“La mia disabilità è un’opportunità per vivere una nuova vita”.

Un brusco incidente ha segnato una indelebile linea di confine tra il passato ed il presente di Daniele, che si è trovato improvvisamente a fari spenti in una notte che sembrava non avesse mai fine.
Un lungo coma, la terapia intensiva ed un lungo periodo di riabilitazione, prima di tornare a vivere quella che lui chiama la sua seconda vita
.

Daniele con sua madre


“La mia vita è stata stravolta da un violento incidente stradale in seguito al quale ho subito una lesione midollare che mi paralizza dal collo in giù.


Nel 2001 sono stato tamponato da un autoarticolato mentre ero fermo in coda sulla tangenziale di Mestre.


Ho fatto venti giorni di coma, tre mesi di terapia intensiva ed un anno e mezzo di riabilitazione prima di tornare a casa con i miei genitori.


Quel giorno cambiò per sempre la mia vita.


Non potevo più far niente in autonomia, senza qualcuno che si occupasse di me.


Sin da subito in appoggio ai miei genitori, che ora sono anziani, ho cominciato ad affiancare prima una badante e adesso due persone che si alternano in modo da avere un’assistenza che copra gran parte della giornata.


All’inizio è stata dura ma poi ho capito che si trattava di una nuova vita, quindi più che una limitazione forse quella che mi sono ritrovato a dover vivere era un’opportunità.


Mi era stato comunque concesso di veder crescere mio figlio sino a riuscire a vederlo diventare padre e ad avere la gioia di essere nonno.


Mi sono adattato alla mia nuova condizione, reinventandomi.


Ho sostituito il mio vecchio lavoro con la scrittura.


Oltre a continuare ad esercitare l’attività imprenditoriale, occupandomi di gestire l’azienda viticola di famiglia, sono anche autore di due libri “il mio podere” e “Disabilamando” e sono attivamente impegnato nel volontariato, essendo un componente del consiglio direttivo della onlus “LA COLONNA LESIONI SPINALI APS”, fondatore della SENIOR VENETO APS” e Presidente de “IL MELOGRANO ODV”.


Cosa ti spinge a non mollare?


“Avere una famiglia che non si è mai data per vinta e tanti amici che mi sostengono nelle mie difficoltà quotidiane.

Daniele con la sua famiglia


Ho sempre vissuto dando il massimo di me in ciò che facevo durante quella che definisco come la mia prima vita e che continuo a fare in questa mia seconda opportunità che mi è stata data.


Come scritto nel mio libro, probabilmente non so sopravvivere ma solo vivere, vivere, vivere…”.


Quali sono i tuoi obiettivi futuri?


“Sono in continuo divenire, cambiano di giorno in giorno in base alle mie idee ed a quelle che mi vengono suggerite da chi mi è vicino e mi vuol bene.


Sto pensando da tempo di scrivere un terzo libro.


Con le associazioni delle quali faccio parte, ci dedichiamo a progetti che riguardano l’inclusione sociale delle persone con disabilità o degli anziani non autosufficienti, mediante donazione di apparecchiature elettromedicali, dando informazioni sull’abbattimento delle barriere architettoniche, fornendo aiuto psicologico alle persone più fragili e dando il nostro contributo alla ricerca scientifica.


Gli obiettivi non mancano, ma come terzo settore, ci vuole un impegno continuo e costante per reperire i fondi necessari a realizzare tutto questo”.


E quali sono i tuoi sogni?


“Riuscire a creare una struttura in co-housing in grado di accogliere le persone con disabilità gravi e prive di una famiglia che dia loro il sostegno di cui hanno bisogno.


Qualcosa che possa garantire un “dopo di noi” dignitoso, inclusivo e aperto a tutti, perché ognuno ha diritto di vivere in una casa che senta propria e deve perciò essere messo nelle condizioni di poterlo fare.


Penso che le istituzioni debbano garantire a chi abbia vissuto un’intera vita, o buona parte di essa, in condizioni di disabilità, ed alla stessa maniera alle persone anziane, la possibilità di trascorrere dignitosamente gli ultimi anni della propria esistenza.


Come pensi al futuro?


“Lo temo, ma lo aspetto con l’intenzione di affrontarlo a viso aperto, sperando che Dio non voglia dare altra sofferenza ai miei cari.


Spero di riuscire a lasciare un’eredità morale che venga ricordata, piuttosto che come esempio da seguire, come qualcosa di cui aver rispetto, perché, se pur la vita non sia facile e spesso ingiusta, vale la pena viverla , sempre e comunque, con fede, perché quel che conta realmente è VIVERE e NON SOPRAVVIVERE …”

Mirella Madeo

Giornalista pubblicista ed Avvocato, disabile. Ho 50 anni e vivo a Ravenna.

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