, pubblicato da Lo Scarabocchiatore Edizioni. Un’opera che è molto più di un semplice fumetto sui disturbi alimentari: è un’immersione sincera e toccante nel cuore dell’anoressia, un viaggio grafico che parla di fragilità, dolore e rinascita.
Se siete frequentatori della community de Lo Scarabocchiatore, il nome di Lisa Fiorillo non vi sarà nuovo. Cresciuta artisticamente all’interno di questa realtà, ha compiuto una scelta coraggiosa: trasformare il suo vissuto più intimo e doloroso in un’opera d’arte accessibile, un diario illustrato che porta il lettore al fianco di Lilla, il suo alter ego cartaceo. Pagina Bianca non è un fumetto di finzione, ma la cronaca visiva di una lotta, un percorso in cui ogni tavola è un passo avanti, ogni vignetta un respiro profondo.
“Quando hai sfiorato la morte, quando hai rischiato gravi problemi di salute, ti rendi conto di quanto siamo immensamente fortunati ad avere la vita, la salute e gli affetti importanti.”
Una delle bellissime illustrazioni tratta dal libro di Lisa Fiorillo “Pagina Bianca “
Con queste parole Lisa apre una finestra sulla sua esperienza, un varco attraverso cui il lettore intravede la sua rinascita.
L’anoressia viene raccontata senza filtri, con una crudezza che non ha paura di mostrare la sua natura devastante. Eppure, accanto a questa sincerità spietata, c’è la bellezza del tratto, la dolcezza di un segno che riesce a rendere “bella” persino la sofferenza.
“A volte faccio fatica ancora a guardarmi allo specchio e vedermi con un volto ‘paffuto’… ma alla fine cos’è la bellezza? […] Siamo più validi se siamo magri e tonici, con gli zigomi alti e i denti perfetti? O non dobbiamo forse cercare in altro il nostro valore?”
La riflessione di Lisa diventa una denuncia e un atto d’amore verso se stessi:
“Io un valore ce l’ho e non perché ho ‘un bel visino’. […] Quando morirò non verrò ricordata perché porto la taglia 40; se verrò ricordata sarà per quello che lascio, per le mie opere che fanno emozionare, riflettere, crescere.”
L’estetica di Pagina Bianca è uno dei suoi punti di forza più geniali e destabilizzanti. Lisa non cede alla drammatizzazione, ma costruisce un mondo visivo sospeso tra fiaba e realtà, in cui la dolcezza dei colori contrasta con la durezza del tema. È un linguaggio universale che parla direttamente al cuore, superando le parole e trasformando la lettura in un’esperienza emotiva.
“Penso che sia arrivato il momento di parlare pubblicamente di quanto mi è successo a maggio […] con psicofarmaci più che dimezzati e soprattutto senza il disturbo alimentare.”
Il racconto della malattia diventa così il cuore pulsante del libro: un percorso di luce nato dal buio più profondo.
“Intorno ai primi di aprile iniziai ad avere un po’ di febbriciattola […] Posso dire di essere viva per il rotto della cuffia.”
Il suo racconto, scritto con una sincerità che toglie il fiato, diventa un manifesto di gratitudine e consapevolezza:
“Forse perché lo scopo della mia esistenza è proprio quello di testimoniare la mia guarigione […] la possibilità di riscatto ci verrà sempre incontro, in un modo o nell’altro.”
Oggi Lisa è viva, e lo testimonia con ogni tratto di matita:
“La vita che non mi ha abbandonata è il segno tangibile che nessuno è veramente solo al mondo […] potremo dire a noi stessi di non aver sprecato tempo.”
Cinque anni di malattia, di dolore e di isolamento, ora si trasformano in arte e rinascita.
“Io cinque anni della mia vita li ho sprecati a causa dell’anoressia, ma sono davvero stati inutili? […] ora non avrei tante cose da raccontare attraverso il disegno e la scrittura.”
Il valore di Pagina Bianca non si esaurisce nella testimonianza personale: Lo Scarabocchiatore Edizioni ha voluto trasformare l’opera in un punto di contatto reale per chi combatte contro i disturbi alimentari. Nelle ultime pagine trovano spazio associazioni e professionisti che da anni operano nel sostegno, tra cui Nuova Officina Sarno, La Città delle Donne e Palo Giallo.
Un libro che è insieme arte, confessione, rinascita e dono. Un inno alla vita che, come il tratto di Lisa Fiorillo, continua a disegnare speranza anche sulle pagine più fragili dell’esistenza.
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