Siti web, il rischio nascosto degli aggiornamenti: così nascono nuove barriere digitali

Un sito accessibile oggi potrebbe non esserlo più domani.

Sitiaccessibili.it presenta Accessibility Monitor, lo strumento per documentare verifiche e interventi e mantenere accessibili nel tempo siti web e applicazioni.

Un nuovo modello grafico, un PDF privo di una struttura adeguata o un modulo impossibile da utilizzare con la tastiera possono trasformare un sito web in un ostacolo.

È il cosiddetto debito di accessibilità, un problema spesso invisibile che cresce quando le modifiche ai servizi digitali non vengono verificate.

Il concetto richiama quello di debito tecnico, utilizzato nello sviluppo software per descrivere le conseguenze di interventi rimandati e soluzioni provvisorie.

Anche una barriera digitale non corretta può ripetersi in più pagine, sommarsi ad altre criticità e rendere progressivamente più complessi gli interventi necessari.

Le conseguenze riguardano le persone con disabilità visive, uditive, motorie e cognitive, ma anche chi ha dislessia, daltonismo o epilessia fotosensibile.

Le stesse difficoltà possono interessare chi affronta una limitazione temporanea, come un braccio ingessato, o naviga sotto una luce intensa o in un ambiente rumoroso.

Quando gli aggiornamenti diventano un problema

Le barriere possono assumere forme diverse: immagini prive di alternative testuali, video senza sottotitoli, documenti PDF non compatibili con le tecnologie assistive, pulsanti con contrasto insufficiente o moduli difficili da utilizzare senza mouse.

Anche plugin e servizi esterni possono introdurre nuove criticità.

Il problema non nasce soltanto dal codice, ma anche dalla progettazione grafica, dalla produzione dei contenuti, dalla scelta dei fornitori e dalla gestione quotidiana del sito.

«Dopo un audit si tende a pensare che il lavoro sia concluso. In realtà, da quel momento l’asset digitale continua a cambiare perché ogni nuova pagina, documento o funzione può introdurre una barriera», spiega Donato Matturro, CEO di Sitiaccessibili.it.

«Il debito di accessibilità cresce proprio quando questi cambiamenti non vengono verificati e documentati».

Una verifica fotografa la situazione in un momento preciso, individua gli ostacoli e aiuta a stabilire le priorità, ma non garantisce che il sito mantenga nel tempo gli stessi standard.

I momenti più delicati sono spesso il redesign, il passaggio a un nuovo sistema di gestione dei contenuti (CMS) e l’introduzione di nuove funzionalità o sistemi di pagamento.

Per un e-commerce, un ostacolo nel percorso d’acquisto può impedire di concludere una transazione, con conseguenze sulle conversioni e sulle vendite.

Per questo, ogni aggiornamento tecnico dovrebbe prevedere verifiche mirate sulle operazioni essenziali.

Normativa e limiti dei controlli automatici

Dal 28 giugno 2025 si applicano, in linea generale, le disposizioni del decreto legislativo 82/2022, che recepisce l’European Accessibility Act e stabilisce requisiti per determinati prodotti e servizi.

Gli obblighi variano in base al soggetto e all’attività: non riguardano indistintamente tutti i siti web.

Per le organizzazioni interessate, mantenere nel tempo i requisiti richiesti è anche una questione di conformità normativa.

Il rischio di segnalazioni e verifiche da parte dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) rende importante documentare le attività svolte e tenere sotto controllo le criticità ancora aperte.

I controlli automatici sono utili, ma non bastano.

Possono individuare alcune tipologie di errore senza stabilire se una persona riesca davvero a completare un acquisto, compilare una domanda o richiedere assistenza utilizzando uno screen reader.

Servono quindi anche valutazioni professionali e test con tecnologie assistive, per verificare l’esperienza d’uso reale.

Accessibility Monitor: documentare i progressi

Per affrontare questa esigenza, Sitiaccessibili.it presenta Accessibility Monitor, un osservatorio dedicato a siti web, applicazioni mobili e servizi digitali.

Lo strumento raccoglie test, report, interventi correttivi e verifiche successive, distinguendo le criticità risolte da quelle ancora aperte.

Conserva inoltre la dichiarazione di accessibilità, il modello di autovalutazione, i percorsi formativi completati e gli obiettivi futuri dell’organizzazione.

«Se l’audit è una fotografia, Accessibility Monitor permette di seguire il film», afferma Matturro.

L’obiettivo è ricostruire il lavoro svolto e individuare gli interventi ancora necessari, combinando valutazioni umane e test con tecnologie assistive anziché limitarsi al conteggio degli errori automatici.

La documentazione conserva inoltre la memoria delle attività svolte anche quando cambiano i fornitori o le persone che gestiscono il sito, evitando di ripartire ogni volta da zero.

Prevenire costa meno che rincorrere

Il percorso prevede una valutazione iniziale, la definizione delle priorità, la correzione delle barriere e nuove verifiche dopo gli interventi.

Agire tempestivamente evita che una criticità venga replicata in numerose pagine o procedure.

Anche la formazione e le regole condivise sono fondamentali.

Un componente progettato correttamente può diventare un modello da riutilizzare; indicazioni editoriali precise aiutano a prevenire la pubblicazione di documenti problematici; la formazione permette di evitare errori ricorrenti.

La sfida non è soltanto correggere i problemi esistenti, ma impedire che se ne accumulino di nuovi.

Un servizio digitale deve poter evolvere senza escludere chi lo utilizza: la domanda, quindi, non è soltanto se un sito sia accessibile oggi, ma come possa continuare a esserlo domani.

Per approfondire: https://sitiaccessibili.it/accessibility-monitor

Immagine di copertina: Ufficio Stampa Sitiaccessibili.it