Consultorio “Fior di Loto “, quando la cura e la prevenzione sono accessibili a tutti.

Cure ginecologiche inclusive?

Al Fior di Loto di Torino si può!

Un ambulatorio all’avanguardia, accessibile alle persone con qualsiasi tipo di disabilità, dove potersi sentire accolte e ricevere assistenza anche dal punto di vista psicologico e legale, grazie alla presenza di un’equipe multidisciplinare opportunatamente formata.

La prevenzione e la salute delle persone con disabilità è purtroppo ancora off limits per le persone che hanno una disabilità più o meno grave.

“Il Fior di Loto”, ambulatorio ginecologico di Torino, nato dalla collaborazione tra l’Asl cittadina e l’associazione veneta, è una tra le poche strutture accessibili presenti su tutto il territorio nazionale.

Il Centro vanta un’equipe multidisciplinare di professionisti quali: psicoterapeuta, -sessuologa referente per sessualità, psicoterapeuta referente per violenza, psicoterapeuta referente per disabilità sensoriali, avvocati specializzati, ginecologa ed andrologo.

Giada Morandi, Coordinatrice del Progetto “Il Fior di Loto” – Comune di Torino, ci dice che la scelta di attribuire questa denominazione al loro centro non è stata affatto casuale.

Il Fior di Loto simboleggia infatti la perfezione, ma nel caso delle donne con disabilità, non si tratta di una perfezione acquisita, bensì di qualcosa che si conquista a fatica, essendo paragonabile ad un fiore indifeso, che lotta incessantemente, sino a riemergere in tutta la sua bellezza dal fango da cui nasce.

“Disabilità non è sinonimo di sofferenza ma certamente comporta una serie di lotte e battaglie per i diritti, per l’abbattimento delle barriere, per lo studio, per la vita indipendente, per l’accesso alle cure, che costano fatica” – sostiene la Morandi -.

Un luogo inclusivo, non pensato esclusivamente per le donne con disabilità, ma un posto che fosse aperto a tutte, è stato questo l’obiettivo che ha dato vita al progetto del Fior di Loto.

Un servizio pubblico che ha avuto origine dalla sinergia di due enti, Consultori Familiari ASL e Servizio Passepartout del Comune di Torino e l’associazione Verba, da anni attivista nella lotta alla discriminazione intersezionale.

Si è partiti dall’ascolto di quelli che sono i bisogni delle donne disabili e delle difficoltà riscontrate nel corso degli anni, per iniziare a mettere le fondamenta per la realizzazione di un servizio che rispondesse alle loro esigenze.

“Un Servizio pubblico, costruito quotidianamente con le persone che prima definiva “utenti” e che adesso sono collaboratori: un bel cambio di prospettiva”.

La struttura si dirama fondamentalmente in una biforcazione: l’Ambulatorio ginecologico, che funge da filtro per le prenotazioni, ruolo di fatto svolto da Verba che svolge il compito di rilevare le esigenze specifiche delle donne, affinché si possa predisporre tutto il necessario: il sollevatore, l’interprete LIS, attenzioni particolari in caso di disabilità intellettive o neuro diversità.

In una prima visita, che dura circa un’ora, si perviene ad un’anamnesi approfondita della paziente, alla quale segue un’indagine ginecologica con ecografia e pap test di prevenzione, sotto la supervisione di due psicoterapeuta di Verba, esperte in disabilità e sessualità ed in violenza ed il Servizio Antiviolenza Disabili, con la collaborazione della ASL di Verba e del Centro Antiviolenza del Comune di Torino.

Di grande supporto per la struttura è stato il recente gemellaggio con il servizio “Il Marimo – Affetti, Relazioni, Intimità” con percorsi sessuologici o di psicoeducazione per uomini e donne con disabilità, in collaborazione con le figure sanitarie, mediante un approccio olistico.

Vi sono delle difficoltà ricorrenti, oltre alla presenza di barriere architettoniche naturalmente, che le donne che si rivolgono al consultorio lamentano con maggior frequenza, criticità che riguardano la carenza di equipe preparate ad approcciarsi con la disabilità.

“È capitato spesso – replica la Morandi – di dover incontrare alcune donne, soprattutto quelle con disabilità intellettiva, più volte, anche solo per riuscire a farle sedere sul lettino.

In questo gioca un ruolo importante il fatto che l’equipe sia sempre la stessa, ma anche, oltre alla preparazione, la capacità di vedere oltre, di inventare nuovi modi di relazione medico-paziente a seconda della persona che si ha davanti” – conclude – .

La Dottoressa Alessia Gramai – Psicoterapeuta e Sessuologa presso l’Ambulatorio Il Fior di Loto – Referente de “Il Marimo, Affetti, Relazioni, Intimità“, ci dice che, dal suo osservatorio, il target di richieste di aiuto ad oggi più frequenti sono molto diversificate tra di loro.

Si tratta principalmente di richieste provenienti da persone con disabilità fisica e/o motoria.

Coppie, che necessitano di un supporto psicologico sul piano affettivo-relazionale, ovvero di chi accede individualmente al servizio per avere un confronto ed un supporto specifico su questioni affettive, relazionali, quanto sessuologi o di chi vi accede infine su segnalazione dei servizi, della famiglia, o comunque della rete di professionisti che li ha in cura.

Una delle problematiche ad oggi più frequenti riguarda l’insufficiente ed inadeguata informazione delle persone con disabilità intellettiva sul tema e la conseguente difficoltà di gestione del proprio corpo e della propria sfera emozionale e sessuale.

“I percorsi che seguiamo con i nostri operatori vengono costruiti con la persona con cui si lavora, e ove si parli di persone con disabilità intellettiva, con l’ausilio di obiettivi educativi e di percorsi di vita che la rete sta a sua volta co-costruendo”.

L’unica differenza di approccio all’intimità tra un uomo ed una donna sta nella visione sociale che si suole avere sulla stessa, come bisogno di intimità di una persona con disabilità.

Una connotazione che se rapportata agli uomini con disabilità, assume una valenza diversa rispetto a quanto avviene per le donne, essendo percepita come un qualcosa di “connaturato” ed “intrinseco” alla natura maschile.

Una prospettiva che cambia drasticamente nel caso in cui si faccia riferimento alle donne, nei confronti delle quali l’intimità e la sessualità risultano essere invece viste come qualcosa “che, se palesato, viene pensato come un’eccezione”.

Aver consapevolezza del proprio corpo e percezione dei propri desideri, è senza ombra di dubbio la scriminante che accomuna indistintamente sia le donne che gli uomini, a prescindere che l’intimità riguardi una coppia o un singolo individuo.

Stesso discorso vale per i rischi connessi ai rapporti sessuali, quando questi sono conseguenze di un erronea coscienza di sé, in relazione ai timori che si hanno vivendo sulla propria pelle una condizione di disabilità.

Paure comuni a tutti gli esseri umani, “come la paura di non essere “normali”, di non saper comunicare i propri bisogni, di non saper leggere i segnali del nostro corpo, la paura di essere rifiutati o attaccati, la sensazione di vergogna per quello che sentiamo e desideriamo”.

Tra le difficoltà, quelle maggiormente riscontrate soprattutto per quel che concerne le disabilità di tipo intellettivo, possono essere annoverate quelle legate all’accettazione: di se stessi e delle proprie caratteristiche e desideri, ma anche all’accettazione da parte degli altri.

Il sostegno psicologico è pertanto di fondamentale importanza per fare in modo che le persone possano essere un tutt’uno con la propria “unica e preziosa sessualità, e ad accettare e capire ciò che succede, a costruire gli strumenti per concretizzare i propri desideri.

C’è una storia che la dottoressa Gramai vuol condividere con noi.

“Ricordo sempre con affetto e ammirazione Maria, nome di fantasia, giovane donna con disabilità intellettiva, sessualmente attiva in una relazione affettiva per lei molto positiva, ma con poche conoscenze sul funzionamento del corpo, sulla gravidanza e senza informazioni precise sui contraccettivi possibili.

Con Maria è stato co-costruito un percorso di conoscenza e consapevolezza del corpo, del piacere e un focus specifico, su sua precisa richiesta, è stato fatto sull’anatomia femminile, per lei poco chiara.

Ad inizio percorso era convinta che dentro la pancia gli organi fossero un tutt’uno: utero, ovaie, stomaco, intestino, sangue mestruale…

Un’immagine mentale del corpo di questo tipo, genera confusione quando ci si approccia a un rapporto sessuale ed alla contraccezione.

Una conoscenza “pratica”, associata a quella nozionistica, del proprio corpo, infonde sicurezza nelle scelte che riguardano, ad esempio, la contraccezione, contribuendo ad aumentare l’auto determinazione della persona.

Con la Dottoressa Marinella Ruffatto, Avvocato Progetto Il Fior di Loto – Associazione Verba, vogliamo invece approfondire le ragioni che portano una persona con disabilità che accede alla struttura a richiedere sostegno anche dal punto di vista legale.

La stessa ci confida che la maggior parte delle persone che si rivolgono a lei, lo fanno perché hanno bisogno di consulenze riguardanti soprattutto procedure di separazione o di divorzio tra coniugi e di tutte le questioni ad esse annesse.

Oltre ad un mirato intervento di tipo legale, è spesso necessario rassicurare la persona per la difficoltà che manifesta.

Ad oggi al Fior di Loto non è previsto un servizio di supporto per chi non potendo diventare mamma in maniera naturale, voglia intraprendere un percorso di adozione, ma non si esclude che, ove se ne riscontrasse l’esigenza, ci sarebbe in questo senso, la massima disponibilità da parte di tutti coloro che collaborano con la stessa.

“Essendo una madre adottiva che per prima ha vissuto il percorso dell’adozione e che ogni giorno, anche attraverso l’appoggio di un gruppo di famiglie adottive di supporto, vive e sperimenta la grandezza e fatica dell’essere un genitore “speciale” di una bimba “speciale” – afferma con orgoglio la dottoressa Ruffatto -.

Le persone con disabilità spesso non hanno consapevolezza dei loro diritti, per tal ragione è necessario far prendere loro coscienza che disabilità non è sinonimo di inadeguatezza o di incapacità – conclude la stessa -.

Con la testimonianza personale della dottoressa Ruffatto, si conclude anche questa tappa del nostro itinerario tra le strutture sanitarie dedicate al benessere della donna con disabilità.

Ringraziando la responsabile e l’equipe del Fior di Loto di Torino per la gentile collaborazione, vi do appuntamento alla prossima fermata di questo nostro viaggio.

Mirella Madeo

Giornalista pubblicista ed Avvocato, disabile. Ho 50 anni e vivo a Ravenna.

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