Dal 1° marzo test in quattro nuove province. Il 27 febbraio Anffas Emilia-Romagna riunisce istituzioni e associazioni sul progetto di vita personalizzato
Dal 1° marzo la riforma della disabilità entra in una nuova fase operativa in Emilia-Romagna. Dopo la sperimentazione avviata a Forlì-Cesena, anche le province di Ravenna, Rimini e Piacenza saranno coinvolte nell’applicazione delle nuove modalità previste dal Decreto legislativo 62/2024. Un passaggio che segna l’estensione territoriale della riforma e che punta a ridefinire non solo le procedure di accertamento, ma l’intero paradigma di presa in carico della persona con disabilità.
Il banco di prova non riguarda soltanto la semplificazione amministrativa, ma un cambiamento strutturale: il passaggio da un sistema centrato sulle prestazioni a un modello fondato sul progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.
Proprio su questo tema Anffas Emilia-Romagna ha organizzato per il 27 febbraio, nell’aula magna della Regione, un convegno di approfondimento con la partecipazione degli assessori regionali Massimo Fabi e Isabella Conti e un videomessaggio del ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli.
Il cuore della riforma è culturale prima ancora che tecnico.
«Si tratta di una grande innovazione soprattutto di pensiero – afferma Barbara Bentivogli, presidente regionale Anffas – finalmente la persona con disabilità è al centro».
La sfida, spiega, è «culturale, organizzativa e professionale»: superare la gestione frammentata delle prestazioni per costruire, insieme anche agli enti del Terzo settore, percorsi integrati orientati agli obiettivi di vita della persona.
Se l’impianto funzionerà, il progetto di vita non sarà più un atto formale, ma uno strumento capace di tradurre i diritti in autonomia, partecipazione e inclusione reale.
Parallelamente, l’INPS ha annunciato l’avvio della terza fase della sperimentazione sul nuovo sistema di accertamento della condizione di disabilità. L’Istituto diventa titolare unico del procedimento, con l’obiettivo dichiarato di semplificare l’iter e ridurre i tempi.
La novità principale consiste nella trasmissione telematica del solo certificato medico introduttivo: non saranno più necessari ulteriori adempimenti o domande amministrative separate.
Dal 1° marzo, nelle province coinvolte, il certificato medico introduttivo sarà dunque l’unico strumento valido per avviare il procedimento di riconoscimento.
Resta però una fase transitoria: tutti i certificati redatti fino al 28 febbraio con le modalità precedenti nei territori interessati dovranno essere completati con la trasmissione all’Inps della domanda amministrativa.
La riforma si inserisce nel solco della legge delega 227/2021 e ambisce a riallineare l’Italia ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ponendo al centro autodeterminazione e partecipazione.
Ma la vera verifica sarà nell’attuazione: nella capacità delle istituzioni di coordinarsi, nella formazione degli operatori, nell’effettiva integrazione tra sanitario e sociale.
La sperimentazione emiliano-romagnola rappresenta, in questo senso, un laboratorio cruciale.
Se il progetto di vita diventerà realmente operativo e non resterà confinato a una dichiarazione di principio, la riforma potrà segnare un passaggio storico.
In caso contrario, il rischio è che la semplificazione procedurale non si traduca in un effettivo avanzamento dei diritti.





