Gioco d’azzardo, tra diffusione e rischio: una nuova app punta sulla prevenzione e sulla consapevolezza

C’è un dato che, da solo, restituisce la dimensione del fenomeno: oltre un terzo della popolazione adulta italiana ha giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi.

Non si tratta automaticamente di dipendenza, ma di un comportamento diffuso che, in una quota non marginale di casi, può evolvere in una condizione problematica.

È su questo confine sottile, tra abitudine sociale e rischio clinico, che si gioca oggi la sfida della prevenzione del Disturbo da Gioco d’Azzardo.

Il tema è stato al centro dell’incontro tenutosi alla Fiera di Rimini in occasione di Enada Primavera 2026, dove specialisti, istituzioni e operatori del settore si sono confrontati sul ruolo della prevenzione e sulle nuove tecnologie come strumenti di supporto.

In questo contesto è stata presentata “Usa la Testa”, un’app mobile gratuita e anonima progettata per favorire l’autovalutazione e l’accesso ai servizi di aiuto.

Il Disturbo da Gioco d’Azzardo è oggi riconosciuto dal DSM-5 come una dipendenza comportamentale, al pari di altre forme di addiction non legate a sostanze.

Non si tratta dunque solo di una difficoltà nel controllo degli impulsi, ma di una condizione persistente e recidivante, capace di incidere profondamente sulla qualità della vita, sulle relazioni familiari, sulla stabilità economica e sul benessere psicologico.

Secondo il Rapporto ISTISAN 19/28 dell’Istituto Superiore di Sanità, basato su dati raccolti nel 2017, il 36,4% degli adulti italiani – pari a circa 18,4 milioni di persone – ha dichiarato di aver praticato gioco d’azzardo con vincita in denaro nell’ultimo anno.

Una quota più contenuta ma significativa presenta caratteristiche di rischio: circa il 3% secondo lo studio ISS su dati 2018 e fino al 4% secondo lo studio IPSAD del 2023.

Si tratta di stime che riguardano comportamenti problematici o a rischio, non sempre sovrapponibili a una diagnosi clinica, ma comunque indicative di una fascia di popolazione che richiede attenzione.

“Il disturbo da gioco d’azzardo è riconosciuto come una dipendenza comportamentale e rappresenta un tema rilevante sul piano clinico e sociale – osserva il prof. Gianluca Bruti, Presidente EurekAcademy ETS – Almeno il 60% degli italiani ha esperienza di gioco, mentre oltre un milione di persone presenterebbe forme problematiche o meritevoli di attenzione clinica.
Tra i più giovani l’esposizione è particolarmente sensibile.
Questo fenomeno non può più essere relegato ai margini del dibattito pubblico e sanitario”.

Il punto, sottolineano gli esperti, è intervenire prima che il comportamento diventi patologico.

La prevenzione si gioca sulla capacità di riconoscere segnali precoci: aumento del tempo e del denaro dedicati al gioco, perdita di controllo, inseguimento delle perdite, isolamento sociale.

Indicatori spesso sottovalutati, che possono evolvere silenziosamente.

È in questa prospettiva che si inserisce “Usa la Testa”, applicazione pensata per offrire uno strumento semplice, immediato e non invasivo.

L’app consente di effettuare test di autovalutazione basati sul Problem Gambling Severity Index, restituendo all’utente un primo inquadramento in quattro profili di rischio.

Accanto a questo, mette a disposizione timer per monitorare il tempo di gioco, contenuti informativi, consigli pratici e una mappa dei servizi territoriali, tra cui i SerD e gli sportelli di ascolto.

Un elemento centrale è l’anonimato: nessuna registrazione, nessuna raccolta di dati personali.

Una scelta che punta a ridurre le barriere di accesso, favorendo un utilizzo spontaneo e non stigmatizzante.

L’app integra inoltre i contatti del Numero Verde nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Associazione Konsumer Italia, trasformando lo smartphone in un primo punto di orientamento verso servizi qualificati.

“Con ‘Usa la Testa’ abbiamo voluto mettere a disposizione uno strumento concreto e accessibile – spiega Mara Di Lecce, Direttrice Comunicazione e Marketing Novomatic Italia –

L’obiettivo è favorire informazione e autoconsapevolezza, in una logica di responsabilità condivisa. La prevenzione passa anche dalla capacità di leggere i propri comportamenti e sapere dove trovare aiuto”.

A rafforzare il messaggio è stato anche il contributo di Walter Zenga, ambassador del progetto, che ha richiamato i valori dello sport come metafora di equilibrio: disciplina, autocontrollo, capacità di riconoscere i propri limiti.

“Il gioco può essere un momento di divertimento – ha sottolineato – ma solo se vissuto con consapevolezza”.

Il tema del gioco d’azzardo, sempre più intrecciato con le dinamiche digitali e con l’accessibilità immediata delle piattaforme, impone una lettura che superi la contrapposizione tra libertà individuale e regolazione.

La questione, oggi, è sanitaria e culturale insieme.

E passa, inevitabilmente, dalla capacità di costruire strumenti che non si limitino a intervenire sull’emergenza, ma accompagnino le persone prima che il problema si manifesti in forma conclamata.

In questo scenario, la tecnologia può diventare un alleato, a condizione che resti al servizio della persona.

Non sostituisce la presa in carico, ma può rappresentare un primo passo: quello della consapevolezza.

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Immagine di copertina: Francesco Picazio