Viaggio itinerante nelle strutture sanitarie per la prevenzione e la cura ginecologica delle donne con disabilità

Un itinerario quello che ci accingiamo ad intraprendere, tra le strutture sanitarie realmente accessibili a chi si trova in carrozzina o conviva comunque con un disagio sensoriale o cognitivo.

Consultorio Al Quadraro di Roma


Sono numerosi gli ostacoli che una donna in carrozzina deve affrontare nella vita di tutti i giorni, dal suo risveglio mattutino a quando va a dormire la sera.

Le difficoltà aumentano ulteriormente quando le barriere che deve superare riguardano le strutture sanitarie preposte alla prevenzione ed alla cura ginecologica che, a causa dell’inacceseibilità o per l’inadeguatezza delle attrezzature strumentali e diagnostiche.

Sono soltanto quattro gli ambulatori completamente accessibili in Italia, due a Torino (Ospedale Sant’Anna, ambulatorio Fior di Loto del progetto PRISMA di Torino; il Consultorio familiare “al Quadraro” di Roma ed il percorso ROSA POINT dell’Ospedale Careggi di Firenze).

Un quadro poco edificante quello appena esposto, a cui si aggiunge la lentezza di un sistema fatto di ritardi e di lunghe liste di attesa, che rendono particolarmente difficile il monitoraggio periodico di avanzamento, ad esempio, delle malattie rare.

Il Consultorio Diocesano “Al Quadraro” di Roma, particolarmente attento alle esigenze di quanti hanno difficoltà, ha sollevato le criticità esistenti sul territorio, coinvolgendo nel suo progetto inclusivo, numerose strutture sanitarie, portando avanti obiettivi importanti come, ad esempio, quello di offrire servizi con operatori multidisciplinari e mettendo inoltre a disposizione della propria utenza, spazi dedicati, totalmente accessibili, ambulatori con lettini da visita ad altezza variabile ed apparecchiature sofisticate.

La dottoressa Francesca Zuccarella, Responsabile amministrativa e del personale ci ha confidato che l’ambulatorio ostetrico ideato per le donne con disabilità è nato dall’intesa tra il Comune e la Provincia di Roma, per venire incontro alle numerose richieste delle donne escluse dal poter accedere ai servizi sanitari, inaccessibili, data l’inadeguatezza strutturale degli ambulatori.

Si è partiti da una specifica finalità, quella di mettere in atto interventi sanitari in ambito materno infantile che potessero essere di supporto alle donne con disabilità.

Sono già dieci anni che l’ambulatorio Al Quadraro opera per azzerare gli ostacoli che le persone con disabilità incontrano abitualmente nel sottoporsi ad accertamenti medici, mediante l’allestimento di un servizio ginecologico opportunamente attrezzato, mettendo a disposizione della propria utenza personale di formazione professionale specializzata.

“Le prestazioni offerte sono le visite ostetrico-ginecologiche, le visite senologiche, le ecografie
ginecologiche in gravidanza, il pap test.

Oltre alle prestazioni specificatamente sanitarie le donne
con disabilità possono usufruire di supporto psicologico, di un servizio legale, di un servizio etico e
partecipare ad incontri di preparazione alla nascita se in gravidanza.

Grazie all’esperienza
ormai quasi trentennale possiamo affermare che solo attraverso la multidisciplinarietà e la
multiprofessionalità ci si può prendere cura dei bisogni complessi delle donne con disabilità” – dice -.

Per ragioni strettamente legate alla particolare condizione fisica di queste ultime, è indispensabile che siano messe in pratica alcuni accorgimenti come, ad esempio, tempi di visita maggiori, per le
operazioni di svestizione/vestizione di chi ha limitazioni motorie, la predisposizione di uno
spazio di ascolto dedicato, con tempistiche dilatare, che mettano a loro agio le pazienti.
“Ciò che ci differenzia dai consultori pubblici è la possibilità di effettuare controlli ecografici, mentre in relazione ai servizi similari dobbiamo purtroppo registrare una grave carenza di servizi dedicati alla disabilità in ambito ginecologico, alla quale il Consultorio familiare Al Quadraro cerca di sopperire dando il suo modesto contributo” – continua la dottoressa Zuccarella – .

Segno evidente della mancanza di strutture sanitarie accessibili, è il fatto che nonostante l’ambulatorio fornisca prestazioni dal lunedì al giovedì, questo non è sufficiente ad evadere tutte le richieste, che si sono di recente incrementate grazie al diffondersi della notorietà della struttura

Per quanto concerne l’ambito ginecologico, come affermato dalla
Dottoressa Susanna Pazienza, ginecologa del Consultorio, si è potuto rilevare che sono molte le giovani donne, rispetto al passato, che si recano in ambulatorio accompagnate da un familiare.

Tuttavia questo avviene soltanto nei casi in cui si presentino sintomi, e non invece nell’ottica
di prevenzione e tutela della salute ginecologica e dell’apparato riproduttivo femminile.

Una situazione profondamente diversa rispetto a chi vive in case famiglia o in Rsa.

In questi casi infatti i controlli preventivi vengono svolti regolarmente, con cadenza annuale.

In generale, si richiede la consulenza di un ginecologo soprattutto per la prevenzione e per la presa in carico di gravidanze, ma anche per i controlli pre e post menopausa e raramente riguardo alla contraccezione.

“Ci è capitato di seguire qualche gravidanza di donne disabili, alcune delle quali hanno frequentato anche il corso di accompagnamento alla nascita e sono state successivamente prese in carico dall’ostetrica per un sostegno all’allattamento e per le prime cure del neonato – continua a dire la Zuccarella -.

Il Consultorio offre anche un servizio psicologico e di accoglienza di cui è responsabile la Dottoressa Tiziana Lania, la quale tiene degli incontri individuali, aperti anche ai familiari, qualora se ne faccia richiesta, di un’ora a settimana per un totale di venti sedute.

Le problematiche sicuramente più comuni riguardano l’accettazione della malattia ed i limiti imposti dalla patologia, il relazionarsi con gli altri, oltre alla difficoltà nella gestione dei rapporti intra familiari.

Un tempo rivolgersi allo psicologo era un tabù, ma fortunatamente oggi c’è una mentalità più aperta e quella di far ricorso allo psicoterapeuta è una routine sociale consuetudinaria, tanto è vero che vi è stata un’evidente crescita delle richieste di sostegno.

Termina qui la prima tappa nel mondo della prevenzione e della cura delle donne con disabilità, un percorso frastagliato, pieno di insidie e di ostacoli da fronteggiare.

Un viaggio, nella sanità pubblica, che attraverserà diverse fermate per mettere in luce le criticita di un sistema con numerose incognite e buchi neri.

Mirella Madeo

Giornalista pubblicista ed Avvocato, disabile. Ho 50 anni e vivo a Ravenna.

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