Mobilità pubblica: ancora disagi per le persone disabili a Ravenna

Sono circa le ore dodici del 25 ottobre.


Siamo alla fermata dell’autobus dell`Esp di Ravenna, meglio conosciuto come “Ipercoop”, centro commerciale della città, saliamo a bordo dell’autobus numero otto ed assistiamo attoniti ad una scena, di palese inciviltà e di indicibile scortesia.

Un ragazzo in carrozzina tenta di salire sull’autobus, con il suo accompagnatore, che cerca invano di aiutarlo.

Il mezzo non è accostato al marciapiede, come dovrebbe essere per ridurre al minimo la pendenza della rampa che garantisce alle persone con disabilità una salita ed una conseguente discesa in totale sicurezza ma, al contrario, è posto su manto strada.

Uno dei due autisti, osserva il ragazzo che non riesce in alcun modo a montare su, e nonostante gli abbia chiesto aiuto, questi resta a guardare imperturbabile la scena senza muovere un dito per superare quella difficoltà.

“Ma scusi, visto che la pendenza della rampa è notevole, non facciamo prima a dargli una mano noi?” dice , infastidito da quel comportamento, un passeggero in là con l’età, lasciando il proprio posto per andare immediatamente in soccorso del ragazzo.

L’autista, indispettito, risponde a quest’ultimo: “se vuole farlo lei??!!”, continuando a guardare mentre il signore di 86 anni, insieme ad un’altra passeggiera, davano una mano all’accompagnatore a far venir su la carrozzina.

È bene ricordare che l’art. 26 delle Legge 104/92 attribuisce alle Regioni le modalità con le quali i comuni dispongono gli interventi per consentire alle persone disabili la possibilità di muoversi liberamente sul territorio, usufruendo, alle stesse condizioni degli altri cittadini, dei servizi di trasporto collettivo appositamente adattati o di servizi alternativi.

In questo senso le Regioni sono tenute a redigere dei piani regionali di trasporto e dei piani di adeguamento delle infrastrutture urbane.

Sono i comuni a dover assicurare modalità di trasporto individuali per le persone disabili non in grado di servirsi dei mezzi pubblici.

Start Romagna, Azienda di Trasporto Pubblico della Regione Emilia Romagna, in riferimento ad una segnalazione ricevuta da parte di una ragazza disabile, la quale lamentava il comportamento omissivo di un conducente di un autobus, il quale si era rifiutato di abbassare la pedana per farla salire a bordo,.

Una vvisto che icenda questa che ha, peraltro, fatto sì che l’Azienda stessa aprisse un’indagine interna, ancora in corso, per verificare la correttezza di tale condotta, ha recentemente sostenuto, in altra circostanza, che il proprio personale è preventivamente formato, anche attraverso tutorial esplicativi sulle modalità da adottare nell’approcciarsi in maniera adeguata alle differenti necessità dell’utenza con ridotta mobilità.

Gli operatori del settore, come affermato ancora da Start Romagna, avrebbero inoltre seguito dei corsi di “sensibilizzazione alla disabilità “per avere gli appropriati strumenti cognitivi per accogliere sul loro mezzo i passeggeri che abbianof difficoltà motorie.

La maggior parte degli autobus, precisamente il 70% di essi a Ravenna, ha pensiline elettriche o manuali, che consentono l’accesso delle carrozzine sul pullman.

Il conducente ha il dovere, non soltanto di fare in modo che il disabile salga e scenda dall’autobus in sicurezza, accostando il mezzo al marciapiede, abbassando lo stesso, per evitare che il dislivello sia tale da rendere eccessiva la pendenza della rampa, ma è, altresi, tenuto a farla scendere ed a provvedere, una volta utilizzata, al suo riposizionamento.

Manovre queste ultime, come riferisce il ragazzo protagonista della scena a cui abbiamo assistito, che molto spesso gli autisti delegano agli accompagnatori, sostenendo che questa “mansione “ non rientra nelle loro competenze.

Non vi è, a tutt’oggi, una norma di legge che imponga agli autisti di aiutare le persone in difficoltà a salire sull’autobus, essendo questa, allo stato dei fatti, una mera facoltà lasciata alla discrezionalita’ ed al buon senso dei conducenti, come asserisce l’Azienda di trasporti romagnola.

Allora è legittimo chiedersi se l’atteggiamento dell’autista, sia nei riguardi del ragazzo disabile che in quelli del passeggero anziano, che si è offerto, spontaneamente e generosamente, a dare una mano ad una persona che elemosinava l’aiuto del conducente, sia riconducibile al comportamento di chi è stato opportunamente formato ed ha seguito un corso di sensibilizzazione sulla disabilità.

Mirella Madeo

Giornalista pubblicista ed Avvocato, disabile. Ho 50 anni e vivo a Ravenna.

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