Parla il dottor Sabino Preziosi: “dopo aver vinto il mostro della solitudine, affronto la vita da combattente”

Quanto pubblichiamo oggi è una profonda riflessione, un atto di generosità di un sanitario ravennate che lavora sul campo e che affronta la drammaticita’ della difficile situazione che ha travolto tutti noi.

Il gesto di un uomo che mette a nudo il suo essere, mettendosi a disposizione di chi avesse bisogno di un sostegno in più per superare questo difficile momento.

La grave pandemia dei nostri giorni, ci ha resi diversi, facendo emergere fragilità che non sapevamo di avere.

Prima che tutto avesse inizio, quando pensieri come il dolore, la sofferenza, la perdita, erano lontani da noi ed eravamo convinti di essere sufficienti al nostro io, di poter bastare a noi stessi,
ci pensavamo invincibili, ma il Covid-19 ci ha colti vulnerabili, in balia dell’incertezza, sospesi, bisognosi gli uni dagli altri.

“Tempi di covid 19: so cosa vuol dire rimanere isolati per mesi in una stanza, senza poter vedere la luce naturale, un letto, un comodino, un piccolo bagno e telecamere ovunque”.

Inizia così il racconto del dottor Sabino Preziosi, ex rianimatore all’ospedale di Ravenna, oggi libero professionista che ripercorre, facendoci parte di esso, un momento difficile della sua vita.

“Quattro lunghi mesi, poi la prima uscita di soli 10 minuti – prosegue -, il piacere di scendere al bar per un caffè o una cioccolata che sognavi la notte, talora anche con rabbia, il piacere di sentire l’aria entrare nei polmoni , un nuovo periodo di 7 mesi in cui per lo meno potevi camminare ed uscire nel parco.

Come ci sono finito? Facevo a me stesso sempre la medesima domanda, alla quale non sapevo dare risposta.

È la sindrome del veterano meglio conosciuta come sindrome da stress post-traumatico, dicevo tra me e me.

Lavoravo fra medici – continua il dottor Preziosi -, ma nessuno se ne era accorto, io per primo ho rinnegato di esserne sofferente, rifiutando con rabbia l’aiuto di chi mi diceva di fermare la mia folle corsa, di ascoltare i segnali che il mio corpo mi mandava”.

“Poco tempo dopo – dice ancora – giunto al culmine della mia disperazione, decisi di parlarne ad un medico competente in materia, ma dopo pochi minuti di colloquio, questi sentenzio’ che il problema non era l’insonnia feroce, il calo di peso di 20 chili in pochi mesi o i miei improvvisi sbalzi di umore, rintracciamdo la causa del mio malessere nell’emocromo, nella vaccinazione da fare e mi sono ritrovato, senza comprenderne la ragione, confinato in un reparto di oncologia-ematologia”.

Sabino, memore di questa sua esperienza, lancia allora il suo appello – chiedo a tutti voi di proteggervi dal virus ed ancor più dalla devastazione del vostro cervello-“.

“Se doveste inspiegabilmente cominciare a soffrire di insonnia, se un libro che avete sempre amato rimane chiuso per giorni sul vostro comodino, se non riuscite più a guardare un film che vi è sempre piaciuto, se vi isolate ancora di più di quanto siate obbligati a fare, se rimuginate sul passato o vivete in vista di un futuro che sentite non appartenere più al vostro modo d’essere, se vi scoprite ad avere pensieri di morte, se avete iniziato a trascurare la vostra persona, se doveste accorgevi che state iniziando ad automedicarvi con ansiolitici o antidepressivi prescritti dal vostro medico che di tutto ciò non sa proprio nulla, non esitate a chiedere aiuto, non prendetevela con il vicino o con il bimbo che corre nel parco, perché tutto questo vuol dire che si è già troppo vicini al baratro”.

“So che probabilmente per alcuni di voi l’idea di rivolgersi ad uno psichiatra o ad uno psicologo spaventa, perché si pensa che farlo è come portarsi uno ” stigma” per tutta la vita.

Tuttavia questa è l’unica strada, la sola che mi sento di consigliare
per uscire dal tunnel della solitudine, dal quale altrimenti non ci sarebbe alcuna via d’uscita”.

Toccato il fondo però, si risale la china, è quello che è accaduto al dottor Preziosi che, ad un certo punto della sua esistenza, ha ricominciato a vivere.

“La mia rinascita non è stata scandita dai farmaci pesanti e devastanti ma dalla cura e dall’empatia di un pool di psicologhe giovani, pazienti e sorridenti, con cui ho lavorato su me stesso per mesi.

indistintamente i loro giovani volti, la loro passione e non potrò mai ringraziarli abbastanza”

“Ma al termine di ogni percorso terapeutico arriva inevitabilmente il momento del cosiddetto “recovery” cioè il ritorno alla vita normale….

Ho messo nel cassetto – continua a dirmi Sabino con gli occhi lucidi e la voce rotta dalla commozione – il mio passato di rianimatore ed oggi mi da anche fastidio sentirmi ricordare come tale o addirittura come uno bravo…..,ma adesso il passato non serve più a nessuno”.

“Ho imparato a diventare un cosiddetto ESP…..esperto in supporto fra pari, una figura già ampiamente validata in altri paesi dove si è capito che solo chi ha attraversato l’inferno può riconoscere anche prima di uno specialista chi ci sta entrando suo malgrado, sa mettersi al suo fianco e portarlo ad accettare le cure necessarie, mettendo la propria esperienza personale al servizio degli altri, con l’approccio di chi conosce il problema da vicino, da un punto di vista diverso rispetto a quello dei professionisti del settore”.

“Termino col dire che non sono piu un rianimatore ne’ un mental coach, termine che oggi va tanto di moda, ma chi volesse una mano perché sente di essere prossimo a questi problemi, può contattarmi sul mio profilo facebook, troveremo insieme il modo migliore di uscirne…..affidandoci a quei pochi veri esperti che a me hanno dato gli strumenti giusti per sconfiggere il vero mostro, quello che devasta la nostra testa, i nostri affetti, la famiglia, la nostra vita”.

“E come ogni racconto – conclude – anche la mia storia ha un finale.

Due mesi fa sulla mia cartella clinica la mia dolce e paziente psichiatra ha apposto la parola GUARITO completamente senza necessità di alcuna terapia farmacologica di supporto.

Questa è la dimostrazione che con tanta fatica e volontà, ce la si può fare.

Da quanto ho vissuto in prima persona, rimane lo Stigma di aver chiesto aiuto ad uno psichiatra, ma chi crede ciò è semplicemente vittima della propria ignoranza.

Ho imparato, sulla mia pelle, ad accettare le porte chiuse in faccia, le promesse mancate di un lavoro che non è più arrivato, ma quando si è vinto il “mostro” , da combattente, anche le umiliazioni si affrontano a testa alta”.

Mirella Madeo

Giornalista pubblicista ed Avvocato, disabile. Ho 50 anni e vivo a Ravenna.

Ultimi articoli