LEGGERE IL CODICE GENETICO PER IDENTIFICARE IL DIFETTO IN OGNI SINGOLO TUMORE

Il DNA fu scoperto a metà degli anni cinquanta ed è sostanzialmente la molecola di ogni cellula che contiene tutte le informazioni di ciascun individuo.

Agli inizi degli anni ottanta, si cominciò a leggere il genoma umano, ma era allora estremamente difficile farlo, in quanto costituiva un’operazione che richiedeva molto tempo.

Nel 2004, con un importante dispendio di risorse economiche, 13 miliardi di dollari circa, dopo tredici anni di ricerche, si è arrivati invece a decifrare l’intero genoma umano.

Ad oggi è possibile sequenziare un tumore in poche ore e con circa 600 dollari e questo ha aperto la strada a molteplici prospettive di cura del cancro.

Una neoplasia nasce dalla proliferazione incontrollata di una cellula che si moltiplica sino a formare una massa sempre più visibile.

Se è possibile leggere tutte le informazioni di un tumore, si può individuare dove sia il “guasto” delle cellule difettose e ripararlo, mediante la somministrazione di farmaci sempre più precisi.

Ne parliamo con la dottoressa Sabrina Arena, Professoressa associata di Istologia del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e direttrice del Laboratorio di Translational Cancer Genetics dell’IRCCS di Candiolo.

Sabrina Arena, Prof.ssa Associata presso il dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e direttrice del Laboratorio di Genetica Traslazionale del Cancro all’IRCCS di Candiolo

Se siamo in grado di intercettare l’anomalia della cellula, possiamo adottare la strategia farmacologica più appropriata?

“Le neoplasie non si comportano tutte allo stesso modo e non presentano mai un solo difetto.

I tumori sono infatti malattie molto eterogenee e il quadro è piuttosto complesso.

Tuttavia la possibilità di sequenziare il genoma tumorale ha permesso di identificare molte delle alterazioni genetiche che stanno alla base dello sviluppo e della progressione del cancro.

La scienza ha sviluppato negli ultimi tempi dei farmaci intelligenti che vanno a bersagliare le cellule tumorali che presentano alcune di queste alterazioni, inibendone la crescita”.

Quali sono i Farmaci a bersaglio molecolare a cui fa riferimento?

“La lista è piuttosto lunga e comprende diverse tipologie di farmaci, dagli anticorpi monoclonali, a piccole molecole; ultimamente hanno anche sviluppato i anticorpi coniugati con piccole molecole molto tossiche per la cellula al fine di massimizzare l’attività inibitrice del farmaco”.

Mediante la medicina di precisione, è dunque possibile, intervenire sul singolo paziente piuttosto che sul singolo organo?

“Nell’oncologia di precisione, il paziente è considerato nella sua globalità di individuo, sia dal punto di vista clinico sia da quello genetico molecolare.

E’pertanto possibile fare una profilazione, laddove prevista dalle procedure cliniche e sempre seguiti dall’oncologo di riferimento, per capire eventualmente se vi sia una alterazione genetica per la quale sia possibile indicare una specifica terapia.

Sta prendendo piede inoltre il cosiddetto approccio “agnostico” per cui un farmaco possa essere utilizzato in funzione dell’alterazione molecolare specifica, indipendentemente dal tumore in cui essa si trovi”.

Cos’è la mappatura genetica del tumore?

“Mappare un tumore significa effettuare il sequenziamento del tumore stesso; questo può essere fatto dove ci siano specifiche indicazioni cliniche e può prevedere l’utilizzo di pannelli per sequenziare una selezione di geni o, in genere in protocolli di ricerca, estendendo il sequenze iamento a regioni più ampie del genoma”.

Viene fatta a tutti i pazienti?

“Solitamente si fa solo per i pazienti la cui neoplasia è allo stadio avanzato in cui sono presenti questi target molecolari per poi attaccarli con i farmaci bersaglio.

Questo viene fatto attraverso diverse modalità di approccio dal sequenziamento di nuova generazione a quello di biopsia liquida.

E’ doveroso specificare che  l’approccio è applicabile attualmente solo per alcune malattie e in determinati stadi; alcuni trattamenti sono ancora in fase sperimentale e attualmente non vi sono protocolli clinici per tutti i tipi di tumori”.

Che cos’è la biopsia liquida?

“È un nuovo approccio che permette di valutare la presenza di specifiche alterazioni tumorali a partire dal DNA estratto dal plasma del paziente ottenuto da un prelievo venoso.

La biopsia liquida non consente di effettuare una diagnosi di cancro, che continua ad essere effettuata su tessuto tumorale.

Può invece essere utilizzata per l’identificazione di marcatori prognostici o predittivi di risposta a determinate terapie e, di nuovo, solo in specifici tumori e protocolli, generalmente in fase metastatica.

La ricerca su questi test sta evolvendo rapidamente e probabilmente l’uso della biopsia liquida si estenderà presto ad un maggior numero di tumori“.

Sarà possibile in futuro intervenire prima che il cancro arrivi a produrre metastasi?

“Il cancro in molti casi può essere sconfitto se diagnosticato precocemente e quindi se si po’ agire, spesso attraverso la chirurgia, nelle primissime fasi, quando ancora non si è esteso ad altri distretti corporei.

Esistono anche alcuni casi in cui la conoscenza delle alterazioni genetiche, soprattutto quelle legate ai tumori ereditari, può permettere l’attivazione di sistemi di sorveglianza e prevenzione per controllare la patologia”.

È possibile individuare una forma tumorale da un semplice prelievo di sangue?

“Ci sono degli studi in corso molto sofisticati che stanno valutando l’efficacia di predizione di questi test.

Per quanto riguarda le fasi più avanzate, dove quindi vi è già una diagnosi di tumore, l’identificazione delle alterazioni che lo caratterizzano possono portare all’identificazioni di terapie più “personalizzate” per cercare di controllare o cronicizzare la malattia finché questa risponde alle terapie; questo è possibile solo in alcuni casi e ogni caso va valutato attentamente con l’oncologo di riferimento”.

Per quali neoplasie in particolare è possibile cronicizzare la malattia?

“Ogni paziente e quindi ogni tumore è un caso a sé stante; ci sono patologie, come ad esempio il tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC), ove il DNA tumorale circolante può essere un’alternativa per monitorare la risposta in tumori con mutazione del gene EGFR e per individuare precocemente i meccanismi di resistenza acquisita associate a questo stesso gene, tra cui una mutazione che compare in più del 40% dei pazienti trattati con inibitori specifici di EGFR.

Questo approccio, valutato con l’oncologo, può essere molto utile qualora non vi sia tessuto tumorale disponibile; l’identificazione di queste nuove mutazioni costituisce un’indicazione per passare a farmaci di terza generazione”.

Si conclude così il nostro colloquio con la dottoressa Arena, che ringrazio per la disponibilità e per la gentile collaborazione.

Mirella Madeo

Giornalista pubblicista ed Avvocato, disabile. Ho 50 anni e vivo a Ravenna.

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