IL DIVARIO TRA CONSAPEVOLEZZA E SUPPORTO NUTRIZIONALE

Nonostante una crescente consapevolezza sull’importanza dell’alimentazione nella gestione della malattia di Crohn, l’accesso a un supporto nutrizionale specialistico resta fortemente insufficiente.
Secondo una nuova indagine nazionale, il 73% dei pazienti riconosce il ruolo centrale della nutrizione nel controllo dei sintomi e nel mantenimento della remissione, ma solo il 32% riceve indicazioni alimentari da un professionista sanitario dedicato.
Un dato che evidenzia una criticità strutturale nei percorsi di cura e che costringe oltre il 60% dei pazienti a rivolgersi privatamente a un nutrizionista, con un aggravio economico e una disuguaglianza nell’accesso alle cure.

CHE COS’È LA MALATTIA DI CROHN

La malattia di Crohn è una patologia infiammatoria cronica dell’intestino che può colpire qualsiasi tratto del tubo digerente, dalla bocca all’ano, ma interessa più frequentemente l’ileo e il colon.
È caratterizzata da un’infiammazione persistente e recidivante che alterna fasi di riacutizzazione a periodi di remissione.

I sintomi più comuni includono dolore addominale, diarrea cronica, perdita di peso, affaticamento e, nei casi più severi, complicanze come stenosi e fistole.
Rientra nel gruppo delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali e richiede un monitoraggio costante e un approccio terapeutico integrato.

I RISULTATI DELLA NUOVA INDAGINE NAZIONALE

Lo studio, condotto dal Professor Silvio Danese e dal Dottor Ferdinando D’Amico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, con il supporto di Nestlé Health Science nell’ambito della campagna “Più Crohnsapevoli – Per una nutrizione consapevole”, ha coinvolto 222 pazienti italiani affetti da malattia di Crohn. L’indagine mette in luce un significativo scollamento tra l’evoluzione delle evidenze scientifiche e la loro reale applicazione nella pratica clinica quotidiana.
Particolarmente allarmante è il dato relativo alla conoscenza delle terapie dietetiche validate: solo l’11,7% dei pazienti conosce infatti la CDED (Crohn’s Disease Exclusion Diet), ad oggi l’unica strategia nutrizionale supportata da solide evidenze scientifiche.

CARATTERISTICHE CLINICHE E TERAPIE IN ATTO

Dal punto di vista clinico, l’80% dei pazienti coinvolti nello studio presenta una localizzazione ileale della malattia, una sede in cui l’alimentazione assume un ruolo cruciale per l’assorbimento dei nutrienti e per la prevenzione delle carenze nutrizionali.
Sul piano terapeutico, il 76% dei pazienti è in trattamento con terapie biologiche, a conferma di come la gestione della malattia di Crohn richieda approcci sempre più complessi e personalizzati. In questo contesto, la nutrizione non dovrebbe essere considerata un elemento accessorio, ma una componente integrante della strategia terapeutica.

LA DIFFICOLTÀ DEI MEDICI NELL’INTEGRARE IL SUPPORTO NUTRIZIONALE

Il dato secondo cui solo un terzo dei pazienti viene indirizzato a uno specialista della nutrizione non riflette una sottovalutazione del problema da parte dei clinici, ma piuttosto criticità organizzative e strutturali.
In molti centri italiani non sono previsti dietisti dedicati alle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali all’interno dei team multidisciplinari.
I gastroenterologi si trovano così a gestire tempi ambulatoriali ristretti, carichi assistenziali elevati e percorsi ospedalieri in cui la consulenza nutrizionale non è formalmente integrata.

Ne deriva una gestione in cui l’attenzione si concentra prioritariamente sulla terapia farmacologica e sul controllo dell’infiammazione, mentre la dimensione nutrizionale rimane spesso affidata all’iniziativa del singolo medico o alla richiesta esplicita del paziente.

IL PESO PSICOLOGICO E SOCIALE DELLA MALATTIA

La ricerca fotografa anche l’impatto profondo della malattia sulla dimensione emotiva e sociale delle persone coinvolte.
Il 71% dei pazienti dichiara di rinunciare a cene, uscite con amici o momenti di convivialità, una percentuale che aumenta ulteriormente durante le fasi di riacutizzazione.

Ansia, frustrazione e imbarazzo emergono come sentimenti ricorrenti, alimentati dall’incertezza legata al cibo e dalla paura di una riacutizzazione improvvisa dei sintomi.

A questo si aggiunge la fatigue, una stanchezza persistente e invalidante che colpisce molti pazienti anche in fase di remissione e che spesso è correlata a carenze nutrizionali e a uno stato infiamfatorio cronico.

VERSO UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE ALLA CURA

“I pazienti chiedono sempre più spesso di essere guidati concretamente su cosa possono e non possono mangiare”, sottolinea il Professor Silvio Danese, evidenziando come oggi esistano evidenze sempre più solide sul ruolo della dieta, anche in combinazione con le terapie biologiche, nell’indurre e mantenere la remissione.
Tuttavia, l’assenza di percorsi strutturati rende ancora episodico l’accesso al supporto nutrizionale.

Alla luce di questi dati, emerge con forza la necessità di una gestione più strutturata e multidisciplinare della malattia di Crohn, che integri stabilmente terapia farmacologica, consulenza nutrizionale e sostegno psicologico in percorsi continuativi e realmente accessibili.
È in questa direzione che si inserisce l’impegno di Nestlé Health Science con la campagna “Più Crohnsapevoli – Per una nutrizione consapevole”, volta a promuovere una maggiore cultura nutrizionale e una collaborazione più efficace tra clinici, istituzioni e pazienti, con l’obiettivo di migliorare concretamente la qualità di vita delle persone che soffrono di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali.

Fonte:

https://www.hsr.it/news/2022/febbraio/morbo-crohn-cose-come-si-cura