Non basta scrivere una riforma per cambiare la vita delle persone.
La vera partita si gioca dopo: nei territori, nei servizi, nelle risposte concrete alle famiglie, nella capacità delle istituzioni di trasformare i principi in diritti realmente esigibili.
È attorno a questo passaggio decisivo – quello tra norme e realtà – che si svilupperà la due giorni organizzata dalla ANMIC, la Rete Associativa di tutela e rappresentanza delle persone con disabilità, in programma giovedì 7 e venerdì 8 maggio a Roma, presso l’Hotel Capannelle.
Un appuntamento che riunirà dirigenti nazionali, rappresentanti territoriali e presidenti provinciali e regionali dell’associazione, in un momento particolarmente delicato per il sistema di welfare italiano.
Sul tavolo ci saranno infatti alcuni dei nodi più importanti che riguardano il futuro delle politiche sociali nel Paese: la riforma della disabilità, il disegno di legge sui caregiver familiari, il ruolo del Terzo Settore e la necessità di costruire un modello più moderno e inclusivo di presa in carico.
L’assemblea rappresenterà anche un momento di ricomposizione interna dopo la lunga stagione congressuale che ha interessato i territori.
“Proveniamo da settimane di campagna congressuale sui territori e a novembre avremo il congresso nazionale. Abbiamo deciso di convocare questa assemblea perché sentiamo la necessità di rafforzare e rinnovare il nostro patto di condivisione”, spiega il presidente nazionale dell’Anmic, Nazaro Pagano.
Una rete associativa che continua a fare della presenza capillare sul territorio uno dei propri punti di forza.
Sono 104 i presidenti provinciali – tra neoeletti e riconfermati – e 18 i presidenti regionali chiamati a confrontarsi sullo stato dell’arte delle politiche per la disabilità.
Un confronto che, nelle intenzioni dell’associazione, dovrà servire non solo a monitorare l’attuazione della riforma, ma anche a far emergere criticità e differenze territoriali.
“La nostra forza è la ramificazione territoriale”, sottolinea ancora Pagano.
Ed è proprio dai territori che arrivano spesso le indicazioni più concrete sulle difficoltà applicative delle norme.
Perché il rischio, sempre più evidente, è che il divario tra impianto legislativo e vita quotidiana delle persone continui ad ampliarsi.
Al centro del dibattito ci sarà infatti la riforma della disabilità, che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe favorire un approccio centrato sulla persona, sul progetto personalizzato di vita e sull’inclusione sociale, in linea con la Nazioni Unite.
Ma la fase di sperimentazione e implementazione sta evidenziando interrogativi ancora aperti: dalla disomogeneità territoriale alla carenza di risorse, fino alla difficoltà di coordinamento tra servizi sanitari, sociali e amministrativi.
“Vogliamo monitorare la riforma della disabilità, comprenderne lo stato dell’arte sui territori, analizzare criticità passate e presenti e individuare le azioni future”, afferma Pagano.
Nel confronto entrerà anche il tema del Terzo Settore, rispetto al quale l’Anmic esprime una posizione critica verso l’eccessiva complessità normativa accumulata negli ultimi anni.
“Oggi c’è un eccesso di ‘ingegneria’ nel Terzo Settore che rischia di limitare la capacità delle associazioni di esprimere il proprio valore aggiunto”, osserva il presidente nazionale.
Un richiamo che intercetta un disagio diffuso tra molte realtà associative, spesso impegnate a fronteggiare adempimenti burocratici sempre più onerosi, a discapito delle attività di prossimità e supporto diretto alle persone.
Il 2026, inoltre, rappresenta per l’Anmic un anno simbolico: ricorrono infatti i settant’anni dalla fondazione dell’associazione, nata il 28 marzo 1956.
Un anniversario che sarà celebrato ufficialmente a settembre, ma che già ora offre l’occasione per una riflessione sul percorso compiuto e sulle sfide ancora aperte.
“Accanto alla memoria dobbiamo guardare avanti, lavorando per costruire la nostra visione futura”, evidenzia Pagano.
Una prospettiva che si intreccia anche con la conclusione di un ciclo istituzionale interno: “Si conclude un settennato di mandato e vogliamo raccontarne il percorso, senza dimenticare momenti complessi come la pandemia”.
Nelle parole del presidente emerge con forza la necessità di superare definitivamente un modello assistenziale e protettivo della disabilità, per costruire invece un welfare capace di promuovere autonomia, autodeterminazione e piena partecipazione sociale.
“Dobbiamo passare da un modello protettivo a uno realmente inclusivo, che metta la persona al centro”, ribadisce.
Ma il punto più delicato resta quello delle risorse e delle priorità politiche.
Perché senza investimenti adeguati, il rischio è che anche le riforme più avanzate rimangano incompiute.
“Realizzare i progetti è possibile, ma la vera difficoltà è attuarli. Servono risorse e scelte coerenti: non possiamo continuare a disperdere energie in ambiti lontani dal sociale, trascurando la dignità delle persone”, conclude Pagano.
Ed è forse proprio qui che si concentra oggi la sfida più grande delle politiche sulla disabilità: trasformare parole come inclusione, progetto di vita e partecipazione in strumenti concreti, accessibili e uniformi su tutto il territorio nazionale.
Il futuro di un welfare efficiente non si misura nei principi dichiarati, ma nella possibilità reale, per ogni persona, di vedere riconosciuti i propri diritti nella quotidianità.
Immagine di copertina: Ufficio Stampa Comunicazione comesrl





