Un Paese che arretra, normalizzando l’eccezione e svuotando i diritti della loro sostanza, mentre il lessico della sicurezza prende il posto di quello dell’uguaglianza e della dignità.
Viviamo in un Paese in cui vi è un momento preciso in cui i dati smettono di essere numeri e diventano racconto politico, civile ed umano.
Nella Sala Stampa della Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio, pochi giorni fa, è stato presentato il Rapporto sullo stato dei diritti in Italia, realizzato da A Buon Diritto grazie al sostegno dell’Otto per mille Valdese.
Un documento che non si limita a monitorare, ma interroga, mette in discussione, costringe a guardare ciò che spesso viene rimosso: l’erosione quotidiana dei diritti fondamentali nel nostro Paese.
UNA RADIOGRAFIA IMPIETOSA DEL PRESENTE
Il Rapporto restituisce un quadro profondamente critico, nel quale le fragilità non sono eccezioni ma sistema.
La libertà di stampa scivola al 49° posto mondiale, i discorsi d’odio crescono, le discriminazioni si moltiplicano.
Quasi una persona su dieci rinuncia alle cure, mentre il 94,5% dei comuni è esposto a rischio idrogeologico.
I salari reali diminuiscono, l’istruzione diventa sempre più selettiva, le persone con disabilità subiscono un aumento del 66% delle violenze.
In questo scenario, i diritti non arretrano tutti insieme: arretrano in modo diseguale, colpendo soprattutto chi già vive ai margini.
È un’Italia che smette di proteggere e inizia a scegliere chi può permettersi l’accesso ai diritti e chi no.
LA SICUREZZA COME NARRAZIONE DOMINANTE
Nel Rapporto emerge con forza una torsione semantica e politica: diritti sociali e civili vengono progressivamente ricondotti alla categoria della “sicurezza”.
La casa diventa un problema di ordine pubblico, la protesta un comportamento da reprimere, il dissenso una minaccia.
Il 2025 è stato un anno segnato da un uso massiccio della decretazione d’urgenza, con norme che compromettono sempre di più la possibilità di manifestare liberamente il dissenso.
La parola “sicurezza” viene evocata come giustificazione trasversale, svuotando i diritti della loro funzione democratica e trasformandoli in concessioni revocabili.
LA SALUTE COME PRIVILEGIO
Quando quasi un italiano su dieci rinuncia alle cure, il diritto alla salute smette di essere universale.
Le liste d’attesa, i costi, le disuguaglianze territoriali disegnano un sistema sanitario sotto pressione, dove la libertà terapeutica è spesso solo teorica.
Il Rapporto racconta una sanità che seleziona per reddito, per territorio, per capacità di orientarsi tra burocrazie e carenze strutturali.
La rinuncia alle cure non è una scelta individuale, ma il sintomo di un arretramento collettivo che colpisce il principio stesso di uguaglianza.
CORPI, IDENTITÀ, VITE ESPOSTE
Donne, persone con disabilità, persone di diverso orientamento sessuale, minori, migranti: i capitoli del Rapporto compongono un mosaico di vulnerabilità strutturali.
Novantanove femminicidi nel 2025, un aumento drammatico delle violenze contro le persone con disabilità, un vuoto normativo che lascia senza tutele chi ha un’identità di genere diversa dagli standard comuni. I diritti esistono sulla carta, ma si infrangono contro ostacoli culturali, istituzionali, politici.
L’autodeterminazione resta un diritto fragile, continuamente negoziato, spesso ostacolato.
IL CARCERE E L’ASILO: FRONTIERE DELLA DIGNITÀ
Il sovraffollamento carcerario al 138,5%, i 79 suicidi, l’uso residuale delle misure alternative raccontano un sistema penitenziario che soffoca. Allo stesso modo, il diritto d’asilo viene svuotato da pratiche illegittime e da politiche securitarie che trasformano la protezione in deterrenza.
Le frontiere non sono solo geografiche: sono luoghi in cui la dignità viene sospesa, dove il diritto diventa procedura emergenziale.
I DIRITTI NON SONO NEGOZIABILI
«È da oltre dieci anni che realizziamo il monitoraggio dello stato di salute dei diritti sociali e di quelli soggettivi nel nostro paese.
Nel biennio 2016-2017 sono state riconosciute importanti garanzie di libertà (le unioni civili, il testamento biologico e la legge contro la tortura) ma da allora i diritti della persona hanno conosciuto un periodo di oscuramento.
Per quanto riguarda lo stato attuale dei diritti in Italia, un solo dato: un italiano su dieci rinuncia alle cure a causa delle liste d’attesa e dei costi esorbitanti».
Le parole di Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto, non sono una conclusione ma un avvertimento.
Il Rapporto non si limita a denunciare: chiede un cambio di paradigma, ricordando che i diritti non sono concessioni revocabili, ma il fondamento stesso della democrazia.
E che ogni arretramento, se normalizzato, diventa struttura.
Fonte:
https://www.rapportodiritti.it
Ufficio Stampa Silvia Beatrice Bellucci





