Sistemi alimentari: un vertice per azzerare la fame nel mondo

Sono ancora troppe le persone nel mondo che patiscono la fame.


Conflitti armati, impatto climatico ed economico, criticità che concorrono a determinare denutrizione e povertà, sotto gli occhi di chi ha gli strumenti per poter intervenire e resta invece inerme, lasciando che il nostro pianeta vada alla deriva.


Sono oltre 2 mila i partecipanti al Summit sui Sistemi Alimentari delle Nazioni Unite promosso dalla FAO, che ha preso il via nella nostra Capitale, con l’obiettivo di azzerare, da oggi al 2030, la fame nel mondo ed in particolare nel continente africano.


Un impegno gravoso quello che si sono prefissi di raggiungere 161 Paesi, tra cui 22 Capi di Stato e di Governo, con in prima linea l’ONU, da sempre garante dei diritti umani.


Un evento finalizzato ad intraprendere approcci capaci di trasformare i sistemi alimentari globali, per poi individuare gruppi di azione in grado di mobilitare e di stimolare nuovi finanziamenti e partenariati.


Attualmente sono 43 milioni le persone che soffrono la fame e che rischiano la propria vita per la carenza di cibo e sono tra i 691 ed i 783 milioni, 122 milioni in più rispetto al 2019, quelle che versano in una gravissima crisi alimentare.


CAMBIAMENTI CLIMATICI E DENUTRIZIONE


Tra i temi affrontati nel vertice sui sistemi alimentari, analizzato con particolare attenzione, è stato l’impatto del cambiamento climatico che, oltre ad essere una delle cause principali dell’indebolimento delle aree più rurali, contribuisce fortemente ad accrescere la denutrizione, provocando il dilagare di malattie a questa correlate.


AZIONI PROGRAMMATICHE


Secondo l’Ifad, International fund for agricultural development, Agenzia dell’Onu, per un intervento incisivo, occorrerebbero 400 miliardi di dollari in più all’anno di investimenti nel settore alimentare.


Si stima che, qualora le tendenze attuali venissero confermate, il numero dei disastri atmosferici potrebbe aumentare vertiginosamente, passando dai circa 400 registrati nel 2015 a 560 entro il 2030.


L’IPCC (Impacts, Adaptation and Vulnerability 2022 IPCC), organismo che valuta le informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche, a livello mondiale, al fine di avere una migliore comprensione dei cambiamenti climatici, ha sottolineato come gli eventi estremi a cui il nostro pianeta è stato sottoposto negli ultimi anni, hanno irrimediabilmente compromesso l’agricoltura, decimando il bestiame e costringendo milioni di persone a soffrire la fame.


Le popolazioni maggiormente esposte agli effetti negativi del clima, come siccità ed inondazioni, sono quelle dell’Africa orientale, centrale e meridionale e quelle dell’Asia, comunità tra le più povere al mondo, il cui sostentamento è legato indissolubilmente all’agricoltura.


Ed a destare preoccupazione è inoltre la denutrizione infantile che lo scorso anno ha fatto 153 milioni di vittime.


CONFLITTI ARMATI


Una situazione già drammatica che si è ulteriormente aggravata dalla guerra del grano a seguito del conflitto russo ucraino.


In Paesi come Yemen ed Etiopia, flagellate da cruenti guerre che vi imperversano da anni, è stata drasticamente interrotta la produzione di generi alimentari, con coltivazioni distrutte e blocco dei trasporti di alimenti.


Fattori che, se associati ad altre concause, finiscono per dar luogo a crisi durature di difficile risoluzione.


RIPERCUSSIONI ECONOMICHE


La produzione di cibo e l’accesso ai generi alimentari possono essere condizionati dagli scossoni a cui è continuamente sottoposto il sistema economico.


Di fatto, già prima che scoppiasse la guerra in Ucraina, si era assistito ad un aumento spropositato dei prezzi del grano e dei fertilizzanti, a cui si è aggiunto il rincaro della benzina, che ha inciso pesantemente sui costi di trasporto.


L’aumento dei prezzi si ripercuote su tutti gli anelli della catena di approvvigionamento, sino ad incidere direttamente sull’acquisto del prodotto finito.


CONCLUSIONI


Entro il 2050, potrebbero essere dagli 8 agli 80 milioni le persone a soffrire la fame, specialmente nell’Africa subsahariana, nell’Asia meridionale e nell’America centrale.


Tutti gli aspetti che generano iniquità tra le molteplici civiltà che animano il pianeta, sono ormai da molti anni un’emergenza, che non può più essere ignorata.

È necessario perciò coalizzarsi, unire le forze per mettere in campo strategie valide ed efficaci per il contrasto alla crisi alimentare e promuovere buone pratiche per garantire una qualità di vita migliore per tutti.


Una cooperazione unanime a cui ha fatto riferimento anche il Vice segretario generale delle Nazioni Unite, Amina J. Mohammed nel suo intervento conclusivo al Summit.


“Solo lavorando insieme in maniera solidale potremmo avere un pianeta prospero” – ha ribadito – lanciando un particolare messaggio alle popolazioni indigene, affinché possano rendersi protagoniste del cambiamento, ponendo l’accento su quanto sia fondamentalevalorizzare i piccoli agricoltori.


“Tutti devono stare nella stessa “stanza”.


Possiamo essere in disaccordo tra noi, ma dobbiamo lavorare insieme perché tutti abbiano cibo sufficiente.


I sistemi alimentari sono un ambito prioritario per fare degli investimenti trasformativi e per aiutarci a fare la transizione che è necessaria.


E’ essenziale stabilire nuove alleanze e coalizioni e trovare maggiori finanziamenti” – ha concluso -.


Fonti:
https://www.ilsole24ore.com/art/oggi-via-summit-fao-roma-obiettivo


https://www.savethechildren.it/blog-notizie/sai-come-la-crisi-climati

https://www.eda.admin.ch/deza/it/home/dsc

Mirella Madeo

Giornalista pubblicista ed Avvocato, disabile. Ho 50 anni e vivo a Ravenna.

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